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Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI PROVINCIALI GIOVANILI    

Fatti di gente per bene, per modo di dire

Riferiscono le cronache: «Dopo la partita giocata dal figlio, si è avvicinato all’arbitro diciannovenne e gli ha sferrato un pugno in faccia. E’ finita così la finale provinciale di calcio giovanile giocata al campo sportivo di Sedriano. Protagonista il padre di un giovane calciatore minorenne. Il direttore di gara è stato soccorso da un’autoambulanza della Croce Bianca di Sedriano che lo ha portato all’ospedale di Magenta. L’aggressione è avvenuta al termine della premiazione alla presenza dei calciatori, dei dirigenti e dei genitori. I più giovani sono scoppiati in lacrime, scossi da una violenza inaspettata che ha lasciato tutti allibiti». Molti genitori, quando sono coinvolti emotivamente, sicuri che i propri pargoli abbiano subito delle ingiustizie arbitrali, perdono il lume della ragione e oltre al turpiloquio c’è addirittura, come purtroppo è accaduto a Sedriano, chi si rende protagonista di atti violenti. E allora tali individui vanno allontanati dal contesto sportivo perché non sono degni di farne parte. 

Nei giorni scorsi un noto politico, quindi un personaggio pubblico, mi manifestava il suo disappunto per il trattamento subito dal figlio dodicenne che, dopo alcuni mesi trascorsi nel vivaio di un grande club, era stato allontanato senza alcuna spiegazione e allora ha creduto di trovare qualcosa di meglio nell’altro grande club cittadino, rivale del primo, ma anche qui, dopo un periodo di prova, non era stato confermato. Quando si è coinvolti emotivamente è difficile essere giudici obiettivi e accettare le bocciature calcistiche dei figli. Più facile convincersi che siano stati vittime di ingiustizie e dell’incompetenza degli addetti ai lavori. L’obiettività in questi casi è un optional. Diceva Filippo Galli: «Quando si fa, o si tenta, di fare il calciatore è importante avere genitori presenti ma non invadenti».      

Finale di campionato regionale tra due squadre del settore giovanile divise da accese rivalità: una sorta di derby stracittadino. L’esito della partita sembrava condizionato dal gol di un giocatore che nel recente passato militava nell’organico della squadra avversaria, poi in pieno recupero è arrivato il pareggio. Per assegnare il titolo si è dovuto ricorrere ai rigori. L’autore della rete di apertura sbaglia il penalty, sbaglia anche il suo compagno di squadra pure lui ex giocatore del team avversario che grazie a questi due errori si laurea campione regionale. Nel post gara il presidente della società campione ha così commentato: «Mi dà una certa soddisfazione vedere alcuni giocatori rammaricarsi per i rigori sbagliati dopo che avevano esultato per il gol». Dichiarazioni inopportune e ineleganti. Evidentemente il fatto che gli errori decisivi siano stati commessi da due elementi che, convinti di trovare una sistemazione migliore, avevano lasciato la sua società per trasferirsi nel club uscito sconfitto, per il presidente è stato un motivo di compiacimento che secondo lui andava sottolineato. Quando si opera nei settori giovanili i risultati agonistici sono importanti perché valorizzano il lavoro svolto, ma è altrettanto doveroso il rispetto di un codice di comportamento che si basa su alcuni principi secondo i quali: «Lo sport è particolarmente adatto al perfezionamento morale e alla formazione umana. Cercare di trasmettere questi valori non è impresa semplice, ma è compito precipuo di tutti coloro che comprendono tale forza morale». La formazione tecnica, educativa e sportiva è di competenza degli istruttori ma anche chi è al vertice non deve disattendere tali indirizzi. Nel momento in cui si rilasciano dichiarazioni provocatorie e antisportive, per di più rivolte a dei ragazzini e queste diventano di dominio pubblico, è inevitabile danneggiare l’immagine della società di appartenenza soprattutto perché sono segni di un modus operandi e vivendi assolutamente discutibili.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 17/06/2014
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