Se la disparità di giudizio è sempre più accentuata

Il battibecco tra Arrigo Sacchi e Massimiliano Allegri è la dimostrazione chiara ed evidente di come nel calcio le divergenze di opinioni siano diffuse a tutti i livelli. La ruggine tra i due risale ai tempi in cui Allegri era allenatore del Milan e Sacchi in più occasioni aveva criticato il lavoro svolto dal tecnico rossonero. Allegri, che non gradiva le considerazioni di Sacchi, si sfogò dicendo: «Quando deciderò di smettere di allenare andrò a pescare in barca piuttosto che fare le pulci ai miei colleghi». Nel post match di Champions Atletico Madrid-Juventus Sacchi e Allegri si ritrovarono di fronte e non persero l'occasione per un botta e risposta molto polemico. L'ultimo episodio risale a Juventus-Roma. La presentatrice, ricordando il diverbio del mercoledì precedente, chiede: «Vediamo se stasera avete visto la stessa partita?». Allegri: «Non credo nemmeno stasera». Sacchi: «Allora non parlo più, non c'è la voglia di ascoltare… Io sono del mestiere e sono qui a fare analisi tecniche, non ho mai attaccato la persona. Credo di meritare rispetto». Allegri replica: «Lo so che venticinque anni fa hai cambiato modo di giocare a calcio. Ma se non accetti le battute? Con gli opinionisti televisivi è difficile colloquiare perché non sanno sdrammatizzare. Se non capisci le battute non è colpa mia. Siamo diversi anche come modo di rapportarsi alla vita. Se sei permaloso non ci possono fare niente». Sacchi: «Io non ce l'ho con te e ti auguro tante vittorie quanto le mie perché sei un buon allenatore…» Allegri: «E sono anche intelligente». Sacchi, seccato, risponde: «…e anche arrogante. Non ti fa onore, vista la mia storia e la tua storia». Un teatrino destinato ad avere un seguito, ma è anche la chiara ed evidente testimonianza che gli allenatori non gradiscono i rilievi critici dei colleghi.
Luigi Garlando in suo articolo prende spunto da una battuta di Vincenzo Montella («Se eravate bravi allenatori non facevate i giornalisti») che sintetizza una convinzione assai diffusa tra gli addetti ai lavori secondo la quale i giornalisti, gli opinionisti e i folcloristici commentatori sportivi non avendo esperienze specifiche non sono in grado di entrare nel merito di circostanziate analisi tecniche e tattiche. E' quanto si evince anche durante gli accesi dibattiti televisivi nel momento in cui personaggi dai trascorsi più o meno illustri per avvalorare le loro tesi e mettere in difficoltà gli interlocutori chiedono: «Ma voi avete mai giocato a certi livelli? No? E allora non potete capire… e quindi siete poco attendibili». L'ex giocatore ha la presunzione di ritenersi più competente. La materia comunque è talmente variegata che si presta a valutazioni diverse, quindi i pareri possono essere discordanti e motivo di aspre contese dialettiche.
Gli allenatori quando vengono messi in discussione dai media non accettano le osservazioni sul loro operato, pochi ammettono le proprie colpe. Walter Mazzarri al termine di Inter Cagliari 1-4 aveva sostenuto: «Nel secondo tempo ho visto una buona Inter (!?!)». Dopo la seconda disfatta 0-3 a Firenze è convinto che siano i giudizi dei giornalisti a condizionare l'opinione pubblica. «La stampa influenza negativamente i tifosi». Forse è più realistico pensare che le 7 reti subite più delle disamine dei giornalisti siano state determinanti nel sollevare le contestazioni nei suoi confronti.
Evaristo Beccalossi, attuale Presidente del Lecco e opinionista di 7Gold mi ha detto: «Nelle mie peregrinazioni nel mondo del calcio ho incontrato tecnici che in panchina non sapevano leggere le partite e apportare alla squadra che allenavano i necessari correttivi tattici». Dunque anche chi ha avuto un passato agonistico di buon livello non è detto sia un ottimo trainer. Come dire: nessuno è perfetto.
Scritto da Tiziano Crudeli il 15/10/2014

