Quando una pessima battuta può scatenare un putiferio

Carlo Tavecchio è al centro degli strali dei perbenisti e di avversari politici-sportivi che cercano di sminuirlo visto che nella corsa alla presidenza della Figc, al posto del dimissionario Abete, il cui vice per otto anni è stato l’altro candidato Demetrio Albertini, era nettamente in vantaggio. Ora alcuni sostenitori sembrano avere dei ripensamenti. Il fatto strano è che soltanto adesso molti si accorgono che non è il candidato ideale. Non si giudica una persona per una battuta infelice. Se così fosse si dovrebbero mettere al bando individui che ricoprono cariche importanti. A cominciare da ex comici diventati parlamentari che spesso usano un linguaggio da scaricatori di porto, per finire a censori che ricoprono ruoli di rappresentanza pur essendo stati inquisiti per illeciti sportivi. Oppure giornalisti che spesso si lasciano andare a pesanti giudizi a volte dai toni addirittura razzisti, eppure vengono tollerati.
Carlo Tavecchio, 71 anni, è un esponente della vecchia guardia che ha alle spalle una lunga gavetta (è presidente dei Dilettanti dal 1999) e ha l'appoggio della maggioranza delle federazioni: Lega Dilettanti (15 mila società e 700 mila partite e la diffusione dei campi sintetici) che rappresenta il 34% dei voti, Lega Pro (14%), Serie B (4%) e la maggioranza del club di Serie A (7% pari a 12 società), anche se negli ultimi giorni il sostegno non è più plebiscitario. La frase di Tavecchio è pessima e quindi va giustamente censurata, oltretutto ha commesso un clamoroso autogol che gli potrebbe alienare, proprio in prossimità del traguardo, parecchi consensi.
C’è chi lo ha accusato di razzismo ma è stato un pretesto per scatenare polemiche. Nel suo passato ci sono state vicissitudini professionali però nel suo mandato di presidente della Lnd non esistono episodi che provano una prevenzione nei confronti dei giocatori di colore. Anzi. Joseph Minala della Lazio lo difende e racconta un episodio. Minala, classe ’96, arrivato in Italia con la promessa di un provino al Milan venne abbandonato dal procuratore alla Stazione Termini di Roma, è stato accolto in una comunità (la Città dei Ragazzi) e ha avuto la possibilità, grazie a Tavecchio, di inserirsi nel circuito dei dilettanti: in poco tempo, visto che era un talento, è approdato alla Primavera della Lazio e poi in Serie A. Il provvedimento che ha consentito a 10 mila extracomunitari di essere schierati è stato assunto dalla Lega Dilettanti. Come ulteriore prova di apertura è stato fatto un gemellaggio con il Comune di Afagnan in Togo creando una cooperativa che raccoglie fondi.
Secondo Beretta, Tavecchio ha sempre lavorato per l’integrazione. Zapelloni de La Gazzetta dello Sport, scrive: «Tavecchio non è razzista, ha soltanto avuto il cattivo gusto di illustrare un concetto giusto (troppi stranieri brocchi) con un esempio che non era sbagliato. Era di più». Preziosi: «La frase di Tavecchio è grave, ma strumentalizzata non va bene. In politica, ministri e presidenti (ndr: anche di Comitati regionali della Lega Dilettanti!!) hanno fatto scivolate e sono rimasti lì». L’esperienza in periodi di crisi economica è fondamentale. I giovani dirigenti devono aver maturato un'approfondita conoscenza che si acquisisce nel tempo. E allora il rinnovamento dei quadri dirigenziali va inquadrato in un processo graduale soprattutto nel calcio, che ha problematiche più complesse delle altre. Tavecchio probabilmente non ha una grande dialettica, alcune sue affermazioni hanno suscitato perplessità, ma il suo bilancio di dirigente non è negativo. Abodi, presidente della Lega B: «Tavecchio ha gestito la Lega Dilettanti da professionista». Inadeguato o meno, comunque, il verdetto spetterà ai 278 delegati che il prossimo 11 agosto verranno chiamati a eleggere il nuovo presidente della Figc.
Scritto da Tiziano Crudeli il 09/08/2014

