Tempo di calcio mercato, genitori procuratori

E’ tempo di calcio mercato. Anche nelle categorie Esordienti e Pulcini. Con l’unica differenza che al posto dei procuratori ci sono genitori assillanti, iperprotettivi, pretenziosi, arroganti e con una visione unilaterale che trattano i rinnovi e i trasferimenti dei loro figli. I genitori dei baby calciatori più promettenti sono avvicinati dagli emissari dei club più importanti. Altri fanciulli invece dopo una stagione non trascendentale non vengono confermati. D’altronde il rinnovamento dei gruppi e la riduzione degli organici per regolamento della FIGC (gli Esordienti, in funzione dell’ingresso al settore agonistico, il secondo anno normalmente passano da due squadre a una) comportano di fatto una dura selezione. Secondo molti genitori gli Esordienti giocano poco. Due o tre allenamenti e la partita al sabato sono ritenuti insufficienti per cui vorrebbero che la domenica si organizzassero amichevoli per avere maggiore visibilità. Evidentemente non considerano che i ragazzi più piccoli in quella fase di sviluppo psicofisico hanno la necessità di praticare sport in proporzione alla loro età.
Per un genitore il proprio figlio è a prescindere un potenziale grande giocatore sovente incompreso e sottovalutato al quale è stata negata la possibilità di esprimersi compiutamente. Pochi sono consapevoli dei loro eventuali limiti. Chi si sente penalizzato dai giudizi negativi espressi dalla commissione competente non condivide la conduzione tecnica e allora vuole avere voce in capitolo nella scelta dell’allenatore della stagione successiva. In caso contrario, nel momento in cui le “pretese” dei genitori non vengono accolte, gli scontenti iniziano un flusso migratorio verso altri lidi allettati dalle illusorie promesse di qualche direttore sportivo o di un ex allenatore che si è trasferito in società disposte ad accoglierli.
Nelle squadre giovanili può capitare che ci siano figli di giornalisti, di allenatori e di ex calciatori che non vengono schierati tra i titolari. Quando questi personaggi sono troppo coinvolti emotivamente perdono di vista l’obiettività e, forti delle loro entrature reagiscono lanciando strali da canali diversi. Allora nel contesto di un articolo di analisi critiche di eventi sportivi non manca lo spunto per menzionare, direttamente o indirettamente, il tecnico vessatore. Il padre-allenatore per le sue rivendicazioni usa altri mezzi: sfrutta i rapporti con i vertici del club per fornire informazioni non corrette col chiaro intento di svilire il lavoro svolto dall’istruttore. Gli ex giocatori, per tutelare i figli non convocati, arrivano addirittura a plateali risse dialettiche con ex illustri colleghi diventati allenatori.
Non tutte le società sono senza scopo di lucro. L’altra faccia della medaglia è rappresentata da società profit oriented, vere aziende gestite con criteri manageriali e senza sentimentalismi. Per incrementare i ricavi aumentano il numero delle squadre così facendo anche chi non è particolarmente dotato ha la possibilità di giocare. Nell’ottica del risparmio la maggior parte degli allenatori non percepisce compensi con in più l’onere di occuparsi pure della gestione organizzativa. C’è chi svolge questo compito con scrupolo riuscendo perfino a creare un ottimo rapporto sia con gli allievi che con gli stessi genitori, un feeling che non è visto di buon occhio dalla società perché teme che nel caso in cui l'allenatore trovi una diversa sistemazione il gruppo lo segua. Le fonti di entrate sono le iscrizioni, tutto il resto passa in secondo piano. Alcune società più piccole, invece, non avendo a disposizione grandi strutture puntano più sulla qualità che sulla quantità. Nel lodevole tentativo di realizzare questo ambizioso scopo hanno potenziato lo staff dei preparatori per garantire fin dalla base un insegnamento accurato e professionale.
Scritto da Tiziano Crudeli il 01/07/2013

