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I dissesti finanziari dei club italiani

Specchio della deprimente situazione economica del calcio sono i fallimenti delle società italiane. Le ultime: Siena, Padova e Viareggio. Navigano in cattive acque Lecce, Brescia, Varese, Barletta, Savoia, Reggina, Venezia, Novara e Monza. Mantova e Pro Patria sono state penalizzate per irregolarità nei pagamenti. Il paradosso è il Parma che Ghirardi, ex presidente che ha ceduto per un solo euro prima a Doca, poi a Taci, a Kodra e quindi a Giampietro Manenti amministratore delegato della Mapi Group che si è accollato l'onere del passivo di bilancio: 96,5 milioni di euro. Per ora giocatori e dipendenti (120 circa) non percepiscono stipendi. Si ipotizza la bancarotta fraudolenta.

Nell'estate 2001 il tribunale di Firenze avviò una procedura di fallimento a carico della Fiorentina che stava attraversando una grave crisi di bilancio nonostante la cessione di pezzi da novanta del calibro di Batistuta, Rui Costa e Toldo. Nel 2001-2002 i Viola si classificarono penultimi e retrocedettero in Serie B. La Fiorentina a causa dei mancati pagamenti degli stipendi ai giocatori e impossibilitata a onorare gli impegni necessari per partecipare al campionato cadetto fu dichiarata fallita. Leonardo Domenici, sindaco di Firenze, l'1 agosto 2002 fondò la Fiorentina 1926 Florentia che partì dalla Serie C2. Acquistata da Diego Della Valle e rinominata Florentia Viola, vinse il campionato e in seguito al caso Catania fu promossa in Serie B per meriti sportivi e per bacino d'utenza. Il 15 maggio 2003 Della Valle acquistò il marchio della vecchia Fiorentina. Il 19 maggio la società tornò ad assumere l'antica denominazione ACF Fiorentina. Approfittando dell'allargamento a 20 squadre del massimo campionato, dopo il playoff contro il Perugia, la Fiorentina ritornò in A.

Stagione 2003-2004 il Napoli evitò per un soffio la retrocessione in C. Per insolvenze, però, venne dichiarato fallito il 30 luglio 2004. L'operazione rilancio spetta ad Aurelio De Laurentiis che dopo averlo rilevato a costo zero grazie a Lodo Petrucci, lo iscrisse alla Serie C1 con Marino ds e Ventura allenatore. Bisogna però attendere tre anni per rivederlo sul palcoscenico più prestigioso.

A causa di una pesante situazione debitoria (50 milioni) il Torino di Cimminelli il 10 agosto 2005 viene dichiarato fallito nonostante alcuni mesi prima avesse conquistato la promozione in A. Come conseguenza dell'avvenuto fallimento i granata furono costretti a ripartire dalla B. Il Torino risalì la china grazie all'intervento di Urbano Cairo che, sollecitato dal sindaco Chiamparino, acquistò il club che era stato rifondato da un gruppo di tifosi col nome di Società Sportiva Campo Torino. Al termine della stagione ottenne la promozione. Per tre anni è riuscito a rimanere in sella poi nel 2009 è retrocesso. Nel 2011-12 il Toro è tornato in A. E quest'anno è assurto a protagonista anche a livello internazionale. Il Bologna tocca il fondo il 19 giugno 1993 quando in 24 mesi retrocede dalla A alla C1. La società felsinea affossata da 35 milioni di debiti stava per scomparire. Giuseppe Gazzoni Frascara corse in aiuto e fondò il Bologna Fc 1909 iscrivendolo alla C1. Dopo due stagioni approdò in B e poi in seguito ritornò in A. Il 10 marzo 2014 il Bari con la squadra in Serie B il tribunale dichiara il fallimento. Fallimento però pilotato per salvare il titolo sportivo. Il Piacenza fallisce il 22 marzo 2012 retrocesso in Prima Divisione dopo lunghi trascorsi in A e in B. Dopo essere precipitato in Seconda Divisione non si iscrive più al campionato professionistico. A Piacenza oggi ci sono due squadre: la Pro Piacenza in Lega Pro e il Piacenza in D. Il Perugia sparisce dal grande calcio per ricomparire in C1 e poi fallire nel 2010 precipitando in D senza mai aver subito l'onta della retrocessione sul campo.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 10/03/2015
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