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Quando viene calpestato il diritto all'informazione

Milan, Inter e le conferenze stampa

Per ottenere le esclusive, i network televisivi hanno sborsato parecchio denaro e le testate minori sono state relegate in secondo piano con inevitabili ripercussioni sugli ascolti e sulla vendita dei giornali. Lo strapotere dei media è arrivato al punto di imporre alle società di negare alle piccole emittenti le interviste ai giocatori. In pratica queste ed altre restrizioni non consentono di esercitare il diritto di cronaca garantito dall’articolo 1 della Costituzione Italiana che recita: «La sovranità appartiene al popolo. Ed è proprio l’attribuzione di sovranità a connotare ulteriormente la funzione della cronaca».
Il fondamento del diritto di cronaca è nell’articolo 21 che sancisce il diritto di ognuno a manifestare il proprio punto di vista. Ogni organo di informazione o persona deve poter accedere alle informazioni, magari concedendogli la possibilità di interpellare i protagonisti per documentare la notizia ed esercitare in autonomia libertà di opinioni. Il diritto di cronaca comporta la raccolta di notizie e la loro diffusione allo scopo di rendere edotta la collettività con la narrazione di fatti senza distinzioni di casta sempre che la Costituzione garantisca espressione della libertà di pensiero insostituibile strumento di divulgazione al servizio della gente. Impedirlo vuol dire andare in aperto contrasto con le norme vigenti.
Mediaset e Sky si sono assicurati i diritti della Champions e del campionato. Addirittura si contendono le conferenze stampa, ultimo baluardo della libertà d’informazione gratuita, che sono state vendute in esclusiva col risultato che gli altri media non possono riprendere le immagini. Soltanto Premium Sport ha mandato in onda integralmente i filmati delle presentazioni di Sinisa Mihajlovic e di Roberto Mancini. A Sky e alle emittenti minori è stata concessa la possibilità di trasmettere due soli minuti purché entro le 48 ore successive, dopo di che le immagini non possono essere più utilizzate. Gli inviati, salvo qualche eccezione, non sono stati autorizzati dal Milan ad intervenire nei dibattiti. Però Silvio Berlusconi, maestro di modi e maniere e grande comunicatore, al termine della conferenza stampa di presentazione del nuovo tecnico rossonero, svoltasi a Casa Milan, si è fermato con i giornalisti e ha risposto personalmente a quesiti sportivi e anche politici.
Il diritto di cronaca è espressione della libertà di giudizio, insostituibile strumento di informazione e come tale va riconosciuto a chi narra fatti o esprime un pensiero utilizzando un mezzo tecnicamente idoneo ad informare una cerchia di persone. Quindi non solo il giornalista, ma anche chi scrive sul giornalino della scuola, su un volantino poi distribuito al pubblico, chi interviene in un forum o tiene un blog. Persino chi scrive sui muri della città può invocare il diritto di cronaca, a condizione che siano rispettati gli altri requisiti (interesse pubblico e continenza formale). Le norme deontologiche disciplinano la professione giornalistica e sono state studiate per applicare il “diritto dei cittadini all’informazione” e il “diritto-dovere di cronaca senza fare distinzione tra mezzi di comunicazione”.
La giurisprudenza il 18 ottobre 1984 ha scritto il decalogo del giornalista. I giudici che a partire da quella storica sentenza hanno affrontato problematiche relative al diritto di cronaca, hanno stabilito che il diritto di cronaca si configura correttamente solo quando concorrono tre requisiti: a) la verità dei fatti (oggettiva e putativa); b) l’interesse del pubblico alla notizia; c) la continenza formale ossia la corretta e civile esposizione dei fatti. Le regole e i requisiti dovrebbero essere rispettati anche se spesso il dio denaro ha l’assoluto potere di modificarli.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 22/07/2015
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