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Simeone, una sconfitta che pesa

Conte e Simeone, nei successi delle loro squadre sono determinanti. Malgrado la sconfitta in Champions chi un anno fa avrebbe pronosticato l’Atletico Madrid leader maximo della Liga? E invece i cholconeros sono riusciti a imporsi nel campionato spagnolo proprio nell’ultima giornata al Camp Nou contro il Barcellona. Un risultato straordinario se si considera che il punto decisivo è arrivato in trasferta e al 23’ del primo tempo quando i cholconeros erano in svantaggio 1-0 e avevano perso per infortunio Diego Costa (27 gol nella Liga) e Arda Turan, i due giocatori migliori. L’Atletico di Simeone dal 2012 ad oggi ha conquistato l’Europa League, una Supercoppa Europea e una Coppa del Re, ha vinto la Liga ed è stato sconfitto solo in finale in Champions. La forza dell’Atletico è nel rigore tattico, spirito di corpo, sacrificio totale, solidarietà, umiltà. Il gap con le più forti si può colmare se si fa gruppo. Il Barcellona nei 6 confronti con l’Atletico Madrid non ha mai vinto e ha dovuto accontentarsi di 5 pareggi e 1 sconfitta. Nell’organico dei cholconeros ci sono perfino gli ex juventini Tiago e Diego e Sosa ex Napoli. E’ quindi palese che si può diventare grandi vendendo i pezzi da novanta (Torres al Liverpool per 33 milioni, Aguero al City per 45 milioni e poi Radamel Falcao al Monaco per 60 milioni) trovare sostituti all’altezza (Diego Costa acquistato per 1 milione e 500 mila euro dallo Sporting Braga poi dato in prestito a Celta, Albacete, Valladolid e Rayo), riciclare gli scarti evitando anche investimenti onerosi. Il fatturato dell’Atletico è un quarto di quello del Real e del Barça e metà di quello della Juventus e ha un attivo di bilancio di 42 milioni.   

Il curriculum di Antonio Conte allenatore è già ricco: 3 scudetti consecutivi e 2 Supercoppe di Lega. Il suo credo: «La vittoria si costruisce, giorno dopo giorno con un lavoro meticoloso e tanta professionalità. Nulla deve essere lasciato al caso». Conte è un professionista sicuramente preparato, perfezionista, addirittura maniacale ma restio a rivedere certi suoi convincimenti. Non accetta lezioni tecniche o morali ed è sempre pronto a duelli dialettici molto accesi. Visto il percorso deludente in Champions le critiche sono però più che giustificate. La sua Juventus ha perso punti col Copenaghen e col Galatasaray quando all’andata in vantaggio di due gol si fece raggiungere e a Istanbul su un terreno di gioco impossibile invece di accontentarsi di un pareggio, che avrebbe consentito di accedere agli ottavi di finale, ha schierato la squadra in maniera troppo offensiva. Lo stesso Benfica, che ha eliminato i bianconeri dall’Europa League, non vale i campioni d’Italia. Alla base dei passi falsi ci sono scelte tattiche discutibili dettate da una presunzione pagata a caro prezzo. Lui è un convinto assertore del “sistema di gioco che vince non si cambia” però la solidità psicofisica del gruppo e la bravura dei singoli sono fattori indispensabili. E’ comunque sbagliato fossilizzarsi su posizioni intransigenti quando non tutto va per il verso voluto, bisogna escogitare delle soluzioni alternative. Anche a costo di snaturarsi. In alcune circostanze ci vuole umiltà, abilità, e l’intelligenza di sfruttare, dopo averli individuati, gli eventuali punti deboli delle avversarie. Chiaro ed evidente che se la Juve verrà rinforzata in Champions avrà maggiori chance, ma se si riesce a inculcare forti motivazioni, senso di responsabilità e una maggiore consapevolezza può trasformarsi, senza spendere cifre esagerate, in una macchina quasi perfetta capace di sovvertite i vaticini dei soloni. Simeone insegna. Impresa che, per ora, fuori dai nostri confini non è riuscita ad Antonio Conte.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 29/05/2014
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