Eccovi Giaccherinho da gregario a top player

Antonio Conte nel suo libro autobiografico, dal significativo titolo "Testa, cuore e gambe", scrive: «Sono stato un buon giocatore, ma non un campione: mi sono fatto strada grazie al carattere, al desiderio di migliorare ogni giorno, alla tenacia, all’entusiasmo, alla voglia di impormi». In effetti con testa, cuore e gambe anche se non si è particolarmente dotati sul piano tecnico e fisico si possono superare molte difficoltà e arrivare al top. Emanuele Giaccherini è tra coloro che hanno dovuto lottare duramente prima di raggiungere traguardi importanti.
La sua storia è da raccontare. Emanuele Giaccherini, nato ad Arezzo nel 1985 muove i suoi primi passi nelle giovanili del Rassina, poi nell’Arezzo e nel 2002 il Cesena lo preleva dal Bibbiena, società satellite dei romagnoli. Nel 2004 viene mandato in prestito in Serie C2 a Forlì. Nei successivi due anni va al Bellaria Igea Marina. Nel secondo anno, in uno scontro con un portiere avversario, subisce l’asportazione della milza e termina in anticipo la stagione. Assalito dallo sconforto è sul punto di mollare, di ritornare a casa ed andare a lavorare come operaio e giocare per diletto. Esce dal tunnel e riprende fiducia nei suoi mezzi. Il Cesena, proprietario del cartellino, nel 2007-08 lo dirotta, sempre in prestito, in C2 al Pavia. A fine stagione torna a Cesena, ma non entra nella rosa della prima squadra. Altro momento difficile. “Manu” si allena da solo con grande impegno. Lo nota Pierpaolo Bisoli che siccome gli mancava un giocatore per completare l’organico che doveva scendere in campo per la partitella settimanale, decide di utilizzarlo tra i titolari. E’ la svolta. Da quel momento Giaccherini inizia la sua escalation. Dal 2008 col Cesena in prima divisione, poi in Serie B (34 presenza e 9 reti) quindi in Serie A (37 presenze con 7 gol). Nel 2010 col Cesena è tra i protagonisti della salvezza, poi nel 2011 passa alla Juve dove vince 2 scudetti e 1 Supercoppa. Con un totale di 52 presenze e 6 gol. Nel 2012 Prandelli lo convoca in Nazionale con la quale conquista un Argento agli Europei e il bronzo nella Confederetions Cup.
Il suo approdo in Nazionale è datato 13 maggio 2012. Il 10 giugno, a 27 anni, nel match di apertura degli Europei con la Spagna, fa il suo esordio tra i titolari. In Confederations nell’amichevole con Thaiti disputata a Rio de Janeiro, segna la sua prima rete dopo 19 secondi diventando il marcatore più veloce della storia della Nazionale (il record precedente del 1984 era di Bagni). Si ripete al Maracanà col Brasile dove oltre al gol dimostra quanto sia appropriato il soprannome “Giaccherinho”. Realizza anche uno dei rigori che consentono all’Italia di battere l’Uruguay e di conquistare il terzo posto. Di lui hanno scritto: «Giaccherini è stato la rivelazione della Confederations Cup, il gregario diventato indispensabile, il ragazzo finito dentro una fiaba». Come sempre la realtà è il campo ed è li che il giocatore misura la forza delle ambizioni, la forza dei sogni che qualche volta si traducono in realtà. Così il ragazzo venuto dalla periferia in tre anni brucia le tappe tanto da suscitare l’interesse del ricco presidente americano del Sunderland che lo vuole ad ogni costo offrendogli un ingaggio principesco.
Giaccherini è anche un esempio di come un pollicino di 167 centimetri dai buoni requisiti tecnici, possa farsi largo in un mondo di colossi. Oltretutto Giak, che è una ala ambidestra veloce e di buone proprietà di palleggio, ha il pregio di essere polivalente per cui si adatta con profitto a ricoprire, a secondo della necessità, il ruolo di mediano, centrocampista centrale o mezzala, capace anche di contrastare gli avversari e recuperare palla. Un jolly prezioso, dinamico e un assist-man molto apprezzato. In Italia e all’estero.
Scritto da Tiziano Crudeli il 21/07/2013

