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Inzaghi, Gattuso, Grosso: torna la gavetta, bene

Più di qualche collega si è detto pubblicamente sorpreso della rinuncia di Fabio Grosso a guidare il Crotone nel prossimo campionato di serie A. Qualcun altro è arrivato persino a chiedersi che cosa pretendesse l’allenatore della Primavera della Juventus per cominciare ad allenare una prima squadra. Come se il suo fosse un atto di superbia. Pur non conoscendo Grosso, io penso, al contrario di molti, che si tratti di un atto di umiltà. Crotone è una piazzale ideale per cominciare la propria avventura tra i grandi, ma forse proprio la serie A, cioé un salto triplo dalla Primavera, ha frenato Grosso. E’ strano come nessuno si domandi se Grosso, in cuor suo, si sentisse pronto o più semplicemente se non si ritenga ancora in grado di allenare in serie A. Eppure dovrebbe essere ormai chiaro che nel mondo del calcio non tutti sono come Roberto Mancini (ha cominciato pur non avendo l’abilitazione e nonostante un doppio tesseramento nel corso della stessa stagione) e il valore della “gavetta” è tornato a contare. Faccio qualche esempio. Rino Gattuso aveva cominciato dalla serie B, a Palermo. Una volta esonerato è andato prima all’Ofi Creta in Grecia, squadra che lottava per non retrocedere, e dall’anno scorso è al Pisa. Ha fatto un anno intero in Lega Pro, è arrivato ai play-off, ha vinto la finale con il Foggia e da una settimana è tornato in serie B. Dove vuole restare a dispetto di una parte della proprietà e delle offerte che ha ricevuto dall’Italia e dall’estero. Questo procedere per gradi, questo dimensionarsi alla categoria,  senza passi avventati che potrebbero portare nel buio del dimenticatoio, è la nuova sfida dell’ultima generazione di allenatori: bravi, ottimi o grandi calciatori che hanno capito quanto sia rischiosa e dannosa la promozione semi-immediata alla serie A. Altro esempio: Filippo Inzaghi. Al MIlan non ha fatto bene anche per la solitudine cui l’ha consegnato la società. Dalla prossima stagione allenerà il Venezia, che è appena transitato dalla serie D alla Lega Pro. Tacopina con il diesse Perinetti gli sta allestendo una squadra da primato, ma per adesso Pippo dovrà mangiare il pane duro della terza serie calcistica italiana. Giusto? Giustissimo e necessario.

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  Scritto da Giancarlo Padovan il 25/06/2016
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