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Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI PROVINCIALI GIOVANILI    

Americani, arabi, russi: Nababbi del calcio

Il fatto nuovo per il calcio italiano è la cessione dell’Inter di Moratti all’indonesiano Erick Thohir, proprietario della holding Astra Internazionale che nel 2012 ha fatturato 12 miliardi di euro con un utile 1,38 miliardi di euro. L’Inter, dopo l’avvento alla Roma di James Pallotta e del suo gruppo di Boston, sarà la seconda società in mano a imprenditori stranieri. 

In Inghilterra i proprietari stranieri di società di Premier League sono dieci (5 americani, 2 arabi, 1 egiziano, 1 malesiano, 1 pakistano). L’elenco comincia col Manchester United dove il maggior azionista è l’americano Malcom Glazer, e prosegue col Manchester City dello sceicco Mansour Bin Zayed Al Nahyan di Abu Dhabi e col Chelsea del russo Roman Abramovihc. Il Liverpool è in mano all’americano John Henry, così come Stan Kroenke, pure lui degli States è l’azionista di riferimento dell’Arsenal. Americani sono i boss di Aston Villa e Sunderland. Il Fulham è stato acquistato da un imprenditore pakistano, il Cardiff da uno della Malesia, l’Hull City da un egiziano. Anche nel campionato francese stanno prendendo piede gli investitori stranieri: 2 sono arabi, 1 russo, 1 svizzero, 1 azero). Il PSG è il regno dello sceicco del Qatar, Hamad Al Thani; nel paradiso fiscale del Principato di Monaco il mecenate russo Dmitry Rybolovlev sta investendo somme rilevanti per potenziare la squadra di Ranieri; l’Olimpique Marsiglia ha una titolare di origine russa ma cittadina svizzera; nel Lens l’azionista principale è un imprenditore azero. In Spagna il Malaga è dello sceicco Abdulah Bin Nasser del Qatar. Il Racing Santander è dell’indiano All Syed.

In Italia i numerosi scandali hanno tolto credibilità al sistema. Le tasse, i carichi fiscali, la corruzione, la burocrazia, la politica, la mancanza di stadi d proprietà hanno sconsigliato coloro che avevano intenzione di acquistare società del nostro Paese. Di sicuro abbiamo bisogno di nuova linfa per migliorare la qualità di un prodotto sempre più povero o se vogliamo meno ricco. Intanto per sopravvivere bisogna essere abili a sfruttare più canali. Il settore commerciale se ben gestito può produrre buoni ricavi. Il Milan, ad esempio, in questo settore ha incassato 85 milioni contro i 42 milioni dell’Inter. Poi è fondamentale la qualificazione alla Champions che permette introiti consistenti. A questo traguardo ci si arriva però con un organico competitivo. La Juventus nella stagione 2012-13 dai proventi dei premi Uefa, ha incamerato 63.315.000, il Milan 51.357 milioni. La cifra totale annua che l’Uefa ottiene dalle sponsorizzazioni e dai diritti tv (905 milioni) la divide: 50% per il raggiungimento dei risultati e 50% per il market pool legato al mercato televisivo. In Italia Sky e Mediaset versano oltre 80 milioni che vanno distribuiti in base alle partite giocate dalle italiane (10 la Juventus e 8 il Milan) e al piazzamento del campionato precedente (1° Juve, 2° Milan). L’Udinese, non avendo superato i playoff, non ha potuto spartirsi il bottino. Per i risultati conseguiti in Europa la Juve ha ottenuto 20,5 milioni e il Milan 15,1. A tali cifre vanno aggiunti gli incassi (nel caso della Juventus sono stati 8,7 milioni). Più modesti i premi per l’Europa League.

Chi non ha risorse non può prescindere dalla valorizzazione dei giovani. Ciò nonostante, le nuove leve faticano a trovare spazi. Giulio Donati, promettente esterno dell’Under 21 ceduto dall’Inter al Bayer Leverkusen, ha rilasciato una polemica intervista che invita a riflettere: «In Italia non ho mai avuto la possibilità di esprimermi. Se nel nostro Paese si apre ai giovani stranieri non vedo perché la stessa fiducia non debba essere concessa ad un giovane italiano vice Campione d'Europa». Forse siamo troppo esterofili e gestiamo male quanto passa il convento.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 28/07/2013
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