Il calcio di casa nostra è sempre più povero

Dopo il Mondiale l’Italia nel ranking Fifa è retrocessa dal 9° al 14° posto. La nazionale dovrebbe essere composta dai giocatori più forti e se quelli visti all’opera in Brasile sono i migliori siamo rovinati. Gli azzurri hanno concluso a rete con una media di 5,3 tiri a rete. Soltanto l’Australia, il Cile, il Costa Rica e l’Iran hanno avuto uno score inferiore. Una manovra offensiva improduttiva, che ha penalizzato e messo in difficoltà soprattutto gli attaccanti che, al di là dei loro demeriti, sono stati lasciati soli e senza rifornimenti. La stranezza sta nel fatto che l’Italia è stata la squadra con la maggior precisione dei passaggi (85%). Il gioco, però, si dipanava con passaggi orizzontali prevedibili e quando si cercava la verticalizzazione i suggerimenti difettavano di precisione facilitando gli interventi dei difensori. Come se non bastasse nella graduatoria dei cross siamo stati ultimi. Gli azzurri non sono riusciti a sfruttare le corsie, indispensabili per rendere più perforabili i reparti arretrati delle avversarie.
Anche in campionato il numero dei gol è diminuito. Negli ultimi 3 anni sono stati segnati 1013 gol in meno. L’attuale media gol (2,72 a partita) è inferiore alla Spagna (2,75), all’Inghilterra (2,77) e alla Bundesliga (3,16). Le conclusioni mediamente sono 13,3, il 33,3% nello specchio, ma solo il 30% di queste finiscono in rete. Una media bassa rispetto agli altri tornei. In Serie A scarseggiano talenti made in Italy. Il salto dalla Primavera alla prima squadra è impresa riservata a pochi. Siamo la nazione in Europa che ha meno giovani del vivaio approdati nei titolari: solo 8 su 100. Molti ragazzi quando vanno in prestito si perdono. Cesare Prandelli: «Si dice che bisogna puntare sulle giovanili… ma se sono pieni di stranieri!». In effetti solo nelle finali dello scudetto Primavera, vinto dal Chievo, il 35% dei giocatori erano provenienti da federazioni estere. In Italia arrivano calciatori da tutto il mondo a prezzi abbordabili con la convinzione che siano dei fuoriclasse. Alla prova dei fatti molti si rivelano dei flop tanto da non scendere neppure in campo. Nello scorso campionato 10 squadre su 20 della Serie A avevano in rosa più stranieri che italiani (54% contro 46%). Per stare al passo occorre maggiore intensità agonistica e corsa sempre più veloce. Noi siamo indietro, negli altri campionati corrono di più e meglio.
Il Barcellona per potenziare l’organico ha speso 143 milioni (75 incassati) il Real Madrid 110 (28,5 incassati). Nessuno da noi può permettersi simili investimenti. Il gap tecnico è sempre più ampio. La mancanza di competitività ha causato un calo di pubblico negli stadi. Negli ultimi 5 anni da 14 milioni e 400 mila siamo scesi a 13 milioni e 200 mila. La media partita del campionato italiano è di 23.310 spettatori, la Germania 43.400, l’Inghilterra 36.600, la Spagna 25.000. Necessitiamo di nuove fonti d’entrata, per esempio dagli stadi: la Juve ha ricavato 40 milioni di euro. C'è chi in tal senso si sta muovendo: il Sassuolo del patron Squinzi ha acquistato per 4 milioni di euro l’ex stadio del Giglio di Reggio Emilia. L’Udinese sta ristrutturando il Friuli. Il Milan, con la nuova sede Casa Milan, in due mesi ha avuto 30 mila visitatori con un ricavo di 500 mila euro. Prossimo obiettivo di Barbara Berlusconi sarà lo stadio di proprietà. Anche Roma e Fiorentina si stanno muovendo. Le sponsorizzazioni costituiscono una voce importante. Il Milan ha ottenuto il 37% dei ricavi, la Juventus il 25%, il Barça il 25%, il Real 41%, il Bayern 55%. Per avere un’idea più precisa ecco i fatturati: Real Madrid 518,9 milioni, Barça 482,6 milioni, Bayern Monaco 431,3 milioni. In Italia la Juventus ha un fatturato di 272,4 milioni, il Milan 263,5 milioni, l’Inter 168,8 milioni. I diritti tv sono cresciuti enormemente. In Italia la Serie A incassa 117 milioni, ben lontana però dalla Premier che incamera 850 milioni.
Scritto da Tiziano Crudeli il 29/07/2014

