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Mauro Tassotti, storia di un rossonero

Non più allenatore in seconda, ma osservatore Milan

Dal 3 luglio Mauro Tassotti non è più allenatore in seconda ma Osservatore Milan con il compito di seguire da vicino i ragazzi rossoneri in prestito durante le partite e negli allenamenti per stabilire se saranno in grado di entrare a far parte del futuro organico rossonero. L’intendimento è cercare di evitare grossolani errori di valutazione tipo quello di Matteo Darmian che, abbandonato per una manciata di denari, in altri lidi è assurto a calciatore di livello internazionale. Tassotti nel commentare il nuovo incarico ha detto: «Non è stata una mia scelta. Avrei preferito continuare ad allenare». Mauro Tassotti è nato a Roma il 19 gennaio 1960 nella borgata di San Basilio. Cresce nelle giovanili della Lazio. Il suo esordio in Serie A: 5 novembre 1978 in Ascoli-Lazio 0-0. Dal 1978 al 1980 gioca 41 partite tra i titolari. Nel 1980, con il Milan in Serie B, viene acquistato dalla società rossonera. Debutta il 24 agosto 1980 Milan-Catania 1-0. Col Milan disputa 584 partite e segna 10 gol (8 in campionato 1 in Coppa Italia, 1 in Coppa dei Campioni), vince 17 titoli nazionali e internazionali. A 32 anni è tra i protagonisti della Nazionale italiana vice campione del Mondo nei mondiali americani del 1994. Le presenze in Nazionale sono 7.

A Milano Mauro conosce Antonella Peraboni, una ragazza milanese che nel maggio 1986 diventa sua moglie. Nel 1988, l’anno del suo primo scudetto, nasce il figlio Niccolò. Nel 1990 la figlia Lucrezia. La moglie di Tassotti, afflitta da un male incurabile, a soli 32 anni muore. Mauro decide di rimanere per sempre a Milano per stare vicino ai figli. “Tasso” rifiuta le proposte di allenare squadre di Serie A (il Chievo e la Lazio). Nel 1996 consegue l’abilitazione di allenatore di 3ª categoria e quella di 2ª categoria nel ’98. Nel giugno del 1997, a 37 anni, smette di giocare. L’ultima apparizione ufficiale: 1 giugno 1997 a San Siro contro il Cagliari nell’inedito ruolo di centrocampista centrale. Un paio di mesi dopo allena la Primavera e nel 1999 e 2001 vince due Tornei di Viareggio. Il 14 marzo 2001 subentra a Zaccheroni fino al termine della stagione in coppia con Cesare Maldini ed è in panchina anche nel 6-0 rifilato all’Inter. Dal 5 novembre è vice di Carlo Ancelotti per otto campionati. Stesso incarico con Leonardo, Allegri, Seedorf, Inzaghi. Prima dell’arrivo dell’olandese il 15 gennaio guida il Milan negli ottavi di Coppa Italia contro lo Spezia vincendo per 3-1. Con Seedorf il rapporto non è idilliaco. Clarence gli vietava di alzarsi dalla panchina durante le partite. Tassotti ha detto: «Sono stato molto vicino a lasciare il Milan. Io ho cercato di comportarmi con lui nel modo migliore, ma per essere collaborativo devi sentirti a tuo agio. In quel periodo non stavo bene in panchina né a Milanello». Mauro Tassotti è sempre stato un vice di ottimo livello, però non ha mai ricevuto la proposta di allenare la prima squadra rossonera. Ha anche respinto l’offerta di Allegri che lo voleva alla Juventus.

Nils Liedholm è stato suo grande maestro. Per migliorare il bagaglio tecnico del grintoso e arcigno difensore romano trapiantato a Milano lo obbligava a palleggiare per ore contro il muro. La consacrazione arriva nel gioco a zona di Sacchi e con Fabio Capello. Mauro è diventato un eccellente giocatore tanto da meritare il soprannome di “Djalma bianco” emulo di un artista della pelota del grande Brasile di Pelè: il fuoriclasse destrorso Djalma Santos. Tra gli scontri molto aspri da menzionare la gomitata a Luis Enrique contro la Spagna che gli è costata otto turni di squalifica, e un intervento in gioco pericoloso su Oriali con diversi punti di sutura per l’interista. Storico lo scontro in allenamento con Van Basten. Un’entrata dura di Mauro ha fatto infuriare il Cigno di Utrecht che a brutto muso lo aveva affrontato in campo e negli spogliatoi. Costacurta e Maldini si sono attivati per ricompattare i rapporti. Una lite durata un paio d’ore, poi tra i due litiganti è tornato il sereno sancito con un abbraccio riconciliatore. Il suo bilancio personale in rossonero: 17 anni da giocatore e 17 da allenatore. Un legame molto forte e duraturo.

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 07/09/2015
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