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Nell'azienda del calcio i sentimenti non contano

Mathieu Flamini non ha accettato le condizioni proposte dal Milan per il rinnovo del contratto. Deluso ha commentato: «Dopo 5 anni non mi aspettavo un trattamento simile». Cosa avrebbe allora dovuto dire Massimo Ambrosini che dopo 18 anni con la maglia rossonera, 489 partite, 36 gol realizzati e 12 trofei vinti ha appreso dal suo procuratore che non lo avrebbero confermato? Massimo non ha risposto in maniera polemica, ma nel corso di una conferenza stampa, pur comprendendo le ragioni che avevano dettato tale scelta, ha manifestato, con garbo, la propria amarezza. Il Milan, forse per rimediare, ha acquistato una pagina della Gazzetta dello Sport che ha titolato: “Grazie Capitano” con tante foto che lo ritraevano in occasione delle sua esaltante carriera. Intanto la Fiorentina ha ufficializzato l’acquisto di “Ambro” a parametro zero. L’ex capitano del Milan percepirà per un anno un compenso di 700 mila euro più bonus. I viola potranno contare sull’esperienza, il carisma e la personalità di un atleta serio e molto combattivo. E’ possibile che Flamini, libero da impegni, si trasferisca, sempre a parametro zero, sull’altra sponda del Naviglio. Viste le destinazioni evidentemente, nonostante l’età, entrambi hanno estimatori di livello disposti ad avvalersi delle loro prestazioni.      

Ha stupito la Juventus quando non ha invitato Alessandro Del Piero, che pure era a Torino, all’ultima partita di campionato e alla festa scudetto. L’assegnazione della numero 10 a Tevez ha suscitato divergenze di opinioni. Molti sostenitori ritenevano (e ritengono) che Del Piero, uomo simbolo della Juventus e campione protagonista di tante imprese, andava gratificato col ritiro della maglia numero 10. Per Baresi il Milan lo ha fatto. Sempre in tema di riconoscenze l’Inter si è sentita in dovere di prolungare di un anno il contratto al quarentenne Javier Zanetti reduce, fra l’altro, da un grave infortunio. E’ difficile ammainare una bandiera. In questi frangenti ci vuole tatto e fair play (non solo finanziario…). Pier Silvio Berlusconi ha detto: «Questo sport è soprattutto romanticismo e passione». Già, ma chi gestisce l’azienda calcio, soprattutto in un periodo di crisi economica, non può e non deve essere troppo condizionato dai sentimenti. Al bando quindi la retorica, il tanto decantato spirito di appartenenza, l’amore per i colori sociali. Fin tanto che il feeling e gli interessi tra società e giocatori coincidono si rimane legati allo stesso carro poi è inevitabile che ognuno vada per la propria strada. Gli amori finiscono e non sempre ci si lascia in buoni rapporti.     

Il sistema calcio, però, si regge sulla partecipazione dei tifosi. Sono loro che acquistano i biglietti, sono loro che sottoscrivono gli abbonamenti allo stadio, alle pay per view, sono loro i primi clienti del marketing delle società, sono loro che acquistano i quotidiani. La popolarità di questo sport è una diretta conseguenza dell’enorme indice di gradimento che produce lo spettacolo del pallone attorno al quale ci sono business economici considerevoli. Il calcio è passione e amore vero. Anche per alcuni addetti ai lavori che esternano la loro genuina fede in maniera folcloristica (qualsiasi riferimento ai giornalisti tifosi non è puramente casuale.) 

Nel circus del pallone ci sono persone che pur non essendo state dei campioni per la loro umanità, per la forza di lottare contro le avversità della vita hanno lasciato un segno indelebile. Personaggi come Stefano Borgonovo o come Claudio Lippi, scomparsi recentemente, ci hanno insegnato qualcosa di importante. Borgonovo ha combattuto fino all’ultimo la terribile malattia, Claudio Lippi col sorriso, la simpatia e la professionalità si è fatto apprezzare da tutti coloro che lo hanno conosciuto. Nella galleria dei ricordi c’è un posto anche per loro.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 08/07/2013
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