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Lo Zio Giuseppe Bergomi opinionista e bravo tecnico

Beppe Bergomi colleziona attestati di stima nella duplice veste di commentatore televisivo di Sky e allenatore, part time, della Berretti dell’Atalanta con la quale ha conquistato lo scudetto sconfiggendo 4-1 l’Inter nella finale di ritorno. Lo Zio ha alzato al cielo il suo primo trofeo da tecnico di un team professionistico, ironia della sorte, proprio a Interello soffiandolo alla “sua” Inter. Ciononostante il pubblico gli ha tributato applausi a scena aperta. Per la verità Bergomi già nel 2009, con l’Accademia Inter, si era aggiudicato lo scudetto degli Allievi dilettanti.

Beppe è un ottimo opinionista. I suoi giudizi non sono mai fuori dalle righe. C’è, invece, chi sfrutta il mezzo televisivo per rivendicazioni personali. Gli ex calciatori, diventati opinionisti, nel momento in cui devono porre domande agli allenatori, sono molto diplomatici. Al contrario dei giornalisti che per deontologia professionale nei loro interventi non hanno remore nel muovere rilievi, anche fortemente critici, dai quali scaturiscono accesi dibattiti che aumentano l’audience. Dualismi dettati dalla convinzione che chi non ha giocato ad alti livelli non può parlare con cognizione di causa. In realtà il grado di competenza e di conoscenza della materia calcio, così complessa e variegata, comunque si misura nei contenuti delle analisi tecniche e tattiche esposte con chiarezza e senza prosopopea. Giudizi soggettivi che non sempre il giorno dopo sulla stampa specializzata trovano unanime condivisione. A dimostrazione che tutto è opinabile. Bergomi, a differenza di molti suoi colleghi, non è arrogante, è attento alla forma e ha una equità che lo contraddistingue. Lo Zio è stato (ed è) un interista doc, ma quando commenta l’Inter non è condizionato. L’imparzialità è una sua dote. Ed è anche l’ennesima riprova che i commentatori (e i giornalisti…) nonostante siano tifosi di questa o quella squadra possono essere obiettivi.

Lo Zio oltre alla competenza e alla passione, ha saputo creare un feeling con i suoi ragazzi che lo hanno ascoltato come se fosse un oracolo. Messi in pratica i suoi dettami i risultati sono arrivati stravolgendo i pronostici. Bergomi ha lavorato psicologicamente sul gruppo cercando di trasmettere motivazioni e apportato correttivi tattici che, nel giro di una settimana, hanno cambiato il rendimento dei bergamaschi. Un lavoro svolto senza l’assillo di dover dimostrare le sue capacità di tecnico. Il suo futuro di allenatore? Atalanta, Inter o forse un anno sabbatico, ma in ogni caso non intende rinunciare al suo impegno professionale da opinionista Sky. E’ anche vero che Beppe Bergomi, al di là dei propri meriti, è stato facilitato dalla filosofia del club che pretende dai propri collaboratori addetti al vivaio di mettere in primo piano i rapporti umani con i ragazzi, il che consente di lavorare in un ambiente sereno. L’Atalanta, per quanto concerne l’addestramento delle nuove leve dispone di eccellenti strutture e personale specializzato. C’è sintonia e organizzazione. La Dea è la prima in Italia e l’ottava nel mondo per giocatori cresciuti nel settore giovanile che ora giocano nei massimi campionati. Sono 21 i giocatori nerazzurri di Bergamo in Serie A di cui 8 nella rosa di prima squadra agli ordini di Colantuono. L’impareggiabile regia, manco a dirlo, è firmata da Mino Favini, 22 anni all’Atalanta: «Noi prendiamo chi ha attitudini al calcio e non mi interessa se è dotato o meno di un gran fisico. Ci vuole il cuore, la passione, il sacrificio, l’umiltà. Fisico, atletica e tattica sono secondari per il semplice fatto che i giovani possono essere costruiti. Fino a 14 anni si lavora quasi sempre con il pallone. Contano molto gli allenatori che devono essere istruttori il cui insegnamento sia recepito dai ragazzi. E che siano attenti ai comportamenti dentro e fuori dal campo».

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 17/06/2013
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