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Ariedo Braida, 28 anni da protagonista

Il Milan ha compiuto 115 anni. Se i giocatori sono gli attori le cui gesta rimangono scolpite nella memoria dei tifosi, se gli allenatori vengono osannati per essere stati gli artefici dei successi, i dirigenti, che pure hanno avuto un ruolo determinante, godono di minore considerazione. Chi ha lavorato sottotraccia con grande profitto è Ariedo Braida. Suo mentore Adriano Galliani, che così racconta l'inizio del rapporto professionale tra il manager e la società rossonera: «Quando il 20 febbraio 1986 Silvio Berlusconi comprò il Milan gli proposi Braida come direttore generale. Berlusconi aveva in testa un altro nome, ma alla fine accettò». Braida ha ricoperto l'incarico di direttore generale dal 1986 al 2002, poi è stato nominato direttore sportivo. Come in tutte le storie c'è un inizio e una fine. Dopo 27 anni e 10 mesi il sodalizio tra dirigente e club viene sciolto e ufficializzato con un comunicato sul sito del Milan: «L'AC Milan ringrazia Ariedo Braida che oggi lascia la Società: è stato un prezioso collaboratore per un lunghissimo tempo, caratterizzato dai risultati prestigiosi che devono essere attribuiti anche alla sua importante opera». Un modo elegante per annunciare, urbi et orbi, che aveva fatto il suo tempo. Ariedo ha risposto con la signorilità che l'ha sempre contraddistinto: «Grazie al Presidente Berlusconi e al vice Galliani per questi 28 anni. Tanti auguri ai tifosi e a chi ha il Milan nell'anima». Ultimamente a SportItalia ha detto: «Io voglio ricordarmi le cose belle. Nella vita tutti possono sbagliare, anch'io ho commesso molti errori e in quei momenti mi sono sentito toccato nell'intimità, anche se il garbo in certe cose è indispensabile. Su Barbara Berlusconi non esprimo giudizi, le auguro tante cose belle».

Il giornalista de La Gazzetta dello Sport, Germano Bovolenta, ha scritto: «Braida è l'uomo del mercato e non solo. Buoni colpi, qualche bufala, grandi capolavori. Uno? Van Basten a parametro Uefa». I fatti. Il Cigno di Utrecht, in scadenza, fu acquistato versando all'Ajax 1 miliardo e 800 milioni di lire previsti dal parametro UEFA soffiandolo alla Fiorentina. Tanto per avere un'idea delle cifre che giravano allora, Ruud Gullit arrivò dal PSV per 10 miliardi. Frank Rijkaard è un pezzo pregiato della collezione di Ariedo Braida, che ricorda il curioso atto conclusivo: «Eravamo allo stadio di Lisbona, Galliani stava firmando il contratto quando sono arrivati i tifosi che, imbufaliti, hanno bloccato le uscite col proposito di impedire la cessione dell'olandese. Mi sono infilato il contratto nei pantaloni, poi abbiamo trovato una via di fuga e siamo tornati a Milano scortati dalla polizia». Adriano Galliani: «Fu Ariedo a insistere per andare a visionare Shevchenko nella Dinamo Kiev». Gli acquisti di Kakà e Thiago Silva sono andati in porto grazie a lui. Curiosa la paternità dell'acquisizione di Kakà. Gaetano Paolillo, agente del brasiliano, in un'intervista dice testualmente: «Qualcuno ha sostenuto che i meriti di Kakà al Milan spettano a Leonardo, in realtà quando io gli parlai di Kakà lui mi rispose che il Milan aveva già in organico Rivaldo e Rui Costa. Braida tenne i contatti con Bosco Leite, poi al momento giusto definimmo l'intesa con Galliani e Leonardo entrò in gioco soltanto al momento delle firme». Nessuno è immune da errori di valutazione. Neppure Ariedo Braida. I passi falsi? L'acquisto di Dugarry preferito a Zidane, di Reiziger, Bogarde, Kluivert, Vieira ceduto affrettatamente all'Arsenal, Mattioni e Grimi. Comunque il suo bilancio è positivo: ha vinto 8 scudetti, 5 Champions League, 5 Supercoppe Europee, 2 Intercontinentali, 1 Coppa del Mondo per club, 1 Coppa Italia. Al di là delle frasi di circostanza Ariedo Braida, per il prezioso contributo, merita un doveroso plauso e tanta riconoscenza. Anche da chi “ha il Milan nell'anima”.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 07/01/2015
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