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Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI PROVINCIALI GIOVANILI    

Non sempre gli ex giocatori sono grandi allenatori

Da Platini a Baresi… e Seedorf?

Michel Platini è stato un campione, ma come tecnico non ha ottenuto risultati. Alla guida della Nazionale francese non si qualificò a Italia ’90. Due anni dopo agli Europei la Nazionale da lui diretta non vinse una sola partita. Quando la federazione gli offrì l’incarico di co-presidente del comitato per Francia ’98 accettò al volo. Michel racconta: «Da allenatore non riuscivo a comprendere il motivo per cui i miei giocatori non riuscissero a mettere in esecuzione certe giocate che a me riuscivano naturali».

I grandi campioni hanno estro e doti tecniche innate difficili da trasmettere ai normali giocatori. Per chi invece ha dovuto sudare sette camice per arrivare a certi livelli è meno complicato. Sacchi dà delle indicazioni: «In allenamento bisogna insegnare i tempi giusti dei movimenti nelle zone del campo dove devono essere effettuate. Con un lavoro metodico ripetuto e corretto si traducono in pratica le idee che l’allenatore ha in mente. Certo per portarle avanti ci vuole poi coraggio». Va anche detto che un allenatore nel momento in cui si rende conto che i radicati convincimenti della prima non producono risultati concreti deve saperli rivedere.  

Leonardo, smessi i panni di calciatore, ha ricoperto il ruolo di dirigente del Milan, poi ha allenato la prima squadra. Leo durante il suo mandato non ha mai sopportato i rilievi del presidente Berlusconi e così è andato via rilasciando un’intervista piena di livore nei confronti del massimo esponente rossonero. Trasferiti i bagagli sull’altra sponda del Naviglio ha resistito poco tempo alle tensioni e ha preferito un ruolo da ds al Psg. In quel di Parigi dopo vari screzi con le istituzioni francesi ha gettato la spugna. Maradona e Van Basten come trainer non hanno fatto grandi cose. Baresi ha provato con la Primavera del Milan, poi ha scelto altre strade.

I dubbi su Clarence Seedorf sono legittimi anche se ha l’attenuante di avere ereditato una squadra allestita da altri. Lapidario il commento di Sacchi: «Il Milan di Madrid non è una squadra, non difende collettivamente e questo fa emergere i limiti di tutti. In fase d’attacco ha tanti solisti, il gioco non ha una sua logica». Giudizi pesanti come macigni che chiamano in causa Seedorf, cui spettava il compito di dare al Milan un gioco più redditizio. Il professore ci ha provato con un 4-2-3-1 che soltanto a tratti ha prodotto una buona manovra. I risultati però non sono dalla sua parte. 

Molti si scagliano contro Balotelli ritenendolo uno dei responsabili del flop del Milan, ma il ragazzo non può essere additato come unico colpevole. Prandelli ha detto: «Deve essere inserito in un contesto di squadra, solo così può farti fare un salto di qualità». Sicuramente le scelte tattiche del Milan non lo hanno messo nelle condizioni ideali per consentirgli di esprimere le sue qualità. Intanto con la penuria di fuoriclasse è difficile trovare sostituti e poi va considerato che il Milan non ha grandi disponibilità economiche per cui non potrà permettersi alternative. Il recente passato di Balotelli dimostra che ha delle potenzialità. L’attuale score è di 84 reti in 210 presenze (86 nell’Inter con 28 gol, 80 nel Manchester City con 30 gol, Milan 46 con 26 gol). Un bilancio niente male per un ragazzo di 23 anni. Un anno fa con i suoi gol trascinò il Milan in Champions. Poi è stato protagonista nella Confederations Cup in Brasile. Nel 2012 a Varsavia contro la Germania ci regalò due magnifici gol che lo elevarono a stella di prima grandezza. Un’Italia senza Balotelli è impensabile perché c’è sempre la speranza che ripeta quanto evidenziato agli Europei. Mario nonostante i difetti (soprattutto caratteriali) ha talento. Con questi giocatori bisogna avere la pazienza di saperli aspettare. Usando bastone e carota.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 18/03/2014
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