Antonio Conte, un uomo solo al comando

La Croazia ha dimostrato che il livello tecnico del calcio italiano è modesto. C’è meno qualità perché non ci sono giocatori di talento come Modric, Rakitic, Perisic, Kovacic o l’astro nascente Halilovic che, dopo aver militato nelle giovanili della Dinamo Zagabria, ora gioca nel Barcellona B. Noi allo stato attuale delle cose possiamo soltanto mettere sul piatto della bilancia il trentacinquenne Andrea Pirlo, ma dietro di lui non ci sono sostituti. Dobbiamo arrangiarci, consapevoli che ci sono rappresentative nazionali, un tempo ritenute di basso profilo, più competitive della nostra.
L’assurdo sta nel fatto che, ad esempio, la Croazia con 4 milioni di abitanti e quindi un bacino d’utenza calcistico (200mila giocatori) decisamente inferiore al nostro (1 milione e 100 mila), sforna elementi di assoluto valore poi acquistati dalle migliori squadre europee. Anche la Costa Rica, sconfitta 4-3 dopo i calci di rigore dall’Olanda nei quarti di finale del Mondiale, il Belgio che al Mondiale ha perso in semifinale 1-0 contro l’Argentina o ancora, sempre in quel contesto, l’Algeria battuta 2-1 negli ottavi dopo i tempi supplementari dalla Germania, sono riuscite ad avere un rendimento migliore dell’Italia. La stessa Albania, battuta 1-0 dall’Italia delle seconde scelte, è in grande crescita, tanto è vero che nelle qualificazioni agli europei ha sconfitto il Portogallo e la Serbia e pareggiato con la Francia. Dopo quattro giornate di qualificazione per Euro 2016 Repubblica Ceca, Islanda, Slovacchia e Polonia, Galles e Israele procedono col vento in poppa. E’ l’evoluzione della specie.
La Nazionale è tenuta a galla dalla vecchia guardia. I ricambi non mancano ma faticano a mettersi in luce. Problematico farsi largo in un contesto dove i giocatori tesserati sono 569 di cui 301 stranieri, l’età media del torneo si aggira sui 30 anni, ed è la più alta d’Europa. E’ allora intervenuta la Figc che ha bloccato le rose a 25 giocatori (over 21) di cui 4 cresciuti in Italia e 4 nel vivaio. Libero tesseramento, invece, degli Under 21. Il che, secondo l’Assocalciatori, favorirà l’acquisizione di stranieri. C’è chi in tema di giovani ha lavorato bene ma non ha ottenuto dei benefici concreti. Inter e Milan in Serie A hanno rispettivamente 22 e 18 giocatori, che militano in squadre diverse, usciti dai propri settori giovanili, ma tra i titolari sono approdati stabilmente soltanto De Sciglio e Abate. L’Inter, che ha 7 giocatori nella nazionale Under 21 di Di Biagio, ha il merito di aver fatto esordire il diciassettenne Federico Bonazzoli. Una semina proficua che non è servita a rinforzare gli organici, eppure alcuni giovani, in questo particolare momento, avrebbero fatto comodo.
Antonio Conte, un uomo solo al comando. Il commissario tecnico si è così sfogato: «Mi aspettavo una maggiore collaborazione e invece siamo soli». In effetti le società e qualche giocatore si sono lamentati per l’intensità dei ritmi di lavoro del ct. D’altronde anche Conte quando era alla Juventus, per lo stesso motivo, si lamentava di Prandelli.
In una situazione come quella attuale il ct della Nazionale ha evidenti difficoltà ad operare. Se non si dispongono giocatori di qualità nel momento in cui si affrontano squadre che hanno un tasso tecnico superiore, il rischio di fare brutte figure è alto. Intanto il ruolino di marcia della Nazionale di Conte è buono (5 vittorie e 1 pareggio) bisogna poi dargli atto che ha avuto il coraggio di inserire nell’organico ragazzi come Verratti, erede di Pirlo, Darmian, Zaza, Immobile, Soriano, Sturaro, Okaka o riciclare i vari Giaccherini, Cerci e puntare sul ventinovenne Pellè che in Inghilterra spopola, elementi utili alla causa vista la carenza di giocatori con le loro caratteristiche.
Scritto da Tiziano Crudeli il 25/11/2014

