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Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI PROVINCIALI GIOVANILI    

Stress, droga e alcol affliggono l'esistenza

La fragilità dell'essere umano, le sue debolezze, le ansie, le paure, le incertezze, che col trascorrere degli anni assillano l'esistenza e aumentano a dismisura. Un travaglio interno che alla lunga logora. Lo stress colpisce tutti. Anche gli ex campioni. E' capitato a Marco Van Basten che a 49 anni è arrivato al punto di dare le dimissioni da allenatore dell'AZ Alkmaar: «Il ruolo mi ha causato disagi fisici e psicologici». L'ex Cigno di Utrecht ha gettato la spugna il 28 agosto accusando palpitazioni cardiache e forti tensioni. Adesso, alleggerito dalle responsabilità, è ritornato in pista come vice allenatore. Van Basten dal 2004 al 2008 è stato ct dell'Olanda con scarsi risultati. Nel suo curriculum un'eliminazione agli ottavi del Mondiale tedesco del 2006 e ai quarti di finale degli Europei in Austria e Svizzera. Dopo questa esperienza ha stipulato un contratto quadriennale con l'Ajax, ma al termine del primo anno ha rimesso il mandato visto che aveva mancato le qualificazioni alla Champions. Nel 2012 ha allenato l'Heerenveen dove ha conseguito un ottavo e un quinto posto. La scorsa estate è approdato all'AZ Alkmaar. Marco Van Basten da calciatore ha cessato l'attività agonistica nel 1995 anche se l'ultima partita risale al 29 maggio 1993 (Marsiglia-Milan, 1-0 in finale di Coppa dei Campioni).    

Anche Arrigo Sacchi spesso non ha più sopportato il peso delle tensioni. Dopo le imprese nel Milan e il secondo posto al Mondiale con la Nazionale e dopo il ritorno al Milan quando è subentrato a cammino in corso a Tabarez, ha iniziato ad accusare il logorio di una intensità emotiva sempre più accentuata. Il 1° luglio 1998 è diventato allenatore dell'Atletico Madrid, sette mesi più tardi, il 14 febbraio 1999, ha dato le dimissioni. Il 9 gennaio 2001 assume l'incarico di tecnico del Parma ma per l'eccessiva pressione nervosa il 31 gennaio abdica. Nel 2010 la Figc gli affida la direzione e il coordinamento di tutte le squadre giovanili, nel luglio di quest'anno decide di ritirarsi. «Ho sopportato tutto per 22-23 anni. Lo stress rovina la vita e la salute, allora è doveroso fermarsi». Un male oscuro che secondo un'indagine angustia ben 12 milioni di italiani. 

Uno psicologo di fama internazionale ha dichiarato: «Al contrario di una persona normale, uno sportivo professionista concentra in una decina d'anni gioie, rabbie e tensioni che hanno notevole incidenza nel delicato periodo della maturità. Un accumulo di tensioni tremendo per un giovane che ha ancora un telaio fragile e quindi è più vulnerabile perché ha una bassa soglia di tolleranza. I successi rendono il protagonista un eroe, mentre la sconfitta porta con sé una serie di frustrazioni che lasciano il segno. Molte squadre usano lo psicologo. Nell'accezione generale nessuno descrive un campione come una piccola persona ma è sempre osannato». Il mondo dorato in cui vivono i divi dello sport contribuisce a far perdere di vista la realtà. E quando al termine della carriera scendono dal piedistallo si trovano in forte imbarazzo.

C'è chi si rifugia nella droga e nell'alcol. Ma la droga e l'alcol, una volta terminati gli effetti, portano depressione. Pedro Garcia, campione olimpico di pallanuoto con la Spagna nel '96 ha superato questi problemi di depressione e dipendenza. Le negative esperienze gli sono servite per svolgere un'attività di sostegno ai giovani con simili patologie. Un suo compagno, Jesus Rolland, non è riuscito a venir fuori dal vortice in cui era precipitato e si è suicidato. Per cercare di curare i vizi è opportuno ricorrere agli specialisti. Un altro personaggio che vive sempre ai limiti è Paul Gascoigne. Gazza è alcolizzato e nonostante i ricoveri nei centri specializzati non smette di ubriacarsi e ne combina di tutti i colori. Anche Ian Thorpe, il fenomenale nuotatore australiano, combatte da molti anni il problema dell'alcolismo e della depressione.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 23/09/2014
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