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Spagna, chi sbaglia paga: ora il via al rinnovamento

Spagna eliminata dal Mondiale. Eppure sul palcoscenico internazionale il calcio spagnolo è stato assoluto protagonista: il Real Madrid ha vinto la Champions, sconfiggendo l’Atletico Madrid nel derby della finale col Barcellona semifinalista, il Siviglia l’Europa League e il Valencia è arrivato in semifinale. La Spagna era campione del Mondo in carica e reduce da due titoli continentali consecutivi. All’esame decisivo e senza gli stranieri, che nei club fanno la differenza, hanno clamorosamente fallito. Il fraseggio prolungato degli spagnoli è scaduto a ritmi troppo lenti ed è superato. La necessaria velocità d’esecuzione e la precisione di una volta non ci sono più. La fase difensiva è un disastro. Gli anni passano e gli interpreti hanno perso smalto e brillantezza. Bisognava avere il coraggio di cambiare filosofia e alcuni usurati giocatori attingendo nell’Under 21 che all’Europeo di categoria, nel match conclusivo, ha sconfitto l’Italia. Il Real di Ancelotti e l’Atletico Madrid di Simeone insegnano ideologie diverse e vincenti. Non dipende soltanto dalle caratteristiche dei giocatori a disposizione ma dal coraggio e dall’apertura mentale degli allenatori. 

Speriamo di non fare la stessa fine degli iberici. L’Italia contro l’Inghilterra era ben organizzata con un eccellente collettivo e un tasso tecnico elevato grazie a Pirlo (108 passaggi di cui il 95,37% riusciti), come De Rossi (105 suggerimenti con una percentuale positiva del 94,29%, Verratti (61 passaggi con il 96,72% andati a buon fine), Thiago Motta ( 26 passaggi senza sbagliarne uno in 33 minuti). E invece la Costa Rica ha messo a nudo i nostri limiti. Si è spenta la luce e siamo rimasti senza benzina. Anche se Andrea Pirlo, ha cercato di illuminare la scena ma non ha trovato la collaborazione dei compagni. E’ mancata la qualità che aveva caratterizzato il match con gli inglesi. La differenza l’hanno fatta le scelte tattiche degli allenatori. Pinto, CT della Costa Rica, ha azzeccato ogni mossa, Prandelli stavolta no. Il migliore dei nostri? Andrea Pirlo. Eppure c’è chi complice un infortunio nel recente passato lo ha ritenuto avviato sul viale del tramonto e lo ha lasciato libero a parametro zero. Il medesimo errore di valutazione, ancora più grave tenuto conto che si trattava di un giovane, è stato commesso con Darmian che oggi è un patrimonio tecnico ed economico notevole per il calcio italiano e per la società proprietaria del suo cartellino. Nel 2004 Fabio Cannavaro, 31 anni, pure lui ritenuto al termine della carriera visto che accusava vari acciacchi venne sbolognato dall’Inter alla Juventus in cambio del venticinquenne portiere uruguaiano Fabian Carini che nella stagione e mezza in maglia bianconera non aveva mai giocato una partita di campionato, due in Champions e sei in Coppa Italia.

Nelle visite mediche risultò che il portiere aveva il crociato anteriore rotto. Moggi ai dirigenti nerazzurri presenti disse “ Con il crociato anteriore rotto a differenza di quello posteriore si può giocare”. Siccome prevaleva la convinzione che Cannavaro fosse un vecchio inutile orpello arrivò la firma sul contratto senza alcuna richiesta di indennizzo. Cannavaro nei due anni in maglia bianconera conquistò da protagonista due scudetti. Vinse il Mondiale 2006 e il Pallone d’oro. Carini, invece, in due stagioni disputò 4 gare in campionato nell’Inter, 8 nel Cagliari e poi sparì dalla circolazione. Siccome nessuno è immune da errori di valutazione è bene ricordare che nel 1999 la Juventus acquistò dal Monaco Henry per 11 milioni e 500 mila euro e lo schierò nel ruolo, a lui poco congeniale, di laterale di centrocampo e di ala sinistra. Dopo 6 mesi e mezzo, con 16 partite disputate e 3 gol segnati, venne ceduto per 10 milioni di sterline all’Arsenal dove il francese schierato come punta centrale ebbe modo di dimostrare le sue notevoli doti (254 partite e 174 gol) per approdare al Barcellona (80 partite e 35 reti). Nella lista degli abbagli bianconeri vanno inseriti fra gli altri pure O’Neill, Oliseh, Esnaider per un totale di 50 miliardi di vecchie lire spesi male. Negli acquisti e nelle cessioni sono determinanti i pareri degli allenatori. Pirlo venne lasciato libero col beneplacito di Allegri, lo scambio Fabio Cannavaro-Carini fu condiviso da Mancini. Stessi errori commessi dallo staff tecnico e societario della Juventus che bocciarono Thierry Henry. E quando i tecnici commettono degli errori di valutazione sono i primi ad essere criticati, messi all’indice e ritenuti i principali responsabili.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 25/06/2014
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