Allievi nazionali, decisioni discutibili...

Il Giudice Sportivo ha emesso una sentenza che ha fatto molto discutere perché non ha tenuto conto degli aspetti umani di una vicenda incredibile che avrebbe potuto avere addirittura un epilogo drammatico. Campionato nazionale Allievi. Si gioca Trapani-Latina. Dopo 28’ Mattia Rinaldi, giocatore del Latina, in uno scontro fortuito di gioco che gli ha procurato un trauma cranico, crolla a terra privo di sensi. Il ragazzo aveva le convulsioni e si contorceva, la lingua gli ostruiva la respirazione, i compagni attorno a lui piangevano. E’ intervenuto prontamente il medico del Trapani e gli ha prestato i primi fondamentali soccorsi salvandogli la vita, poi l’autoambulanza, presente a bordo campo, lo ha trasferito d’urgenza all’ospedale accompagnato anche dall’allenatore del Latina.
Tutti i presenti, ma proprio tutti, erano molto preoccupati perché si erano resi conto che il ragazzo poteva morire. In quel momento la partita è passata in secondo piano. Nessuno ha voluto proseguire la gara. L’arbitro allora ha sospeso la partita. Mattia Rinaldi, dopo quattro giorni di ricovero, è stato dimesso dall’ospedale. Grosso sospiro di sollievo. Una storia dagli inizi drammatici conclusasi con un lieto fine. Il Giudice Sportivo ha visionato il referto dell’ arbitro che riportava quanto segue : “Al 30’ del primo tempo dirigenti e calciatori del Latina Calcio abbandonavano il terreno di giuoco rinunciando a proseguire la gara.”
Dopo di che è arrivata la sanzione così motivata: “Considerato che non sussistevano circostanze di carattere eccezionale che ai sensi dell’art. 17 comma 4, giustifichino l’adozione del provvedimento di effettuazione o ripetizione della gara infligge alla Società U.S. Latina Calcio la punizione sportiva della perdita della gara col risultato di 0-3 ed infligge 1 punto di penalizzazione in classifica.” E’ francamente assurdo. Al di là del regolamento non sono stati considerati altri aspetti che comunque avrebbero fortemente condizionato l’andamento del match: lo sconcerto, le tensioni, la paura che il tutto si trasformasse in una vera tragedia. Le “circostanze di carattere eccezionale” erano palesi. In quelle condizioni era impossibile il proseguimento della gara per rispetto nei confronti di chi aveva rischiato di morire e per i contendenti che non erano più psicologicamente in grado di terminare l’incontro con lo spirito giusto.
Oltretutto l’arbitro aveva constato di persona il clima che si era venuto a creare dentro e fuori dal campo. Fra l’altro nella stessa categoria esistevano dei precedenti. In occasione di Livorno-Siena e Valenzana-Juventus i match furono sospesi, proprio per un grave infortunio di un ragazzo e poi rigiocate. In un solo altro incontro, Lumezzane-Como la partita non venne ripetuta. Una riprova tangibile che il regolamento non era stato applicato alla lettera, ma , come è giusto che fosse, era prevalso il discernimento. Che dire di questi “signori” refrattari e insensibili a fatti che potevano costare la vita di un giovane?
E pensare che c’era la totale disponibilità del Trapani a ripetere l’incontro. Quindi esistevano tutte le condizioni per emettere un provvedimento totalmente diversp. Bastava, come era stato fatto in altre circostanze, interpretare i regolamenti federali in maniera più consona all’ accaduto. Un giornalista, in un articolo di un quotidiano sportiva nazionale, nel giudicare i severi tutori dell’ordine ha scritto testualmente: “Un arbitro inflessibile fino alla stoltezza e un Giudice impermeabile alle eccezioni hanno abbandonato il buonsenso".
C’è chi sostiene: un organo di giustizia deve applicare le regole vigenti senza farsi condizionare dai sentimentalismi. Già, ma la Corte federale, proprio perché ha usato il buonsenso, ha riaperto San Siro ai tifosi rossoneri rivedendo le norme sanzionatorie troppo rigide e incomplete. Sicuramente ha influito l’unanime presa di posizione di tutti i presidenti dei club di Serie A.
Scritto da Tiziano Crudeli il 22/10/2013

