Lo stridente contrasto con le grandi d'Europa
Pensavamo di essere vicini, invece...

Fino a poco tempo fa eravamo convinti che Juventus e Roma fossero regine del nostro campionato in grado di rivaleggiare alla pari con le big d'Europa. Poi sono arrivate deludenti prestazioni. La Juve ha pareggiato col Sassuolo, ha perso con l'Olympiacos e col Genoa, il successivo riscatto con i greci ha evidenziato pregi e difetti. Vittorio Oreggia, direttore di Tuttosport ha così commentato: «Ai campioni d'Italia manca la spietatezza del passato per aprire e chiudere una gara senza inutili patimenti, la forza per abbattere solidissime Maginot».
La Roma, che rispetto all'anno scorso ha 8 punti in meno, è stata travolta dal Bayern Monaco, sconfitta dal Napoli e battuta 2-0 in Germania nonostante la disposizione tattica difensiva per evitare un secondo umiliante rovescio. «Un'altra lezione» ha titolato un quotidiano sportivo. Nei due match col Bayern, la Roma ha subito 45 tiri di cui 18 nello specchio. I giallorossi hanno smarrito la propria identità e sicurezza (2 vittorie, 2 pareggi e 3 sconfitte nelle ultime 7). Gli addetti ai lavori si sono domandati: «La poca brillantezza e i tanti infortuni (11 giocatori ko in questa stagione…) sono dovuti alla preparazione?». Garcia ha detto: «Voglio più carattere e concentrazione. Abbiamo le gambe "molli" e soprattutto idee confuse». Dunque è anche una questione di testa. Il contrasto con le big d'Europa è stridente. In Bundesliga, Premier League e Liga si gioca con andature più elevate. Il Bayern di Guardiola, ad esempio, basa il suo gioco su una circolazione di palla prolungata e veloce per poi effettuare rapide verticalizzazioni che sfruttano a meraviglia le caratteristiche di attaccanti e centrocampisti potenti, abili tecnicamente, grintosi, determinati e tempestivi negli inserimenti. All'estero nelle sedute di allenamento c'è tanto lavoro atletico, fisico e tecnico finalizzato ad ottenere un condizione psicofisica che consenta di mantenere ritmi sostenutissimi, di aggredire e pressare gli avversari e avere una continuità di rendimento per i tutti i novanta minuti. Da noi invece la preparazione è più soft per cui ne risente la corsa, la resistenza alla fatica e i riflessi.
E' bene ricordare quanto Pellè ha detto della Premier: «Tra il nostro campionato e quello inglese c'è una differenza notevole. Mi sono dovuto adattare ad un lavoro più duro». Ciro Immobile: «La fase di addestramento al Borussia è diversa da quella che svolgevo in Italia. Tanta tecnica e fisicità negli stessi esercizi. Si cura la tattica e c'è una maggiore velocità». Anche Gianfranco Zola è sulla stessa lunghezza d'onda: «Pecchiamo di dinamismo. Gli allenamenti, soprattutto in Premier e Bundesliga, sono feroci agonisticamente. Sono indispensabili carichi e intensità. Per essere competitivi non si può prescindere dalla qualità e dalla rapidità. Le partite del calcio italiano, salvo qualche eccezione, hanno cadenze compassate». Rummenige ribadisce: «Le squadre italiane soffrono le accelerazioni. Se non vi mettete a correre farete poca strada». Così invece Conte: «Il livello del nostro calcio si è abbassato, per emergere in campo internazionale dobbiamo lavorare sempre e solo al massimo dell'intensità».
In Serie A scarseggiano i fuoriclasse. C'è però un gruppo di ragazzi promettenti. A partire da Dybala, poi in ordine sparso: Rizzo, Sportiello, Keita, Coman, Morata, Lazaar, Mandragora, Iago, Pucciarelli, Defrel, Tonelli, Leali, Alonso, Zukanovic, Cragno, Belotti, Romagnoli, Rugani, Ionita, Baselli, Perin, Sturaro. Da non trascurare Puscas, Bonazzoli e Mastour prossimi a recitare un ruolo da protagonisti. Potenziali grandi giocatori ai quali affidare il nostro prossimo futuro con la speranza che aiutino a colmare il gap con le grandi d'Europa.
Scritto da Tiziano Crudeli il 11/11/2014

