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Milan, responsabilità da dividere equamente

Tutto è relativo. Ciò che oggi sembra inconfutabile domani può non esserlo più. Nel calcio soprattutto. Nel mondo del pallone la stragrande maggioranza degli addetti ai lavori e degli appassionati vivono di certezze e sparano giudizi sulle persone e sulle cose. E’ chiaro che dovendo esprimere dei pareri si è legati ai fatti contingenti che nel corso delle stagioni possono cambiare. Qualcuno mi ha accusato di aver criticato Allegri salvo poi incensarlo al termine del campionato per poi criticarlo nuovamente quest’anno. E’ del tutto normale. Ho semplicemente esternato i miei rilievi sull’operato del tecnico legati ai risultati e alle prestazioni convincenti o meno della squadra. Sostenere che nonostante tutto l’anno scorso Massimiliano Allegri ha svolto un buon lavoro è comprovato dalla qualificazione in Champions, così come aver mosso degli appunti sulle occasioni sprecate dalla squadra in diverse circostanze è testimoniato dalle prove opache nei momenti cruciali. Nella stagione in corso la squadra ha evidenziato una manovra lenta e prevedibile è quindi impossibile far finta di niente.

Le responsabilità vanno distribuite. Intanto occorre tenere in considerazione i 20 infortuni che hanno falcidiato l’organico del Milan. Una serie di guai che si ripetono. Sono stati ben 130 di cui 67 muscolari gli infortuni nelle annate 2010/11 e 2011/12. A questi vanno aggiunti quelli del 2012/13. L’elenco di oggi ovviamente comprende anche coloro che hanno recuperato ma che sono stati in infermeria per periodi più o meno lunghi. Sarà una caso ma le accuse di Pato («I miei infortuni colpa dei medici del Milan») suscitano molte perplessità. Se ci sono delle responsabilità dello staff è tutto da stabilire anche perché i traumi da gioco non possono essere imputabili ai preparatori atletici. Viene però spontaneo porsi una domanda: perché altre squadre che hanno ritmi più sostenuti del Milan non hanno un numero così elevato di giocatori indisponibili? In ogni caso gli infortunati sono una concausa, non un alibi. Le scialbe prove col Verona e col Torino e col Celtic hanno scatenato polemiche a non finire e, a mio avviso, giustificate. Il calcio moderno non può prescindere dall'organizzazione, dalla velocità di esecuzione, dall’intensità e dalla grinta. Ci vuole la mano dell’allenatore che deve saper trasmettere l’animus pugnandi, componente essenziale in grado di sopperire alle defaillances della squadra.

La rosa se depauperata di elementi di qualità, inevitabilmente scade di livello. I tifosi allettati dal alcuni possibili acquisti (Astori, Ljajic, Honda dipinto come l’astro nascente del Sol Levante e gli elogi sperticati - abilmente architettati - per giovani di belle speranze) si erano illusi salvo poi ricredersi nel momento in cui non sono arrivati né difensori (indispensabili come il pane!) e neppure trequartisti. Kakà ha infiammato la torcida, Matri meno, ma Riccardino è andato subito ko per cui i sogni di gloria sono stati accantonati, anzi addirittura sono spuntati dubbi sulla sua reale integrità fisica. Noi che siamo dei sentimentali continuiamo a volergli bene  soprattutto dopo che Ricky, ha pubblicamente annunciato: «Non voglio lo stipendio. Fino a quando non guarirò, il Milan mi pagherà con il sostegno e l’affetto». La ragione però ci impone di non avere le fette di salame sugli occhi. Errori ci sono stati e quindi vanno segnalati. Ad ognuno le proprie responsabilità, nessuno deve sentirsi immune da critiche tutte le parti in causa, sia pure in buona fede, hanno delle colpe. Sbagliato però fasciarsi la testa prima di averla rotta. C’è tempo per correre ai ripari. In fondo la partenza lenta e in salita delle squadre di Allegri è una radicata consuetudine. Speriamo solamente di non perdere troppo terreno e di rimanere in sella.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 23/09/2013
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