Il Torino Primavera in finale di Coppa Italia

torino-primavera-semifinale-coppa-italia

Con una prestazione corale impeccabile, fatta di tanta grinta, generosità e qualità tecnica, il Torino Primavera sconfigge per 2-1 la Roma nella semifinale di ritorno volando in finale di Coppa Italia. I ragazzi messi in campo ancora una volta in maniera magistrale dal mister Federico Coppitelli hanno così conquistato con pieno merito una finale che mancava ormai da 16 anni, quando, guidati da un certo Fabio Quagliarella, i granata sconfissero in semifinale la Juventus prima di cozzare però contro il Lecce. Ora l’avversaria del Torino per bissare il successo del lontano 1999 uscirà dal confronto tra Milan e Atalanta della prossima settimana, con i rossoneri in vantaggio di 2-0 dopo la partita di andata.

La vittoria dei giovani granata mette anche a tacere le numerose critiche portate dai tifosi sulla scelta di Coppitelli e di tutto lo staff di giocare il match di ritorno contro la Roma sul manto sintetico del Don Mosso di Grugliasco, scelto al posto dell’osannato Filadelfia sia per non intercedere con la doppia seduta di allenamento della prima squadra sia per le ridotte misure del campo grugliaschese, che a detta del mister, avrebbero agevolato il compito della compatta formazione granata.

Nonostante i mugugni della vigilia, il pubblico non ha disertato l’importante appuntamento per incoraggiare ed applaudire i propri beniamini, che hanno ripagato l’affetto dei tifosi con una prova veramente maiuscola che ha messo a tacere le velleità dei ragazzi di De Rossi.

Prima del fischio d’inizio il commissario di gara Maggioni di Lecco ha fatto osservare un minuto di silenzio in segno di rispetto per la scomparsa di Azelio Vicini, tecnico della Nazionale Italiana in occasione dei Mondiali di Italia ’90.

 

Il Torino ha diretto la partita per buona parte dei 90’, peccando solo nella seconda parte del primo tempo di inesperienza e generosità perdendo palloni preziosi al limite dell’area avversaria che davano vita a pericolosi contropiede giallorossi, abili nel dialogare negli spazi stretti e pronti ad operare fulminee ripartenze sulle fasce con Meadows e Kastrati.

Proprio in uno di queste ripartenze Sdaigui si ritrova a centro area solo di fronte a Coppola, ma l’estremo difensore granata è abile in uscita nell’arpionare il pallone sui piedi del centrocampista romano. Il pericolo scampato è purtroppo solo il prologo del vantaggio capitolino: ennesima involata di Riccardi in seguito a una palla persa dai granata in attacco che trova sguarnita la retroguardia, veloce triangolo con Celar prima di infilare tutto solo un’incolpevole Coppola.

Il Torino prova a reagire ma sembra patire il colpo con una minor intesa e compattezza tra difesa e attacco. Ci pensa però Kone, protagonista nel bene e nel male del gioco granata dal momento che praticamente ogni azione passa dai suoi piedi, a ridare sostanza ai sogni granata smarcando sulla sinistra Millico che è abile e un pizzico fortunato a far passare la palla in mezzo alle gambe della difesa avversaria, portiere Romagnoli compreso.

 

Al rientro in campo per la ripresa del gioco il Torino ritrova la lucidità e precisione dell’inizio, operando un pressing asfissiante al limite dell’area avversaria impedendo agli ospiti di ragionare.

Al 5’ Bongiorno spedisce fuori di testa di pochissimo, ma il giovane granata si riscatta cinque minuti più tardi sfruttando sempre di testa una radente punizione sul secondo palo di Millico facendo sponda per l’accorrente Butic che insacca al volo nonostante la prodezza di Romagnoli che tocca la sfera non riuscendo però a impedire che si insacchi nell’angolo alto.

Il Torino ha il grande merito di non amministrare il risultato bensì di continuare a dirigere la partita, riducendo al minimo gli errori a metà campo grazie anche all’ingresso di Celeghin al posto di un Oukhadda non al meglio. In questo modo il croato Butic sfiora il gol al 20’ con un’azione personale al termine di una sgroppata solitaria di quasi 50 metri in mezzo a tre avversari con un tiro che rischia di beffare Romagnoli. Pochi minuti più tardi è l’instancabile Millico a costringere ancora il portiere romano a costringere ad alzare contro la traversa il pallone sferrato con potenza poco fuori dall’area.

 

Il tridente granata si rivela in questa circostanza un’arma letale a disposizione di Coppitelli, con Rauti in continuo supporto al duo Butic-Millico, dimostrando i tre un’intesa perfetta, sia tecnica che tattica: un tridente che in alcuni frangenti faceva ricordare quelli del Torino dello scudetto di Radice, il trio Claudio Sala-Graziani-Pulici che ha fatto sognare più di una generazione di tifosi granata ma che ormai da troppo tempo è assente nella prima squadra.

 

La Roma si rivede in area del Torino soltanto nei minuti finali, quando i giovani granata accusano un po’ di fatica dopo tanto agonismo, calo però abilmente gestito da Coppitelli con gli innesti del rientrante De Angelis al posto di Kone e di Edoardo Bianchi nel finale al posto di un osannato Millico che tanto ricorda “Gallo” Belotti per caparbietà e dedizione alla squadra.

Il fischio dell’arbitro giunge liberatorio dopo cinque minuti di recupero a sancire il successo di una squadra che sempre di più ha sta prendendo le sembianze della formazione guidata da Longo verso la conquista dello scudetto tricolore di tre anni fa.

Luciano Pavesio

 

237 Visite totali 1 Visite del giorno