Vido, Locatelli, Mastour. Scommettiamo che...?

Il Barcellona e il Real Madrid hanno un’organizzazione capillare in grado di pescare in ogni angolo del mondo ragazzini di talento che poi vengono trasferiti, insieme ai genitori, dai Paesi d’origine alle sedi dei settori giovanili blaugrana e blancos. Il Barça ha acquistato Zico Marecaldi, 9 anni svedese e il Real Madrid, per non essere da meno, ha risposto aggiudicandosi “Pipi” Takuhiro Nakai giapponesino di 9 anni ritenuto pure lui un potenziale fuoriclasse. Tra le nuove leve di casa Milan ci sono alcuni enfant prodige. Lo slogan che si sposa con uno dei più promettenti giovani rossoneri, rievoca il tormentone di un famoso spot pubblicitario: “Locatelli fa le cose per bene”. Nel Milan, Manuel Locatelli - classe 1998 - fa le cose talmente perbene che molti addetti ai lavori dell’entourage calcistico si sbilanciano fino al punto di affermare con certezza: «Sarà il capitano del Milan a venire!». Poi aggiungono: «E’ un mix tra Pirlo e Montolivo». Di solito i giovani sono soggetti ad alti e bassi di rendimento per cui è raro che accreditati esperti siano pronti a scommettere sul loro futuro. Probabilmente significa che Manuel ha già tutti i requisiti per diventare protagonista del nostro calcio. Locatelli a 12 anni è stato prelevato dal vivaio dell’Atalanta e portato al Milan dove è cresciuto dimostrando personalità ed eccellenti proprietà di palleggio. Fisico aitante (è alto 179 cm), gioca molto bene nel lungo e nel corto. Insomma è completo.
Di Hachim Mastour si è scritto molto, anzi perfino troppo. Hachim nel suo campionato impreziosisce le partite con eccezionali giocate tanto che i talent scout osano sostenere: nessun altro al mondo alla sua età fa prodezze strabilianti come lui. L’ultima in ordine di tempo: scarta 5 giocatori e il portiere per poi depositare la palla in rete. Uno show da autentico artista del pallone. I giocatori d’autore, come i quadri, si pagano cifre fuori dal comune. Smentito il prezzo d’acquisto del piccolo fenomeno rossonero: non più 800 mila euro, ma “soltanto” 75 mila euro versati al procuratore e alla famiglia. Una valutazione niente male per un quattordicenne.
Luca Vido, 16 anni, è un altro pezzo pregiato del vivaio rossonero. Nella Nazionale Under 17, impegnata nel Mondiale di categoria, ha segnato il gol decisivo contro la Costa d’Avorio e si è ripetuto con la Nuova Zelanda consentendo alla rappresentativa azzurra la qualificazione agli ottavi. Luca è arrivato dal Padova tre anni fa a metà campionato Giovanissimi Nazionali. E’ una seconda punta con un’ottima struttura fisica, è ambidestro, fa giocate difficili con semplicità e di contro sbaglia giocate facili. Non è freddo sotto porta. E’ molto mobile e notevoli qualità tecniche.
Marco Ezio Fossati, nato a Monza il 5 ottobre 1992, è stato protagonista di una storia un po’ curiosa. Nasce calcisticamente nel Milan, poi se ne va sbattendo la porta e approda all’Inter, per tornare alla casa madre rossonera. Dopo aver giocato nella Primavera milanista va in prestito al Latina in Lega Pro Prima Divisione, quindi all’Ascoli in Serie B e adesso al Bari dove lo hanno piazzato regista davanti alla difesa. Con la Nazionale italiana gioca l’Europeo Under 17. Il 9 settembre ha esordito in Under 21 nell’incontro Cipro-Italia 0-2. Marco ha visione di gioco e potenzialità interessanti. Non è ancora al top, ma ogni anno migliora aggiungendo qualcosa in più al ricco bagaglio. Il processo di crescita è graduale e costante.
A tal proposito sono doverose alcune considerazioni. E’ sbagliato pretendere che un giovane, per quanto promettente, debba bruciare le tappe. Salvo eccezioni a 18-19 anni, anche se si è stati protagonisti nelle categorie giovanili, non si è ancora pronti per giocare subito in Serie A. Petagna alla Sampdoria e Kingsley Boateng al Catania sono esempi calzanti. Stephan El Shaarawy, prima di sbarcare al Milan dal Genoa, si è messo in evidenza nel Padova. Nella fase di crescita è più costruttivo un percorso di maturazione in Serie B piuttosto che in serie A dove i ragazzi rischiano di trovare poco spazio. D’altronde, fermo restando le indispensabili doti tecniche di base, play maker alla Pirlo non si nasce ma si diventa.
Scritto da Tiziano Crudeli il 28/10/2013

