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Calcio di periferia, boccata d'aria fresca. Massima serie, solo veleni

Le istituzioni Uefa hanno imposto il fair play finanziario che per ora viene ignorato da molte società e di conseguenza i loro bilanci sono costantemente in rosso. Anche in campo il fair play, vale a dire correttezza e lealtà, non sempre viene messo in pratica. Una volta al termine del match c’era il terzo tempo voluto espressamente dalla Fiorentina: i contendenti schierati all’entrata del tunnel che portava negli spogliatoi si salutavano a prescindere dal risultato finale. Oggi, bene che vada, è già un successo se i giocatori uscendo dal campo non si mettano a litigare. Nella maggioranza dei casi un po’ tutti tendono a fare i furbi. I giocatori spesso platealizzano gli interventi scorretti ricevuti con sceneggiate di vario tipo. I tifosi celebrano le rivalità con cori razzisti e di discriminazioni territoriali. Gli allenatori, nel concitato dopo partita, minimizzano gli evidenti favoritismi arbitrali, mentre al contrario enfatizzano i torti ai danni della loro squadra commessi dal direttore di gara. I dirigenti difficilmente accettano il verdetto che viene dal campo, sovente riprova degli errori effettuati nella campagna acquisti, e rilasciano dichiarazioni polemiche che accentuano le rivalità.

Uno studente universitario ci ha scritto: «Certi personaggi dello sport dimenticano troppo in fretta che per i giovani sono un simbolo e veri e propri idoli, per cui hanno il preciso dovere di rispettare codici etici e comportamentali. A volte si tratta di semplice buona creanza. La mancanza di rispetto è l’anticamera della violenza. Imparare le buone maniere è un obbligo che vale per tutti, ma soprattutto per una star che ha un grosso seguito». La maleducazione, purtroppo, è assai diffusa e ha radici profonde. Roberto Donadoni dopo Fiorentina-Parma ha raccontato: «Ho visto una mamma con un bimbo in braccio che mi insultava, le ho detto di insegnargli l’educazione invece di certe espressioni…» Galliani, sempre a Firenze, in tribuna subì la villania di un ragazzino senza che il padre, lì vicino, intervenisse.

Ogni tanto è salutare una boccata d’aria fresca che solitamente si respira in certi campi di periferia dove il calcio è ancora incontaminato dai veleni, dalle accese rivalità e dagli interessi economici. Dove i match sono combattuti ma non si trascende. Dove se la squadra è più forte riceve i giusti riconoscimenti. Dove vincere è importante, ma perdere non è un dramma. Dove i genitori dei ragazzi, anche se coinvolti emotivamente, sono tifosi corretti. Non stiamo parlando del paese di Bengodi, ma di palcoscenici magari minori che vivono il calcio e lo sport in generale in maniera più serena e meno faziosa.

Campionato Juniores Under 18 Girone B: Olginatese-Gozzano 4-1. Andrea Marzorati, bomber dell’Olginatese, al 40’ del primo tempo parte dalla metà campo e in sequenza salta quattro avversari per poi concludere la sua travolgente cavalcata con un tiro di rara precisione. E’ il gol del 2 a 0 (poco dopo lo stesso giocatore andrà ancora a bersaglio). Una rete di pregevole fattura al termine di un’azione spettacolare. I sostenitori della squadra ospite applaudono la performance del ragazzo, il Mister del Gozzano entra in campo e con una stretta di mano si complimenta con il protagonista di quella giocata d’autore.

Solitamente le capacità analitiche sono fortemente condizionate dal coinvolgimento emotivo che fa perdere di vista la necessaria lucidità. Così nel momento in cui la squadra del cuore subisce gol i sentimenti deamicisiani “vanno a farsi benedire” per lasciare spazio alla rabbia e alla delusione. Chi non manifesta apertamente il proprio disappunto e dopo le prodezze tecniche e balistiche del match winner della formazione rivale, ha la forza di congratularsi con lui è degno di particolari menzioni. E’ anche la confortante dimostrazione che di ogni erba non bisogna farne un fascio. O forse è l’eccezione che conferma la regola. Ecco perché i supporter del Gozzano e l’allenatore Paolo Ottina meritano gli onori della cronaca. Una “piccola-grande” lezione di fair play indirizzata a tutti coloro, e sono molti, che non sanno accettare le sconfitte e si aggrappano a sterili polemiche nel puerile tentativo di giustificarle.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 08/10/2013
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