Fiorelo, Iotti, Milan Camp: storie diverse e istruttive

Elvira Serra, giornalista del Corriere della Sera, in un suo bellissimo articolo ha scritto: «Non diventi Fiorello se non hai avuto un padre che a quattordicianni scaricava le pietre per la ferrovia di Taormina. Non diventi lo showman più bravo di tutti se non hai trascorso le estati a vendere lattuga sull’Apecar per 500 lire al giorno, se non hai fatto il muratore, l’idraulico, il falegname, il centralinista per una ditta di pompe funebri, prima di diventare animatore nei villaggi turistici, speaker da Radio Master Sound di Augusta fino a via Massena Milano, quartier generale di Radio Deejay, trampolino di lancio per il Karaoke, andata e ritorno negli inferi della cocaina». Ecco il riassunto di un percorso sofferto attraverso il quale Fiorello è arrivato al top. Per raggiungere traguardi professionali di prestigio bisogna lottare e poi avere la forza, dopo eventuali sbandate, di ritornare in pista più determinati di prima.
Altra storia è quella di Luca Iotti, difensore classe 1995 che in precampionato ha esordito nel Milan. Iotti ha mosso i primi passi nell’Enotria, feudo dell’Inter. Siccome svettava per le sue capacità venne mandato in prova alle giovanili nerazzurre impegnate in alcuni tornei. Prima bocciatura e prima grossa delusione. Orlando Ferrari, esperto talent scout e stretto collaboratore di Italo Galbiati nonché estimatore di Iotti, lo porta al Milan. I tecnici, dopo averlo visionato, lo inseriscono negli organici del vivaio. Luca, a conferma dei giudizi positivi espressi nei suoi confronti, si segnala tra i più quotati esterni sinistri in circolazione. Il processo di crescita fisica lo trasforma da normotipo a corazziere facendogli perdere agilità, velocità, brillantezza, efficacia per cui, nonostante la sua squadra (i Giovanissimi) non avesse giocatori di ruolo in grado di sostituirlo, viene relegato in panchina. Una seconda bocciatura che avrebbe potuto porre fine ai suoi sogni. Soprattutto se si considera che nei settori giovanili dei grandi club la concorrenza è agguerrita anche perché nel bacino d’utenza, dove abbondano gli stranieri, si possono pescare eventuali alternative adattandole alla bisogna. Chi regredisce rischia di essere accantonato. In quei frangenti le certezze vengono meno e occorre reagire. Iotti, da ragazzo intelligente, ha continuato a lavorare in silenzio col massimo impegno dimostrando carattere e perseveranza. Gli sforzi sono stati premiati. Grazie anche all’uomo della provvidenza: l’allenatore degli Allievi che, vista la stazza (189 cm di altezza) del ragazzo, ha l’intuizione di spostarlo al centro della difesa. Iotti ha risposto con prestazioni convincenti e ha ripagato la fiducia, tanto da meritare l’onore di esordire nel team di Allegri. Non è detto che il ragazzo sia destinato a diventare una stella di prima grandezza. Però per tentare di farsi largo nel calcio, oltre alle doti tecniche sono indispensabili tenacia e temperamento.
Il calcio è scuola di vita. I Milan Junior Camp in Italia e all’estero quest’anno sono stati effettuati in 180 località diverse per un totale complessivo di 260 settimane con 16.000 iscritti dai 6 ai 16 anni. Molta attenzione è riservata non solo agli aspetti tecnici, ma soprattutto a quelli umani ed educativi. Alla Polisportiva Cimiano, una delle sedi dei tour estivi dei Milan Camp, hanno partecipato 4 ragazzini autistici assistiti da psicologhe. La Dottoressa Gabriella Colzani racconta: «Vivevano isolati e non dimostravano interesse per lo sport. Bisognava inserirli in una realtà per loro completamente sconosciuta. Con la collaborazione e la disponibilità di tutto lo staff, siamo riusciti a integrarli. Per loro è stata un’esperienza formativa perché hanno imparato a relazionarsi con gli altri ragazzi». Fiorello, Iotti, i Milan Junior Camp aperti ai ragazzini autistici ci regalano racconti di varia umanità molto istruttivi.
Scritto da Tiziano Crudeli il 02/09/2013

