Buon avvio del Toro che però ha di che recriminare

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Inizio di campionato positivo per il Torino di Mihajlovic, che dopo sette partite disputate è assestato al 6° posto con 12 punti, senz’altro pochi rispetto ai 21 della capolista Napoli ma a pari merito con un squadrone del calibro del Milan, frutto di 3 vittorie, 3 pareggi e una sola brutta sconfitta rimediata in un derby affrontato nel peggiore dei modi, sia dal punto di vista tattico che mentale.

Un ruolino di marcia migliore di un punto rispetto alla passata stagione, che avanti di questo passo potrebbe regalare ai tifosi granata il sogno di tornare a disputare un torneo in Europa.

Il rovescio della medaglia sta purtroppo nel non aver sfruttato appieno il calendario iniziale favorevole alla formazione di Mihajlovic, che in queste sette partite delle “grandi” squadre ha finora incontrato soltanto la Juventus. Tutti e tre i pareggi si potevano tramutare in vittorie soltanto con un pizzico di concentrazione ed accortezza in più, in particolare quello in casa contro il Verona, capace di sfruttare un’incredibile debacle granata, rimasti in 10 in seguito all’infortunio di Belotti senza più possibilità di effettuare cambi, per recuperare negli ultimi 10 minuti lo svantaggio di 2-0. A complicare l’esistenza dei tifosi è oltretutto sopraggiunta la famigerata VAR, l’occhio elettronico ideato per evitare errori e sviste agli arbitri, che in alcune circostanze ha punito ingiustamente il Torino: nel match di esordio con il Bologna, complice un affrettato fischio dell’arbitro, non ha convalidato un gol regolare di Belotti; contro la Sampdoria non è stato assegnato un rigore ai granata e contro il Verona ha convalidato il gol del veronese Kean malgrado fosse in fuorigioco. Un sistema che onestamente però potrà essere molto utile per questo sport, così come lo è già stato per altre discipline, ma che inevitabilmente deve ancora essere tarato per riuscire ad utilizzarlo al pieno e al meglio delle sue potenzialità.

Qualche colpa a mio avviso è da imputare anche a Mihajlovic, che finora ha peccato di umiltà e di senso tattico a vantaggio di una manovra offensiva spesso troppo sfrontata. Cambi forse inopportuni che hanno indebolito la squadra, ma soprattutto il modulo di centrocampo con soli due uomini scelto dal tecnico serbo che finora spesso ha lasciato la difesa granata in balia degli avversari, dal momento che i soli Rincon e Baselli (oppure Obi e Acquah finchè gli infortuni non li hanno tolti dal campo) faticano a contenere le avanzate avversarie e a fare l’indispensabile “filtro” verso la difesa. Il centrocampo tra l’altro in questo momento è il reparto più deficitario, sia a causa di infortuni che di giocatori non all’altezza di questo modulo (e forse del campionato di serie A…), mentre la difesa, con l’innesto di Sirigu in porta e di Lyanco e N’koulou appare rinforzata rispetto alla passata stagione.

L’infortunio di Belotti (lesione di primo/secondo grado del legamento collaterale del ginocchio destro) obbligherà l’allenatore ha modificare il modulo di gioco, con il probabile spostamento di Niang nel ruolo di centravanti di area supportato da Ljajic e da Iago Falque o da Boyè (con possibilità di riscatto per lo spagnolo Berenguer o per l’esordio dei giovani Edera e De Luca) e un probabile ritorno del centrocampo a tre uomini, dove però c’è penuria di giocatori poiché al momento sono disponibili soltanto Rincon, Baselli, Valdifiori e Gustafson in attesa del rientro da infortunio di Acquah.

Provvidenziale giunge la pausa legata agli impegni della Nazionale italiana contro la Macedonia, venerdì 6 ottobre allo stadio Olimpico Grande Torino, e in trasferta contro l’Albania per guadagnarsi l’accesso ai play-off che assegneranno gli ultimi posti per i Mondiali di calcio in Russia del 2018.

Luciano Pavesio

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