Pregi e difetti di Ancelotti, la storia di Carletto allenatore
Dalla Reggiana al Real Madrid

Carlo Ancelotti allenatore. Dal ’92 al ’95 è stato assistente di Arrigo Sacchi in Nazionale. Nel ’95 è allenatore della Reggiana che l’anno dopo porta in Serie A, poi a Parma conquista l’accesso alla Coppa Uefa, quindi Juventus, Milan, Chelsea, Paris Saint-Germain e Real Madrid.
Carlo, 56 anni, è nato a Reggiolo e da giovane è stato costretto dal padre a conciliare il calcio con lo studio: una volta diplomato perito elettrotecnico, ha potuto dedicarsi completamente al calcio. La scaramanzia è sua compagna di viaggio. A tal proposito ci sono diversi aneddoti: dal cappellino, cadeau dei tifosi del Parma, al rosario ripreso dalle telecamere quando era al Milan. Prima di una partita importante una sua amica, maga di Reggio Emilia, gli porta una teglia di lasagne. Il giorno dopo il Milan stravince. La maga viene messa a libro paga e alla vigilia dei match la sua presenza e le sue lasagne diventano un’abitudine.
Nessuno è perfetto. Alcune scelte tecniche di Ancelotti allenatore sono state discutibili. Una in particolare, quando a Parma rifiutò l’acquisto di Roberto Baggio da lui ritenuto un orpello poco adatto alla squadra. L’escalation continua con l’approdo alla Juventus, ma a Torino non trova una grande accoglienza: il rapporto con una parte della tifoseria bianconera è conflittuale e molto probabilmente ha influito sulla decisione di non confermarlo nonostante i due secondi posti in campionato. Nel 2001 gli viene dato il benservito.
La rivincita arriva il 28 maggio 2003 a Manchester nella finale di Champions: il Milan batte la Juve e si laurea Campione d’Europa. Ancelotti conquista il suo primo trofeo. Il 31 maggio a San Siro vince la Coppa Italia e il 29 agosto a Montecarlo la Supercoppa Europea (1-0 al Porto di Mourinho). Ancelotti al Milan dal 18 novembre 2001 al 2009 ha vinto 8 trofei: 3 nel 2003, 2 nel 2004, 3 nel 2007 così suddivisi: 2 Champions, 1 Scudetto, 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa italiana, 1 Mondiale per club, 2 Supercoppe europee.
Terminato il ciclo rossonero, non senza numerosi rilievi critici di Silvio Berlusconi che però oggi lo avrebbe rivoluto (ma Carlo ha declinato l’offerta per ragioni di salute), Ancelotti emigra a Londra nel Chelsea. In Inghilterra Carlo instaura subito un buon feeling con la stampa. Le sue battute fanno breccia e il severo aplomb degli inglesi lascia il posto a sorrisi e attestati di simpatia.
Nel tradizionale rito di iniziazione dei Blues si canta una canzone con la squadra, Carlo sceglie “La società dei magnaccioni” e strappa subito applausi. A Londra incontra pure la donna della sua vita: Marianna, operatrice finanziaria di origini canadesi, madre di una ragazza di 15 anni, che diventa la sua compagna e poi la sua seconda moglie.
Il feeling con Abramovich dura due stagioni durante le quali il Chelsea conquista 4 trofei, però manca la Champions. Carlo si trasferisce al Psg. Parigi, bella e romantica, ha un presidente della squadra di calcio ricco che ha costruito un team con molte star, ma gestire tanti galli in un pollaio non è semplice: con Ancelotti però nessuno fa le bizze. Anche lì vince.
La tappa successiva è Madrid, dove in tre anni conquista 4 trofei, decima Champions compresa, ma quest’anno arriva secondo in Liga e viene eliminato dalla Juventus nella semifinale di Champions. Il presidente Florentino Perez lo licenzia. Decisione ancor più discutibile se si considera che nella stagione andata in archivio il Real ha segnato 162 gol in 58 partite e che nel 2014 ha vinto quattro titoli come non era mai accaduto nella storia del Real Madrid. E soprattutto, al contrario dei suoi predecessori (Capello, Mourinho…), Ancelotti ha il gradimento della squadra, compatta come non mai nel sostenerlo. Chissà se il sostituto, Rafa Benitez (il suo Napoli in 2 stagioni ha subito 126 gol), farà meglio.
Scritto da Tiziano Crudeli il 10/06/2015

