Gli esami non finiscono mai

Il Real Madrid di Carlo Ancelotti approda al match clou di Champions League con uno score stratosferico: 37 gol in 12 partite. Il precedente record apparteneva al Real di Mourinho e al Barcellona di Guardiola con 35 reti. Per Carletto è la quarta finale di Champions. Il nuovo corso madridista ha consentito a Cristiano Ronaldo di realizzare 50 gol stagionali di cui 16 gol nelle 12 partite di Champions League. CR7 nella massima competizione europea è quota 67 reti complessive, ha raggiunto Messi e insidia il primatista Raul (71 gol). Altro dato: il Real nei precedenti 10 incontri all’Allianz Arena contro il Bayern aveva subito 9 sconfitte e 1 solo pareggio. Mai Guardiola e il Bayern tra le mura amiche avevano incassato un mortificante 4-0.
Il catenaccio non è ben visto in Spagna, però adesso si accorgono che il tiqui-taca del Barcellona di Guardiola non è più vincente. La transizione, vale a dire la fase di passaggio da una fase difensiva a quella offensiva è la redditizia via tracciata da Ancelotti e Simeone. Carlo ha dimostrato che il contropiede, se ben concertato con interpreti di razza, è la chiave per svettare nel calcio moderno. Oggi tecnica e velocità sono basilari, ma quando nelle azioni collettive i ritmi scadono la manovra diventa prevedibile e allora è meno complicato per le avversarie trovare le contromisure. L’involuzione del Barça è dovuta anche a questo. Il Bayern ha conquistato la leadership facendo leva sulla fisicità e la tecnica di Ribery, Robben & C. ma una volta perso lucidità la competitività a livello internazionale è venuta meno.
Il Real di Carlo Ancelotti schiera cinque giocatori di qualità con propensione offensive (Ronaldo, Bale, Benzema, Di Maria, Modric) disposti a sacrificarsi. Carlo contro il Bayern ha assegnato a Di Maria e Bale i compiti di coprire le corsie e di fiondarsi in avanti sui binari esterni. Un doppio ruolo dispendioso ma efficace. Il gioco di rimessa si costruisce con aggressione alta e pressing sui portatori, poi una volta rubata palla ripartenze rapide e verticalizzazioni nel minor tempo possibile. Attenzione a non equivocare: il Real ha un possesso palla medio del 56,69%, quindi non è una squadra che pensa soltanto a difendersi. Ancelotti in Spagna inizialmente non aveva raccolto unanimi consensi. Sia da una parte di stampa molto prevenuta e sia dagli aficionados che dopo i primi risultati erano diffidenti, anche Florentino Perez sembrava avere nei suoi confronti delle riserve. Il successo sul Barcellona in Coppa del Re, il 4-0 al Bayern, le 153 reti stagionali, di cui 101 nella Liga, sono attestati tangibili del buon lavoro in corso di svolgimento. Le perplessità sono riaffiorate dopo l’1-1 col Valladolid, penultimo in classifica. Un allenatore di un grande club è sempre sulla graticola e gli esami non finiscono mai.
Carlo è stato un ottimo giocatore ma prima di assumere l’onere di responsabile tecnico di un grande club ha ritenuto opportuno un formativo apprendistato come assistente di Arrigo Sacchi in Nazionale, ha quindi allenato Reggiana, Parma, Juventus, Milan, Chelsea, Paris Saint Germain e Real Madrid. E’ partito con convinzioni ben radicate, poi da professionista attento e preparato ha saputo rivedere e modificare il suo credo tattico e certi giudizi sui singoli giocatori. Non sempre si può imporre il proprio gioco, per vincere a volte occorre saper sfruttare i punti deboli delle avversarie. La duttilità e l’umiltà sono fondamentali. Ancelotti da allenatore ha alle spalle un curriculum di 13 trofei conquistati: 8 col Milan, 3 col Chelsea, 1 col Psg e 1 col Real Madrid. Allori conquistati in Italia, Inghilterra, Francia e Spagna. Ora Carletto prova a riportare sul tetto d’Europa il Real Madrid. Sarebbe l’ennesima impresa di un tecnico di casa nostra.
Scritto da Tiziano Crudeli il 13/05/2014

