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Calciatori dopo il ritiro, dalle stelle alle stalle

Quando i giocatori che per anni hanno recitato da protagonisti (o coprotagonisti) nelle arene del calcio escono definitivamente di scena, per qualche tempo vivono di rendita cullandosi sula notorietà dei trascorsi più o meno gloriosi. Ma tutto finisce in fretta. George Best prima di morire ha detto: «Ho speso molti soldi per alcool, donne e macchine veloci, il resto l’ho sperperato». E’ capitato a molti. Nel momento in cui i lauti guadagni ottenuti in carriera si assottigliano c’è l’imprescindibile necessità di trovare fonti di sostentamento alternative e nuovi interessi. Chi per una vita ha dato calci ad un pallone con successo cercare una sistemazione professionale al di fuori di quel mondo dorato e ricominciare daccapo in una realtà totalmente diversa, non è facile. Oltre agli inevitabili disagi in molti casi subentra lo sconforto. E allora l’esistenza si complica ulteriormente. 

Nello studio effettuato dalla Figc su 3000 ex calciatori intervistati è risultato che il 61% non ha lavoro, mentre il 39% ha un lavoro professionale. Di questi, il 16% opera nel calcio professionistico, il 15% tra i dilettanti, l’1% è opinionista o telecronista in televisione e lo 0,5% è all’estero. Ecco un elenco delle attività di alcuni di loro che, abbandonato il calcio, hanno intrapreso altre attività.   

Roberto Tavola, ex Juventus, all’alba consegna i giornali alle edicole e ai supermercati. Egidio Calloni, ex Milan, col suo furgone riforniva di gelati Algida i ristoranti e i bar del Lago di Como. Dante Bertoneri, centrocampista di Torino, Avellino, Parma ha preso il diploma per fare il badante. Dimas Manuel Marques Teixeira, difensore portoghese con due scudetti vinti con la Juventus, vende fiori. Adolfo Gori, ex Juventus, revisiona canotti di salvataggio. Luciano Favero, ex Juventus, aveva aperto una rivendita di auto. Dopo aver perso tutti i suoi risparmi si è cimentato prima come caddie in un golf club, poi come muratore nei cantieri edili di un amico, ora è pensionato e si occupa di giardinaggio. Fabio Macellari, ex Inter, abita a Bobbio in Valsassina. Lavora col cugino e fa il taglialegna. E’ cantante in un complesso musicale. Carlo Furlanis, ex Bologna. Con i felsinei ha vinto uno scudetto. Si è riciclato come falegname. Giuseppe Tomasini, ex Cagliari (uno scudetto) oggi ha un distributore di benzina. Angelo Anquilletti, ex Milan, aveva un autolavaggio. Milienko Kovacic ex Brescia zappa e semina la terra in Croazia. Marcello Schillaci, cugino di Totò, scoperto e valorizzato da Zeman nel Licata dove ha giocato dalla C2 alla B, poi ceduto alla Lazio. Era trequartista e veniva considerato tecnicamente più forte di Totò. Un grave infortunio lo ha bloccato e la depressione lo ha fatto sprofondare in un vortice senza fine. A 51 anni brancola senza fissa dimora nelle strade del centro di Palermo e dorme nei treni fermi nella stazione. Franco Bergamaschi, ex Verona e Milan, ha lavorato come casellante sulla A4. Valerio Spadoni, ex Roma, era proprietario di una cartoleria a Lugo di Romagna. Astutillo Malgioglio, ex portiere della Lazio e dell’Inter si è dedicato alla cura dei disabili. Toto Rondon, ex Vicenza, è responsabile di una associazione religiosa che predica sui monti di Vicenza. Sostiene di avere apparizioni mariane. Taribo West, ex Inter e Milan, ha fondato a Milano una chiesa pentecostale. Le chiese pentecostali riconoscono come fonte primaria della fede soltanto gli insegnamenti della Bibbia. Taribo indossa la tonaca, passa le giornate tra canti, balli, benedizioni, letture della Bibbia. Paul Gascoigne è il caso limite e più drammatico. L’ex laziale alcolizzato ha sperperato tutto, addirittura è arrivato a chiedere l’elemosina. Si è perfino rivolto al sindacato dei calciatori per trovare un alloggio. D’altronde proprio in Inghilterra un attento studio ha rivelato che 3 calciatori su 5 dilapidano il patrimonio in 5 anni.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 03/02/2014
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