Izzo, Donsah, Quaison: storie di calcio e umanità
Se la vita toglie, lo sport può dare

A volte sembra che nella vita ci sia una sorta di legge di compensazione. Quello che ti è stato tolto, ti viene in qualche modo restituito. Nei momenti difficili, però, bisogna lottare. Carattere e determinazione sono essenziali per superare i momenti bui. Ci sono alcune storie che possono essere un insegnamento utile. Per tutti.
Armando Izzo, nato a Scampia (Napoli) nel 1992, è un difensore del Genoa che, proprio contro l'Inter, si è messo in luce segnando il suo primo gol in Serie A. Dopo il gol, la corsa verso il centrocampo con gli occhi pieni di lacrime e lo sguardo rivolto a cielo: era una dedica al papà scomparso quando aveva 10 anni e Armando giocava nell'Arci Scampia. Ma quel gol e quella gioia immensa erano anche per la mamma, la moglie, la figlia e il procuratore, che considera un secondo padre. Armando a 12 anni dall'Arci Scampia va al Napoli. Siccome era il primogenito di quattro figli, doveva accudire i fratelli e cercare un lavoro che gli consentisse di aiutare economicamente la famiglia, così abbandonò per un certo periodo il calcio. Ricomincia qualche tempo dopo sempre nel Napoli negli Allievi e nella Berretti con la quale, nella stagione 2010-11, diventa campione d'Italia. Come premio viene convocato per il ritiro della prima squadra. Si presenta al raduno ma confessa di non avere i soldi per comprare le scarpe. Mazzarri, allora allenatore del Napoli, con un gesto molto apprezzabile gliele regalò pagandole di tasca sua. A 18 anni Izzo diventa papà, il capitano Cannavaro organizza una colletta per aiutarlo. Armando deve crescere in fretta. Va in prestito alla Triestina in Serie C, ma è ad Avellino che trova la sua giusta dimensione. Il Napoli non lo riscatta e lo perde alla buste per 40 mila euro. Il Genoa, invece, scuce 300 mila euro e se lo aggiudica.
Godfred Donsah, classe 1996, nato ad Accra, nel Ghana. Il padre, Twaku, è arrivato in Italia da clandestino su un gommone che lo ha portato da Tripoli a Lampedusa. Si trasferisce in cerca di lavoro prima a Foggia, poi in Campania e finalmente trova lavoro fisso in un'azienda del comasco che coltiva i pomodori. Il figlio Godfred fa un provino al Como e al Palermo, ma siccome era senza permesso di soggiorno, viene rispedito in patria. Con i documenti in regola torna in Italia, fortemente voluto a Verona da Sean Sogliano. Dal Verona al Cagliari in cambio di un buon gruzzolo (due milioni e mezzo), Zeman lo plasma facendolo diventare un giocatore forte fisicamente e ben dotato tecnicamente. Zola lo rilancia contro il Cesena, lui ripaga la fiducia con una partita super e un gol. In città padre e figlio si spostano con una Panda guidata dal padre, che ora gli fa da autista. E' anche una storia familiare a lieto fine: Godfred con l'ingaggio di dodicimila euro al mese contribuisce al mantenimento di tutta la famiglia.
Robin Quamina Quaison è stato tra i protagonisti di Fiorentina-Palermo con una doppietta in 9 minuti. Quaison, 21 anni, nato a Stoccolma ma di sangue misto, ghanese per suo padre Alvin, svedese da parte della madre Lina, costato al Palermo 1,2 milioni di euro dall'Aik Solna e portato in Italia dall'ex ds Franco Ceravolo. Per le innate capacità euclidee e l'abilità nel confezionare assist viene definito lo Xavi di Scandinavia. Robin ha sofferto non poco l'ambientamento, per facilitare il suo inserimento gli è stato affiancato come tutor calcistico Enzo Maresca. Robin ha un passato difficile: è cresciuto ad Akalla, uno dei quartieri più malfamati di Stoccolma, è uscito dal ghetto grazie al calcio, ma non rinnega le sue origini. Quando con la sua squadra segnò un gran gol lo festeggiò mostrando una maglia con le foto di 4 amici morti e il nome del suo quartiere.
Scritto da Tiziano Crudeli il 20/01/2015

