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Se tifo e professionalità viaggiano di pari passo

Un articolo sul Corriere della Sera, a firma Gian Luigi Paracchini, dal titolo “Un dirigente? No, di più: è uno di noi” descrive bene Adriano Galliani che come riportato nel testo è unico per il «Il modo di gioire». Per «Le vene dilatate del collo…» dopo un match che assegnava lo scudetto al Milan. Per «il rovinoso dondolamento a strascico con cui abbatte i vicini…» in un match di Champions vinto sul filo di lana. Ma anche «Per il modo di esprimere paura, dolore con lo sguardo tragico» in partite che si potevano perdere ma che alcune prodezze individuali dei giocatori hanno permesso di vincerle. Per il «palpitare in tribuna a fianco del figlio». In tutto questo c’è la sintesi del Galliani, amministratore delegato che in tribuna diventa uno dei tanti ultrà. Di solito gli amministratori delegati mantengono un certo aplomb e sono consapevoli della loro rappresentatività per cui assumono un certo sussiego. Galliani invece durante le partite si trasforma in un tifoso addirittura scalmanato. A volte, addirittura, per calmare i bollenti spiriti è costretto a ricorre a qualche tranquillante. 

Anche i giornalisti-tifosi, per intenderci quelli che frequentano le numerose trasmissioni televisive delle emittenti private, si esaltano o si deprimono in maniere, a volte, scomposte. Comportamenti comunque ritenuti poco professionali che, secondo i soloni, squalificano la categoria e dimostrano mancanza di obbiettività e di credibilità. Come sempre al di là della forma è importante la sostanza, vale a dire i contenuti delle analisi post partita per stabilire se i commentatori sono effettivamente faziosi, nel qual caso non sono attendibili. Gli stessi censori che hanno tutti spiccate simpatie per questa o quella squadra palesate negli articoli, negli editoriali o nei titoli sparati a tutta pagina sui loro quotidiani che enfatizzano le dichiarazioni degli addetti ai lavori col preciso intento di vendere più copie, catturare l’interesse dei supporters con notizie e polemiche montate ad arte. 

Forse perché sono un tifoso-giornalista (ma non ho le fette di salame su gli occhi!!) apprezzo la spontaneità di Adriano Galliani che sebbene non sia più giovincello non ha remore e in quei momenti di forte intensità emotiva non ha freni inibitori e diventa un fan scatenato. Io lo sono quanto e più di lui. D’altronde è comprensibile considerato che per il sottoscritto ogni partita vinta è una sorta di rivincita sulle antiche umiliazioni quando per ben due volte il “tribunale  del calcio” decretò la decadenza del Milan in Serie B. Prima dell’avvento di Silvio Berlusconi, in quegli anni bui ero sugli spalti a sostenere e a soffrire per i rossoneri. Col “Sior” Galliani, abbiamo in comune il profondo legame per la nostra squadra del cuore, che manifestiamo in sedi diverse: lui nelle altolocate stanze dei bottoni o in una comoda poltrona dello stadio e io davanti al video in una postazione televisiva bugigattolo dove cerco di trasmettere, con radiocronache appassionate, le mie intense emozioni. Per le nostre colorite, incontenibili e folcloristiche manifestazioni di gioia o dolore alcuni ci prendono in giro definendole “sabba (pandemonio) inguardabili”, altri invece ci apprezzano. Ma noi siamo fatti così e sicuramente alla nostra età non possiamo cambiare.  

Galliani, autentico Richelieu del calcio, nonostante nella sua lunga gestione abbia commesso alcuni errori, ha contribuito fattivamente e con professionalità a riportare il derelitto Diavolo ai fasti di una noblesse oblige ricca di successi. Non a caso per sostituirlo si fanno i nomi di quattro o cinque top manager che diventeranno responsabili dei vari settori alle dirette dipendenze di Barbara Berlusconi. Nel frattempo gli amministratori delegati sono due. D’accordo rendere più funzionale e più moderna la struttura societaria, ma così facendo aumentano i costi di gestione e la possibilità di pericolose interferenze. Indipendentemente dalla valenza delle new entry occorrono sostanziosi investimenti per rendere più competitiva la squadra. Il tempo a venire non solo è in grembo a Giove, ma anche nelle mani e nel portafoglio della grande famiglia Berlusconi che ha delegato Lady B, da soli tre anni al Milan, a tale oneroso compito. E’ il nuovo che avanza. Speriamo che il futuro prossimo sia all’altezza del glorioso passato.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 09/12/2013
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