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La storia di Mino Raiola

Quando Zlatan Ibrahimovic decise di cambiare agente chiese un consiglio ad un amico che gli rispose: «C’è un tizio ma è una sorta di… mafioso». Ibra: «Mafioso mi suona bene, organizza un incontro». Ovviamente non si trattava di un mafioso. Mino Raiola era già il nume tutelare di Maxwell, grande amico di Ibra. Raiola aveva cercato di mettersi in contatto con Zlatan sia pure, come al solito, attraverso intermediari. Raiola è un convinto assertore che «Se approcci di persona, ti metti in posizione di svantaggio». L’approccio indiretto con Ibra non era andato a buon fine per il semplice fatto che Zlatan aveva risposto: «Se ha qualcosa da propormi, si faccia vivo lui. Altrimenti non mi interessa». Mino, venuto a conoscenza dell’atteggiamento spocchioso, aveva replicato: «Digli di andare a fare in culo». Una risposta che non aveva indispettito Ibra perché come lui ammette nel suo libro: «Ho subito avuto la sensazione che avessimo in comune un passato dove nessuno ci aveva regalato niente. Ognuno di noi due era arrivato dove era arrivato solo per meriti propri». L’incontro è in un lussuoso ristorante di Amsterdam. Ibra appena lo vede si chiede: «Dovrebbe essere un agente quella specie di gnomo ciccione con una pancia enorme che si presenta in jeans e t-shirt?». Poi si siedono a tavola. I convenevoli vengono messi al bando: «Vuoi diventare il miglior del mondo? E allora dovrai fare come dico io. Dovrai cominciare ad allenarti tre volte più duramente. Tu non sei il migliore. Tu non sei niente. Le tue statistiche fanno schifo. Riflettici e fammi sapere». Dopo i saluti i due si separano. Ibra rimane impressionato dalla grinta del suo interlocutore. Una volta seduto in macchina Ibra non ha più remore: «E’ la persona che fa per me». Era il 2003. Da quel giorno inizia l’escalation tecnica ed economica di Zlatan.

Carmine (Mino) Raiola è nato a Nocera Inferiore e quando aveva un anno la sua famiglia si era trasferita in Olanda e aveva aperto un ristorante pizzeria ad Haarlem dove Mino faceva le pulizie, lavava i piatti e all’occorrenza faceva il cameriere fino a diventare il responsabile amministrativo dell’azienda di famiglia. Mino, pur lavorando, ha conseguito la maturità classica e per due anni ha frequentato l’università iscrivendosi alla facoltà di giurisprudenza. Acquista e poi rivende un ristorante ed entra nel consiglio degli imprenditori di Haarlem. Dopo essere diventato agente FIFA abbandona le attività imprenditoriali per dedicarsi al calcio. Nel 1987 diventa responsabile del settore giovanile e quindi direttore tecnico.

Dopo un accordo col sindacato dei calciatori assume l’incarico di rappresentante all’estero dei calciatori olandesi. Inizia la carriera di procuratore nel 1992 portando Bryan Roy al Foggia. Assurge alla notorietà nel 1993 quando cura la cessione di Bergkamp e Jonk dall’Ajax all’Inter. Nel 2001 si attiva per la risoluzione della trattativa di Nedved alla Juventus. Fonda due società di intermediazione: una ad Amsterdam e l’altra con sede a Montecarlo e uffici di rappresentanza in Brasile, Paesi Bassi e Repubblica Ceca.

In tempi successivi a lui si devono i trasferimenti di Ibrahimovic, Robinho, Mark Van Bommel, Emanuelson, Didac Vilà al Milan; Balotelli al Manchester City. Quando Ibra è andato al Barcellona, Raiola ha firmato una clausola con la società blaugrana grazie alla quale ha percepito 1,2 milioni di euro all’anno fino al 2014.

La sua parcella? 10% circa sul prezzo pagato per il cartellino più una percentuale sull’ingaggio del 4%. Si calcola che tra Robinho, Ibra e Balotelli abbia guadagnato in una sola estate 10 milioni di euro. Nella sua scuderia ci sono anche Lukaku, Matuidi, Mkhitaryan. Raiola parla sette lingue: italiano, inglese, tedesco, spagnolo, francese, portoghese e olandese.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 01/07/2015
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