La base dei successi? Una difesa solida

Il Milan, vista la perdurante assenza di Saponara e la cessione di Boateng, nel proprio organico non aveva un trequartista per cui ha colmato il vuoto riportando a casa Riccardino Kakà. Se con l’arrivo del brasiliano la squadra rossonera riuscirà a fare il salto di qualità è tutto da stabilire. Le riserve sono dettate dall’età (31 anni), dagli infortuni (bloccato prima dalla pubalgia, poi da un intervento al ginocchio che secondo il professor Martens ha messo a rischio la carriera) e dal fatto che nel Real Madrid spesso era relegato in secondo piano. Marcello Lippi ha detto: «Se hai le motivazioni e trovi l’ambiente giusto, l’età può non contare». Kakà è un talento, se sta bene può dare ancora molto. Sicuramente è animato da una gran voglia di rivincita. Altro propellente è l’accoglienza del popolo rossonero. L’entusiasmo dei tifosi gli ha dato una carica in più. Ci sono quindi tutti i presupposti per consentirgli di offrire il meglio del suo repertorio. Riccardino, acquistato dal San Paolo per 8,5 milioni, dopo 6 anni e 270 partite e 95 gol segnati in rossonero è stato ceduto al Real per 67 milioni. A distanza di 4 anni torna al Milan a parametro zero e con un ingaggio di 4 milioni più bonus. Al Real percepiva un compenso di 10 milioni e aveva a disposizione ancora 2 anni di contratto. Il Milan con Kakà e Matri rinforza il proprio attacco.
Gli addetti ai lavori, però, si aspettavano un rinforzo anche in difesa. In realtà i difensori di assoluto valore sono merce sempre più rara. Non a caso il Psg per Thiago Silva ha sborsato 42 milioni. Abbiamo allora chiesto a Filippo Galli il motivo per cui in questi ruoli c’è carenza di grandi giocatori. Galli ci ha così risposto: «Non credo che sia cambiato il gioco e le relative marcature. C’è meno attenzione in generale. I ragazzi fanno fatica a concentrarsi e quindi anche le marcature ne risentono. Spetta a noi tecnici insegnare certi movimenti che devono essere memorizzati e pretendere che il grado di attenzione sia ai massimi livelli. Bisogna marcare stando attenti alla palla e nel contempo non perdere di vista gli attaccanti. I troppi gol su palle inattive è la chiara dimostrazione dell’incapacità di stare attenti nella marcatura. E’ necessario lavorare in settimana durante la preparazione di più sulla testa. Non è tanto colpa del singolo o dell’allenatore quanto del gruppo che deve muoversi in sincronia. Se tutto ciò non trova riscontro nella pratica le responsabilità vanno condivise. Quando un difensore prende un gol di testa si sente in colpa ed è consapevole di aver commesso degli errori».
L’anno scorso il Milan ha subito 13 gol di testa che gli sono costati 10 punti. La Juventus soltanto 3 reti, il Napoli 4. La squadra di Allegri però nel girone di ritorno è migliorata. Lo score è stato: 12 reti al passivo in 19 partite contro le 27 reti del girone ascendente. Quest’anno col Verona e col Cagliari sono riaffiorate numerose incertezze. Il futuro prossimo del Milan dunque non dipende soltanto da Kakà, Matri e Balotelli, ma anche dal rendimento di Mexes, Zapata e compagni.
La Juve nei due ultimi campionati ha subito 20 e 24 reti. Una riprova di quanto una difesa possa essere determinante per ottenere risultati. Mazzarri, memore degli 81 gol (57 in campionato) incassati dall’Inter nella passata stagione, ha lavorato sulla fase difensiva con una squadra che per 10 undicesimi è la stessa dell’anno scorso, tre successi e la porta inviolata nelle tre partite finora disputate. Oltretutto il mister ha saputo valorizzare giocatori che godevano di scarso credito. Anche Antonio Conte riconosce i meriti del tecnico nerazzurro: «L’Inter ha già assorbito i concetti difensivi di Mazzarri». Un team competitivo si costruisce partendo dal reparto arretrato, sulle quali poggia l’intero complesso.
Scritto da Tiziano Crudeli il 09/09/2013

