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Clamorosa rottura tra Galliani e Barbara Berlusconi?

Quando la giovane, e quindi inesperta di cose calcistiche, first lady del Milan Barbara Berlusconi, ha affermato: «Non è vero che non spendiamo per il Milan. Il problema è che spendiamo male» è venuto spontaneo chiedersi: era il caso di rilasciare una dichiarazione che ha suscitato tanto clamore e chiamava in causa direttamente Adriano Galliani visto che tutto nel Milan dipende da lui? Perché rendere di pubblico dominio la disapprovazione della proprietà e scaricare ogni responsabilità della crisi del Milan sul massimo dirigente rossonero? O forse era un modo per preannunciare l’intenzione di cambiare il management societario? A tal proposito circolano già nomi e i cognomi dei candidati e i loro incarichi. Il commento di Berlusconi: «Ha scatenato l’inferno nel Milan. E’ brava e tosta. Forse non ha l’età, chissà…». Prima di accantonare un dirigente tra i più competenti in assoluto occorre valutare attentamente i pro e i contro. Galliani ha sempre lavorato con ottimo profitto di concerto con la proprietà, le strategie aziendali sono state avallate da Berlusconi che soltanto in alcuni casi ha posto il veto. Ad esempio nella querelle Pato quando, su pressioni della figlia, non ha autorizzato la cessione del Paperino al Psg per 28 milioni più 7 di bonus e l’acquisto del suo sostituto Carlitos Tevez, oggi pezzo pregiato della Juventus, che sarebbe costato 25 milioni più 3 di bonus.

Galliani negli ultimi tre anni ha ottenuto un primo, un secondo e un terzo posto e le qualificazioni in Champions. Azzerando le perdite. Uno score niente male. Forse non ci si rende conto che negli ultimi tempi ha dovuto fare le nozze con i fichi secchi viste le imprescindibili direttive della casa madre Fininvest che hanno comportato un drastico taglio delle spese. Le esigenze di bilancio sono la causa principale delle cessioni di Thiago Silva, Ibra e delle non conferme di Nesta, Gattuso, Ambrosini e Seedorf. Pirlo è la gaffe più clamorosa. Andreino da Brescia in scadenza di contratto è stato lasciato libero di andare gratis a una diretta concorrente che, anche grazie al suo decisivo apporto, ha vinto due scudetti.

Comunque è bene non dimenticare che il club rossonero in quanto a ricavi è tra i primi in Europa. In effetti se prendiamo in considerazione il bilancio al 31 dicembre 2012 scopriamo che il Milan è ottavo con un fatturato di 329,3 milioni che diventano 275,9 senza le plusvalenze e precede di poco la Juventus i cui ricavi sono stati di 274,8 milioni. Il  passivo è modesto: 6 milioni 857 mila euro compresi i 7 milioni pagati per l’IRAP. Nel 2012 il brand del Milan è stato stimato in 203 milioni, quello della Juventus in 193 milioni. Il Milan, nonostante tutto, è dinamico e ha un buon appeal. Proprio recentemente ha sottoscritto importanti contratti di sponsorizzazione con Fly Emirates, Adidas e altre aziende che porteranno nelle casse sociali 100 milioni. Il che vuol dire che nonostante una stagione priva di grandi successi è stato ottimizzato il lavoro svolto da Galliani e dai suoi collaboratori, questo non significa che in futuro non si possa e non si debba migliorare.

Per ritornare agli antichi splendori non basta rivedere i costi di gestione e ringiovanire i quadri dirigenziali. Nessuno ha la bacchetta magica, senza investimenti non si va da nessuna parte. Con Galliani o senza Galliani. Puntare sui giovani? Facile a dirsi difficile a farsi. Intanto come primo atto ai Mondiali Under 17 di Dubai non era presente un osservatore del Milan. Una scelta, non imputabile a Galliani, dettata da un ordine perentorio: «Evitiamo spese troppo onerose». Va bene risparmiare ma, come si è detto in precedenza, difficile fare le nozze con i fichi secchi. Galliani nel recente passato spesso ci è riuscito. Chissà se eventuali successori saranno altrettanto bravi.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 11/11/2013
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