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Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI PROVINCIALI GIOVANILI    

Viareggio, a Pinato l'Oscar di attore non protagonista

Arrivare per due volte alle finali del Viareggio nel giro di un anno è già un’impresa. Se poi ci si aggiudica l’ultima edizione vuol dire che il lavoro è in continuo progresso. Il Milan di Inzaghi merita elogi. Un test probante è stata la semifinale con la Fiorentina. I viola hanno giocato meglio ma i rossoneri sono stati bravi a sfruttare le occasioni. Soprattutto, non si sono arresi dopo che i Viola avevano rimontato lo svantaggio di due gol. A quel punto si pensava che i toscani potessero prendere il largo. Modic, con una geniale punizione, e Marco Pinato in contropiede hanno realizzato il 4-2 conclusivo. Marco ha così riscattato il rigore sbagliato con l’Envigado. L’epilogo con l’Anderlecht ha regalato emozioni a non finire. L’indiscussa stella di prima grandezza ha un nome e un cognome: Andrea Petagna. Ma una sola star, per quanto eccelsa, non è sufficiente per garantire il successo di uno spettacolo. Oltre all’interprete principale occorrono comprimari diretti da chi sa valorizzare le loro doti. Inzaghi è stato un perfetto regista che ha trasmesso al suo cast una straordinaria carica motivazionale decisiva nei momenti più delicati. Tra gli Oscar da assegnare ad alcuni giocatori che si sono messi in luce, uno spetta a Marco Pinato. Il ragazzo si è presentato ai nastri di partenza con i postumi di un infortunio ed è stato impiegato col contagocce, ma nelle sue apparizioni ha sempre svolto bene i compiti assegnati. Sia durante il percorso di avvicinamento al match clou e sia nello show finale quando al 33’ del primo tempo ha sostituito Bende. Con Marco, il Milan ha trovato equilibrio a centrocampo, lui però non si è limitato ad un lavoro di contenimento e di riproposizione, ma addirittura ha messo lo zampino nelle azioni decisive: con un cross ha confezionato l'assist per il 2-1 di Fabbro, poi è stato promotore di uno scambio con Petagna che a sua volta ha propiziato il 3-1 di Mastalli. Nel momento in cui il Milan, dopo le espulsioni di Benedicic e Fabbro, si è trovato in inferiorità, Pinato ha dato una grossa mano per arginare le folate dei belgi.  

Marco Pinato, nato a Monza il 9 gennaio 1995, è figlio d’arte, suo padre Davide (ex portiere di Monza, Milan, Atalanta, Piacenza e Sampdoria) allena i portieri del settore giovanile rossonero. Marco ha iniziato nei Pulcini giocando ala sinistra per poi ricoprire anche il ruolo di terzino. Poi è passato in prestito a La Dominante di Monza, società legata ovviamente al Milan. Al Vismara è tornato per giocare con i Giovanissimi di Bertuzzo che si aggiudicarono il titolo nazionale. Non era però titolare anche perché calcisticamente era ancora allo stato embrionale, ma il fanciullo ha lavorato duro senza mai arrendersi. Due anni negli Allievi di Danesi, quindi alla Primavera di Dolcetti e il definitivo salto di qualità con Inzaghi. Oggi è un elemento importante della Primavera. Può giocare da centrocampista e da attaccante. Insomma è diventato un jolly veloce, forte fisicamente, dotato di buona tecnica, abile negli inserimenti e sa anche difendere. In Youth League ha segnato 3 gol. In campionato 9 presenze con 3 reti, nella Coppa Primavera: 2 presenze con 2 reti. Altri pregi: è un ragazzo acqua e sapone, senza grilli per la testa, intelligente, cortese, educato e determinato che non trascura gli studi. L’università è dietro l’angolo anche se non ha ancora scelto la facoltà. Quando gli hanno chiesto un modello ha detto: Mattia De Sciglio. In comune i due ragazzi hanno molto: un’ottima famiglia che li ha educati nel rispetto dei valori umani e sportivi, serietà professionale e un lungo trascorso nel settore giovanile. Marco è infatti arrivato alla sua undicesima stagione in rossonero. Gli manca il definitivo approdo nel contesto più difficile: la prima squadra. Dategli tempo, in fondo ha solo 19 anni, oltretutto nel calcio italiano gli esterni di buona levatura sono merce rara.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 26/02/2014
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