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Da dirigente bancario ad allenatore in Serie A

La favola di Maurizio Sarri

Il personaggio più conosciuto a Vaggio, frazione di Pian di Sco nel comune di Reggello in provincia di Firenze, un borgo con 768 abitanti, è Maurizio Sarri, nato a Napoli il 10 gennaio 1959 ma cresciuto da quelli parti. Sarri studiava Economia e Commercio, poi Statistica, e lavorava al Monte dei Paschi di Siena. In banca ha fatto carriera: in direzione centrale e all'estero (Londra, Germania, Svizzera, e Lussemburgo). Nel tempo libero giocava a pallone nelle categorie dilettanti, ma era più portato ad allenare. Dopo otto ore nell'istituto di credito staccava la spina, toglieva giacca e cravatta, metteva la tuta, addentava un panino e si trasferiva sui campi di periferia per istruire squadre di modesta caratura. Per conciliare la sua passione, è diventato consulente finanziario. Le prime tappe da trainer negli anni novanta: Stia, Fallese e Tegoleto. Nel 2000, a 41 anni, e una famiglia sulle spalle decide di fare della sua passione per lo sport un lavoro, per cui tanti saluti ad uno stipendio sicuro, ottiene dalla banca l'aspettativa e accetta di allenare a tempo pieno la Sansovino. In tre stagioni conquista due promozioni (campionato nazionali Dilettanti e nel 2003 la C2, vince anche la Coppa Italia Serie D). Non avendo un passato da calciatore non può essere tesserato come allenatore professionista. Le vittorie conseguite gli permettono di ottenere una deroga per allenare in C2. Il passo successivo è alla Sangiovannese con la quale, piazzandosi seconda in campionato, conquista la Serie C1.

Nel 2005 lascia l'impiego in banca e va al Pescara in Serie B dove ottiene una salvezza insperata. L'anno seguente sostituisce all'Arezzo Antonio Conte, esonerato alla nona giornata, e in Coppa Italia con i toscani raggiunge i quarti di finale disputando un gran match col Milan, che alcuni mesi dopo conquisterà la Champions League, riuscendo addirittura a vincere 1-0 l'incontro di ritorno sfiorando i supplementari. L'Arezzo di Sarri è stato l'unica squadra di B a ottenere due clamorosi 2-2 in trasferta a Torino con la Juventus e a Napoli. Nel 2007 con l'Avellino, dopo la sconfitta interna contro l'Ascoli, presenta le dimissioni. L'Hellas Verona in Lega Pro sottoscrive con lui un contratto triennale. Un feeling che dura poco per promesse di mercato non mantenute. Va al Perugia in Prima Divisione, seguono le esperienze al Grosseto e all'Alessandria. I piemontesi si classificano al terzo posto e nei playoff per la Serie B perdono complice un clamoroso errore arbitrale. Nel 2011-12 è al Sorrento che lo esonera con la squadra terza in classifica. Il 25 giugno 2012 firma per l'Empoli. E' quarto al termine del campionato, nei playoff vince col Novara ma viene sconfitto dal Livorno. Nel 2013-14 viene promosso in Serie A.

La sua filosofia non cambia, il gioco è sempre spettacolare. L'approccio e la preparazione della partita è curata nei dettagli: dal possesso di palla, al non possesso, alla transizione, alle palle inattive, alle rimesse laterali, ai calci di punizione, ai corner. Il commento del match col Sassuolo: «L'Empoli conferma la perfezione del giocattolo di Sarri. Pochi nomi di grido, tante idee, pochi soldi e un'efficace programmazione». Ha valorizzato diversi giocatori (10 tra italiani e stranieri sono nazionali). Il capofila è Mirko Valdifiori acquistato dal Legnano e ora nell'Italia di Conte, il trequartista Saponara ritornato dal Milan è riesploso segnando gol e confezionando assist, poi Rugani, Barba, Pucciarelli, Verdi. L'Empoli in A contro le big (o presunte tali…): 2-2 e 1-1 col Milan a San Siro (Inzaghi nel dopo partita: «Non potevamo pretendere di giocare meglio dell'Empoli»), 2-1 con la Lazio, 2-2 a Napoli, 1-1 a Firenze, 0-0 con l'Inter, 1-1 a Roma. Uno score niente male per una società che non ha speso un euro nel mercato e per un allenatore esordiente.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 31/03/2015
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