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Trequartisti e ali, c'erano una volta... Sacrificati per tattica

C’erano una volta i trequartisti, meravigliosi numeri 10 che deliziavano la platea con l’ eleganza e la raffinatezza dei loro tocchi, anche se a volte lo facevano a velocità ridotta. Oggi non ci sono più. O perlomeno per esigenze tattiche vengono sacrificati in altri ruoli con compiti che sovente li snaturano. Del trequartista è stato scritto: “E’ il ruolo che fa del calcio un’arte”. Tendenzialmente questi artisti del pallone prediligono spaziare a piacimento seguendo il proprio istinto piuttosto che immolarsi in uno sfiancante lavoro di raccordo o di ripiegamento. E’ evidente che gli equilibri della squadra ne risentano. Tutelare e valorizzare gli artisti, però, non significa metterli sottochiave o imprigionarli in rigidi e soffocanti schemi che ne limitano la creatività.Il livello tecnico si è abbassato, scarseggiano i campioni, proliferano i muscolari. Il calcio moderno è molto più rapido rispetto al passato e quindi non può prescindere dalla fisicità e dalla corsa che se abbinate alle proprietà di palleggio fanno la differenza. Il trequartista classico è stato sostituito da giocatori che devono saper pressare alto, tornare per dare una mano ai centrocampisti, contrastare e recuperare palla. Ora nel ruolo del mitico abatino Gianni Rivera giostrano cursori come Boateng, Birsa, Guarin o altri come Montolivo e Aquilani che pur non essendo dei trequartisti schierati nel rombo dietro le punte assicurano una discreta qualità e un minimo di copertura. Il ridotto numero di giocatori di talento va compensato con l’organizzazione di gioco corale che comporta intercambiabilità e inserimenti continui. I nostalgici, che invece vogliono il rifinitore ripescano Kakà nella speranza che sia ancora quello dei tempi andati. I fantasisti sono merce sempre più rara e quindi sul mercato hanno raggiunto valutazioni considerevoli. La qualità si paga a caro prezzo. Per Ozil recentemente sono stati sborsati 50 milioni, Pastore 43 milioni, Lavezzi 35 milioni, Lamela 30 milioni. Menez, Nasri, Hamsik o Sneijder fanno parte di una ristretta élite costretta, per rispettare le disposizioni degli allenatori, a defilarsi in zone del campo meno congeniali. Qualcuno non ha reso quanto era nelle loro possibilità. In Italia c’è rimasto solo Totti che nonostante le 37 primavere appena compiute, rimane uno dei pochi fuoriclasse made in Italy. In Serie A il nuovo che avanza è forse rappresentato dal minuscolo (172 cm di altezza) fantasista argentino Juan Manuel Iturbe, classe 1993 che si è presentato con una serie di numeri alla Messi. Iturbe è un esterno d’attacco che aiuta nella fase difensiva e nel momento in cui entra in possesso palla è veloce nell’appoggiare la punta, nell’effettuare cross a rientrare e nell’inserirsi in attacco per vie centrali. Iturbe potrebbe essere un meraviglioso trequartista. Anche le ali di antico stampo come Claudio Sala, Causio, Bruno Conti, Donadoni, Fanna, Marocchino, stanno diventando una rarità. Le eccezioni sono rappresentate da Robben e Ribery nel Bayern di Monaco punte esterne di grande efficacia, Gervinho nella Roma, Cerci nel Torino, Biabiany nel Parma, Cuadrado nella Fiorentina, Callejon, Mertens, Insigne nel Napoli, giocatori dotati di scatto prolungato e una tecnica, con la palla al piede, che disorienta le difese avversarie, impegnati in un continuo e massacrante lavoro di spola. Va anche detto e ribadito che devono però adattarsi a svolgere mansioni che non sempre esaltano le loro attitudini. Con le nuove concezioni i terzini (vedi D’Ambrosio, Pasqual, Zuniga, Nagatomo, Maggio, Liechsteineir) non sono più stabilmente ancorati alla fase difensiva ma si propongono sempre più spesso in avanti. La riprova che certi cambiamenti possono rivelarsi proficui viene anche da alcuni centrocampisti che dirottati sule corsie laterali, con libertà di accentrarsi, hanno fornito sia pure in maniera diversa un prezioso contributo alle loro squadre. E’ il caso di Asamoah, instancabile e grintoso maratoneta, o di Florenzi (4 reti) e Candreva (3 reti in 7 partite), trasformatisi addirittura in goleador a coronamento di eccellenti prestazioni. D’altronde è bene ricordare Andrea Pirlo, un trequartista che ha trovato la sua dimensione internazionale quando è stato spostato playmaker al centro della linea mediana.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 15/10/2013
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