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Riccardo Saponara, buon sangue non mente

Davvero al Milan non serviva un giocatore del genere?

Mi diceva mio padre: «Noi romagnoli siamo una razza contadina. Siamo persone semplici, solari, genuine, cordiali, istintive, passionali, amiamo lo stare insieme, gli scontri dialettici dai toni forti». Questo modo di essere mi è proprio ciononostante mi sono integrato perfettamente in una realtà milanese che ha un dna meno vulcanico. Nella vita e nello sport il carattere è una componente importante. Per arrivare al top in qualsiasi ambito sono poi basilari lo spirito d’adattamento, la serietà, l’amore, la passione e la professionalità. Arrigo Sacchi sostiene: «Io prima del giocatore ho sempre cercato uomini veri. Il calcio si gioca con la testa e non con i piedi. L’autostima e l’aspetto psicologico completano l’opera».

Riccardo Saponara, trequartista dell’Empoli nato a Forlì il 21 dicembre 1991, è un romagnolo sanguigno. Nel nostro difficile campionato si sta segnalando tra i migliori prospetti. Riccardo è un bravo ragazzo, affabile, con una tempra che gli ha consentito di reagire agli infortuni che hanno frenato la sua escalation. Nel calcio c’è molta concorrenza e ci vuole pazienza, tenacia, personalità: per uscire dall’anonimato occorrono umiltà, buona sorte e requisiti tecnici. Il talentuoso Saponara ha sicuramente i prodromi dell’ottimo calciatore.

Dopo essere stato acquistato dal Milan nel 2014 è ritornato in Toscana il 16 gennaio 2015 e in questo breve lasso di tempo ha segnato 5 gol e confezionato 4 assist. Per emergere sono indispensabili tecnica, forza, velocità, dribbling, senza dimenticare che è altrettanto basilare rendersi utile nella fase difensiva. Riccardo nei 6 mesi trascorsi al Milan non ha avuto fortuna e la debita considerazione. Solo qualche breve apparizione in prima squadra come d’altronde Niang, che invece nel Genoa ha realizzato 4 reti e 2 assist. Storie che si ripetono: è capitato anche a Darmian e, per restare all’Empoli, a Maccarone e Verdi che per dimostrare le loro qualità si sono dovuti trasferire in lidi lontani dal Milan. Visto l’attuale scarso rendimento di molti titolari forse era il caso di tenere in maggiore considerazione i giovani dai piedi buoni. Magari utilizzandoli in ruoli a loro più congeniali per ottimizzare le innate capacità ed evitare di snaturarli.

Empoli-Napoli 4-2. Nella pagella di Saponara, stilata da un noto quotidiano sportivo, si legge: «Al Milan c’era così tanta qualità da non trovare uno così? Ammazza il Napoli, pesca corridoi misteriosi e gira alla Parola (leggendario centromediano della Juventus rimasto nella storia del calcio per le sue rovesciate spettacolari) il 3-0». In effetti contro i partenopei Saponara ha sciorinato una variegata gamma di dribbling che hanno messo in difficoltà i difensori del Napoli, e lanci millimetrici con i quali scovava corridoi impensabili all’occhio umano. Come dire quando la genialità permette di tirare fuori dal cilindro giocate da fuoriclasse. Col tasso tecnico del Milan sempre più in ribasso un giocatore dai piedi buoni, in grado di rifornire gli attaccanti e di andare a rete partendo dalla trequarti, avrebbe fatto comodo.

Saponara è cresciuto nelle giovanili della Sammartinese e dello Sporting Forlì. Nel 2007 viene ceduto al Ravenna in Serie B che inizialmente lo inserisce nella formazione Primavera. Il 24 gennaio 2009 passa in comproprietà all’Empoli per 750 mila euro. Nel 2010 i toscani lo acquistano dal Ravenna versando altri 500 mila euro. Il 21 gennaio 2013 il Milan rileva il 50% del suo cartellino per 3,8 milioni e lo lascia all’Empoli fino al termine del campionato. Il 20 giugno 2014 i rossoneri riscattano la seconda metà, il 16 gennaio 2015 lo rispediscono a Empoli in prestito con diritto di riscatto in caso di salvezza fissato a 4 milioni di euro. Se verrà esercitato il Milan perderà un potenziale pezzo da novanta.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 15/05/2015
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