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Il centrocampo è l'ago della bilancia

La differenza che contraddistingue una grande squadra è nella capacità di esprimere una manovra redditizia, veloce, aggressiva e tecnica. E’ ovvio che ci vogliono giocatori di livello e un allenatore che sappia creare l’organizzazione più consona per far rendere al meglio l’intero complesso. Il cuore del sistema è il centrocampo.  

Le disposizioni tattiche più tradizionali: 4-3-3 e 4-4-2. Il Milan ha scelto il 4-3-1-2 riportando in auge il trequartista. Nel calcio moderno i moduli che stanno prendendo sempre più piede sono il 3-5-2 (lo praticano otto formazioni di Serie A), il 4-2-3-1 o il 4-3-2-1. Così facendo si va a infoltire la zona di mezzo e, attraverso meccanismi provati e riprovati in allenamento, si ottiene il governo del gioco e una manovra offensiva più efficace. In effetti chi sostiene che oggi ci sia la ricerca di una maggiore incisività del reparto avanzato, non ha torto. Attenzione però, non basta avere un solo bomber di razza, ma è indispensabile una funzionale coralità. I centrocampisti devono essere capaci di coprire la difesa e proporsi in fase offensiva nei tempi giusti. Un po’ come ha sempre fatto il Barça di Guardiola e la Nazionale spagnola. Due team che giocavano a memoria esprimendo un tasso tecnico elevatissimo, accelerazioni spettacolari e movimenti effettuati con sincronismi perfetti dai centrocampisti, dai difensori e dagli attaccanti pronti - in caso di necessità - a fare pressing sugli avversari nel tentativo di contrastarli e recupero della palla.     

Nella Juve di Conte, campione d’Italia in carica, Vidal e compagni hanno segnato 31 gol contro i 34 degli attaccanti e i 6 dei difensori. Il Napoli, nonostante il goleador principe della Serie A (Cavani, 29 reti) e un attacco che complessivamente ha segnato 52 reti, si è piazzato al secondo posto a 8 lunghezze dalla capolista. Forse perché i centrocampisti hanno realizzato solo 13 reti e la difesa ha incassato 36 reti. Nel Milan, terzo con 16 punti di distacco dalla Juve, Flamini, Montolivo, Boateng, Nocerino, De Jong, Emanuelson, Muntari hanno prodotto un bottino di 17 gol. Contro i 48 degli attaccanti e le 39 reti al passivo. La Juve ha dimostrato che se tutti vanno a bersaglio da più posizioni, oltre ad essere imprevedibile, pur non potendo avvalersi delle prestazioni di un grande fromboliere, è in grado di vincere lo scudetto e subire soltanto 24 reti.

Il Bayern di Jupp Heynckes, prima squadra tedesca ad aggiudicarsi il triplete, e la finalista Borussia Dortmund di Jurgen Klopp sono state protagoniste in Europa ricorrendo al 4-2-3-1. Addirittura nella recente Supercoppa di Germania è prevalso il Borussia Dortmund sul Bayern di Guardiola cultore del tiki taka che in altri tempi ha reso famoso il Barcellona… In altri tempi. In realtà i successi in Champions del Bayern e in Confederations del Brasile sono stati caratterizzati da una manovra prevalentemente offensiva. Una squadra di vertice, nonostante i pareri contrari di molti addetti ai lavori, deve essere in grado di adottare con eguale efficacia moduli diversi per mettere in difficoltà le avversarie evitando di offrire punti di riferimenti fissi. Le continue variazioni tattiche, anche nel corso del match, non sono dettate dalle idee confuse degli allenatori, ma escogitate per disorientare le rivali. Nell’evoluzione del gioco moderno il possesso palla va effettuato con grande velocità d’esecuzione evitando tempi di attesa troppo lunghi. Intanto il baricentro va spostato più avanti per realizzare con gli esterni i cross per le punte centrali. I ripiegamenti difensivi, a sostegno del reparto arretrato, debbono essere eseguiti con altrettanta rapidità. Pericoloso nelle zone centrali del campo lasciare dei vuoti e troppa distanza tra i reparti. Gli eventuali sbilanciamenti possono scaturire rapidi e pericolosi contropiede.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 27/08/2013
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