Milan, bilancio negativo: ma la rosa non si butta

Dopo l'inizio del girone di ritorno, facciamo un bilancio del Milan di Pippo Inzaghi. I rossoneri hanno concluso la prima parte del campionato con un punto nelle ultime quattro partite, di cui due disputate a San Siro. Le critiche sono giustificate. Sostenere però che l'attuale rosa del Milan non sia competitiva ai massimi livelli ci può stare, ma a mio avviso ritenere che i rossoneri non abbiano qualità è sbagliato. Diego Lopez, El Shaarawy, Cerci, Pazzini, De Jong, Mexes, Menez, Bonaventura: giocatori che magari stanno attraversando un periodo di scarsa forma, ma in condizioni psicofisiche normali e utilizzati nei ruoli a loro più congeniali non sono di basso livello, almeno per quanto concerne la Serie A.
I giudizi di alcuni opinionisti sono severi. Zvonimir Boban: «La rosa del Milan non è straordinaria ma non è peggio di Samp, Empoli o Torino. La partita col Torino e il primo tempo contro l'Atalanta sono stati inguardabili. Giocatori che non partecipano al gioco corale o che non sono inseriti in meccanismi collaudati, non ci sono sincronismi. Può anche mancare il gioco ma non il gruppo e il senso di appartenenza». Carlo Ancelotti: «Si può fare buon calcio sviluppando delle idee anche quando non hai campioni in squadra. Empoli, Sampdoria e Sassuolo dimostrano che si può fare». Mario Sconcerti analizza così: «Inzaghi è scrupoloso, ma manca di leadership. Gestisce una confusione di lusso. Forse non è un comandante, di sicuro non lo è ancora». Anche Philippe Mexes in una recente intervista ha fatto pubblica auto critica: «Dobbiamo essere più squadra».
Le parti in causa devono assumersi le proprie colpe. E' quindi evidente che anche Pippo Inzaghi ha delle responsabilità. Ventuno formazioni differenti in altrettante gare ufficiali sono la riprova che, al di là degli infortuni o delle squalifiche, le idee del tecnico non sono chiare o non sono state ancora recepite. Gli alti e bassi di rendimento: 18 gol nelle prime 9 giornate, attacco più forte del campionato e terzo posto in classifica con 16 punti; le reti segnate nelle successive 11 partite sono state 10 per un totale complessivo di 28 gol, settimo attacco della Serie A e nono posto in classifica con 26 punti a 8 dalla zona Champions. Il Milan con le big del campionato, eccetto l'1-0 con la Juventus e la sconfitta di sabato con la Lazio, ha sempre pareggiato o vinto. Ha perso in casa con Palermo, Sassuolo, Atalanta e pareggiato in trasferta con Cesena, Cagliari, Empoli, Torino dove sul piano del “non gioco” ha toccato il fondo e vinto col Parma pur avendo subito 4 gol. Il Sassuolo, l'Atalanta e lo stesso Torino non hanno un tasso tecnico superiore al Milan eppure hanno dimostrato un'organizzazione superiore.
La squadra di Inzaghi, tutta grinta e determinazione contro il Napoli, la Roma e il Real Madrid, sembrava avviata a un salto di qualità. Poi il “Nuovo Milan paradiso” (titolo de La Gazzetta dello Sport dopo il 2-0 rifilato al Napoli) è scomparso, i rossoneri sono ritornati a essere prevedibili. Non avendo in cabina di regia giocatori di grande inventiva e non riuscendo a compensare tali lacune con l'intensità, l'aggressività, il pressing e la rapidità d'esecuzione, le azioni dei rossoneri si snodano per vie orizzontali, con lanci lunghi improduttivi, non c'è movimento senza palla e mancano gli inserimenti in zona gol dei centrocampisti. Il Milan, nel tentativo di compensare lo scarso numero di realizzazioni (3 gol nelle ultime 5 partite di campionato) spesso si allunga e si sbilancia lasciando incustodite zone del campo dove si fiondano i rivali di turno che, complici le numerose disattenzioni commesse nella fase difensiva, vanno a bersaglio in tutte le maniere (8 gol subiti su palle inattive, 3 autoreti, 11 in area di rigore, 3 da fuori area).
Scritto da Tiziano Crudeli il 27/01/2015

