Pippo Inzaghi giocatore, Pippo Inzaghi allenatore

Vincenzo Montella: «Ancora oggi non riesco a spiegarmi come facesse Inzaghi a segnare tanti gol. Non aveva dribbling, non aveva tiro da fuori. Era più scarso rispetto a tanti bomber che hanno avuto metà del suo successo. Però nel suo lavoro ha messo tenacia, convinzione, rabbia. La grinta ha pagato più del talento». La risposta di Inzaghi: «Io tra squadre di club e Nazionali in 537 partite ho segnato 316 gol di cui 225 da professionista, altri no». In effetti il suo curriculum è straordinario: Campione del Mondo nel 2006 con la Nazionale, nel Milan ha segnato 126 gol e ha vinto 2 Champions League, 1 Coppa del Mondo per Club, 2 Supercoppe europee, 2 scudetti, 1 Coppa Italia e 2 Supercoppe italiane. La dote principale di Filippo Inzaghi era la capacità di prevedere in anticipo dove andava la palla e di battere sul tempo i difensori avversari. E' stato calcolato che nei primi 150 gol in Serie A (67 di destro, 49 di sinistro, 33 di testa) 140 sono su azione e soltanto 6 marcature sono state realizzate da fuori area (3 nell'Atalanta e 3 nella Juventus). Ha poi completato il suo score di 156 gol in Serie A (2 Parma, 24 Atalanta, 57 Juventus e 73 Milan) il 13 maggio 2012 contro il Novara realizzando all'82' la rete del 2-1 tra il tripudio dei tifosi rossoneri. Un innato fiuto del gol marchio di fabbrica degli attaccanti top players che magari non hanno tecnica raffinata ma segnano valanghe di gol. Carlo Ancelotti: «Ha una grande professionalità. E' scrupoloso in campo e fuori. E' estroverso, gli piace stare in gruppo. Lui è unico nel preparare e nel pensare alcune partite, certe particolari partite».
Superpippo ha dimostrato che per sfondare sono fondamentali la forza di volontà, lo spirito di sacrificio, la serietà, la determinazione e una straordinaria carica motivazionale. Ci sono stati giocatori con grandi proprietà di palleggio che si sono persi e non hanno mantenuto fede alle promesse perché fragili caratterialmente. C'è chi smessi i panni di calciatore ha provato ad allenare, pochi però sono diventati dei trainer di successo perché non si sono adattati ad una realtà diversa. Da essere gestiti a gestire un gruppo composito con molte bizzose prime donne il passo è lungo. Non tutti hanno una simile predisposizione, non tutti sanno trasmettere entusiasmo, serenità, tranquillità. Non tutti sanno creare comunità d'intenti e valorizzare la rosa a disposizione. Non tutti sopportano lo stress di una professione logorante. Non a caso Sacchi e Van Basten, in tempi diversi, hanno gettato la spugna.
Inzaghi ha iniziato la carriera di tecnico nel settore giovanile del Milan dove ha allenato gli Allievi e poi la Primavera. Prima che Berlusconi decidesse di chiamare Seedorf, Pippo aveva decisivo di accettare l'offerta del Sassuolo e subentrare a Di Francesco. Il Milan gli ha suggerito di non accettare e dopo sei mesi è diventato allenatore della prima squadra. Montella gli ha predetto un ottimo futuro: «Con le stesse doti che hanno fatto di Inzaghi un bomber di razza diventerà un grande allenatore». La filosofia di partenza di Inzaghi: «Chi non lotta non può giocare per me. Chi pretende regole deve essere il primo esempio per i giocatori. E io sarò un esempio di voglia, di applicazione e di programmazione». E' ancora troppo presto per giudicare Inzaghi allenatore, i presupposti, però, ci sono. L'inizio, comunque, è più che buono considerato che l'organico dei giocatori non era di grandissima levatura. Intanto Inzaghi si avvale di un qualificato staff: Daniele Tognaccini, primo preparatore atletico. Andrea Maldera, assistente tattico. Alfredo Magni, preparatore dei portieri. Nicola Matteucci, tattico e osservatore, Giovanni Vio, specialista delle palle inattive, Fulvio Fiorin, metodologo. Mauro Tassotti vice allenatore. Bruno Dominici, secondo preparatore atletico.
Scritto da Tiziano Crudeli il 04/11/2014

