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Antonio e le cassanate, una storia interminabile

Da Bari Vecchia fino all'Inter

Antonio Cassano, classe 1982, è nato a Bari Vecchia e per sua stessa ammissione se non avesse fatto il calciatore sarebbe diventato un delinquente. D’altronde le sue origini sono in un quartiere dove gli spari, le sirene della polizia, le ambulanze erano una costante. Il suo più caro amico viene ucciso a 18 anni. Cassano confessa: «Ero povero ma non ho mai lavorato. A scuola avevo 2 in tutte materie. Tra elementari e medie sono stato bocciato sei volte. La seconda media l’ho presa a 16 anni. La terza alla scuola serale, in pratica me l’hanno regalata. Col risultato che quasi non parlo un italiano corretto, ma in qualche modo mi faccio capire magari ricorrendo ad un linguaggio molto colorito. Ero poco incline alla disciplina ma molto legato alla mia famiglia. Pur essendo un ribelle ero astemio e odiavo qualsiasi droga. I miei vizi: il cibo e le donne». Fantantonio nel suo libro racconta: «A 17 anni anni non avevo la patente e mi avevano sequestrato tre auto e due moto». Antonio ama la velocità, a Roma rischia la vita in un incidente: guidava a 250 all’ora ed era al volante con due cellulari (con uno messaggiava e con l’altro parlava), ad un bivio va a schiantarsi contro un ostacolo: macchina distrutta, lui esce illeso. Antonio avverte il cugino Nicola che si fionda sul luogo dell’incidente, chiama il carro attrezzi, cancella ogni traccia e si accolla le responsabilità.
Alla Roma è subito protagonista. E’ la vigilia di Roma-Perugia. Antonio stufo di giocare poco telefona al team manager Tempestilli. «Domani non vengo, mi sono rotto le palle di fare panchina a questi quattro coglioni!». La società lo multa. Udinese-Roma, Cassano insulta l’arbitro Pieri: cartellino rosso. Finale di Coppa Italia. Match di ritorno a Milano: la Roma passa condurre 2-0. Il Milan segna l’1-2 subito dopo, Laursen commette fallo non sanzionato da Rosetti. Cassano lo manda a quel paese più volte. Rosetti lo espelle, Cassano gli spinge il fischietto in bocca e gli fa le corna. Rientra negli spogliatoi e distrugge tutto. Prandelli prende il posto di Capello. Prima amichevole di Cassano dopo un lungo periodo di riposo forzato. Il mister lo schiera a sinistra, siccome fa caldo si sposta a destra perché c’era più ombra. Prandelli, al termine del primo tempo, gli dice dopo dieci minuti lo avrebbe sostituito. Cassano risponde: «No! Mi hai detto che facevo tutta la partita!». Si toglie la maglia e la getta: «Allora giocaci tu!”. Rudi Voeller, sostituto di Prandelli gli annuncia che contro la Dynamo Kiev in Champions sarebbe andato in panchina. Cassano: «Vacci tu in panchina amico Fritz». Poi aggiunge il solito vaffa, gli tira in faccia la maglia e viene messo fuori rosa. Nel gennaio 2006 la Roma lo cede al Real Madrid per 5 milioni. L’ingaggio è stellare (8 milioni) ma con Ronaldo, Beckham, Carlos, Zidane, Raul lega più fuori dal campo che dentro. Ronaldo lo chiama “gordito”, Antonio risponde: «Ciccione». Per la stampa spagnola Cassano è “el gordo” (il grasso). A fine stagione rimedia 2 gol e numerose litigate: «Io stimavo Capello ma l’avrò mandato "affanculo” una ventina di volte». La goccia che fece traboccare il vaso a Tarragona: Capello lo fa scaldare per tutto il secondo tempo senza farlo giocare: «Sei un uomo di m… sei più falso dei soldi del Monopoli, sei finto, venduto, senza vergogna!». Nella Sampdoria la musica non cambia. Contro il Torino, Cassano, reduce da un lungo infortunio, segna un gol da fuoriclasse e confeziona un assist al bacio per un compagno. «Dopo il gol mi becco un giallo per la bandierina spaccata. A tre minuti dal termine l’arbitro Pierpaoli mi espelle per un fallo inesistente. Mi tolgo la maglia e gliela lancio in faccia. Mi fermo a bordo campo, appena dentro al tunnel, con la ferma intenzione di aggredirlo. Mi portano via di peso perché in quei momenti ero fuori di testa». L’esperienza al Milan non offre grandi spunti. All’Inter sbarca con una dichiarazione d’amore eterno: «Sopra il cielo c’è l’Inter». Poi c’è l’atto finale: Andrea Stramaccioni arbitra la partitella. Tra il mister e Cassano scoppia una lite con spintoni e mani addosso. Intervengono i compagni e i tecnici per evitare un match di pugilato. Multa di 40 mila euro e fuori rosa per un periodo limitato. Il grande amore calcistico è terminato in fretta. Cassano si trasferisce a Parma ma anche in Emilia non trova rose e fiori. La storia continua.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 15/06/2015
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