L'Ajax Boy Band che ha sconfitto il Barcellona

A San Siro l’Ajax ha messo in difficoltà il Milan che in 10 contro 11 per 73’ è stato costretto a difendersi con le unghie e con i denti. I Lancieri di Frank De Boer, nell’arco del match hanno schierato 14 ragazzi dai 23 ai 19 anni (e mancavano due titolari, De Jong 24 anni e Duarte 23). Tanti giovani cresciuti nel vivaio alcuni dei quali nel 2012, a Londra nella finale di Next Generation Series (una sorta di Champions League a inviti sostituita dalla Youth League), erano stati sconfitti in finale dalla Primavera dell’Inter di Stramaccioni (5-3 ai rigori). Di quel gruppo Denswill, Klaassen e Fischer sono diventati titolari, Veltman, De Sa e Van der Hart invece sono nella rosa in prima squadra. I primi cinque fanno parte della Nazionale maggiore, mentre Van der Hart è il portiere titolare dell’Under 21. Il direttore d’orchestra dell’“Ajax Boy Band“ è Frank De Boer che ha fatto crescere l’intero complesso che in campionato ha vinto tre titoli di fila con giocatori dall’età media di 22 anni, in Europa dove, nella stagione appena conclusa ha sconfitto 2-1 il Barcellona (gol di Serero 23 anni e di Hoesen 22 anni) e pareggiato 2 volte col Milan (1-1: gol di Denswill 20 anni, e 0-0) con uno score complessivo di 26 tiri in porta (13 nello specchio e 13 fuori) e un possesso palla rispettivamente del 59,1% e 70,8%.
L’Ajax esce a testa alta dalla Champions e approda in Europa League, dopo aver conquistato 8 punti nel girone di qualificazione (2 più della Juventus). E’ la riprova che se c’è un progetto, un allenatore che non ha remore nel far debuttare i giovani, la fiducia viene ripagata. Il successo di un vivaio si misura dal numero di giocatori che approdano in prima squadra e dal numero di giocatori che vanno in nazionale. Il settore giovanile è anche una linfa economica importante perché se si allevano in casa i futuri titolari si evitano spese considerevoli. L’Ajax ha una organizzazione professionale e meticolosa che ha consentito di diventare fucina di talenti. Tutte le formazioni praticano un calcio totale e veloce che esalta la tecnica e valorizza le qualità della manovra.
Fa da stridente contrasto, indice di una diffusa mentalità tipicamente italiana, il fatto che nessun giovane dell’Inter protagonista della finale di NextGen non solo non giochi tra i titolari, ma neppure è nell’organico della prima squadra. Il portiere Di Gennaro e Pecorini sono in prestito al Cittadella. Kysela gioca nel campionato ceco, Spendlhofer nel Varese, Crisetig e Romanò nel Crotone, Duncan e Mbaye nel Livorno, Bessa considerato uno degli elementi allora più promettenti è nella Serie A portoghese, Longo nel Verona, Livaja nell’Atalanta. Eppure sono stati acquistati giocatori non di primo pelo per di più pagati a caro prezzo (Pereira, Kuzmanovic, Mudingayi, Zarate, Castaignos, Forlan, Schelotto, Mariga) che non si sono rivelati all’altezza. Investimenti, quindi, sbagliati. Quando una squadra si rende conto di non essere più competitiva ai massimi a livelli arrivare ottava, nona o decima in campionato è la stessa cosa, a quel punto tanto vale incominciare a inserire gli elementi più promettenti. E che il vivaio dell’Inter sia di grande qualità è dimostrato dai risultati ottenuti in tutte le categorie e dal fatto che almeno 24 ragazzi, dai 19 ai 23 anni, attualmente sono andati in prestito o in comproprietà: 13 in Serie A, 9 in Serie B e 2 in Portogallo. All’Inter i vari Duncan, Mbaye, Crisetig avrebbero fatto comodo già nella passata edizione. Erik Thohir pare voler ripartire dal settore giovanile che secondo lui «E’ già tra i migliori d’Europa, io voglio che diventi uno dei migliori al mondo». Poi ha aggiunto: «Si vince con giovani e stelle». Il nuovo presidente sembra avere idee chiare, non a caso, prima dell’avvento di Mazzarri, aveva suggerito a Moratti di ingaggiare Frank De Boer.
Scritto da Tiziano Crudeli il 23/12/2013

