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Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI PROVINCIALI GIOVANILI    

Allenatori e giovani: tecnica e volontà, istruttori e opinioni

 

Nei settori giovanili non tutti gli istruttori hanno una predisposizione per questo delicato incarico. Non basta avere alle spalle trascorsi agonistici di livello per essere considerati degli ottimi tecnici. L’analisi di Italo Galbiati che in materia è un’eminenza grigia: «All’estero le società che hanno dei bravi allenatori del settore giovanile stipulano contratti di cinque anni mettendoli in condizione di lavorare in tranquillità. Da noi le retribuzioni degli allenatori del settore giovanile sono modeste e per molti non è una scelta professionale definitiva bensì una tappa di passaggio in quanto aspirano a guidare in tempi brevi una squadra professionistica. I risultati positivi da raggiungere con ogni mezzo sono un biglietto da visita importante per arrivare alla meta agognata. Per migliorare il livello tecnico, fondamentale base del sistema calcistico, occorrono istruttori specializzati. Con i giovani è indispensabile prestare attenzione alla tecnica piuttosto che alla tattica, soprattutto all’inizio del percorso didattico. Oggi i bambini sono molto precoci. Anche nel calcio. Sotto la guida dell’allenatore sono indispensabili allenamenti personalizzati. Già a 5-6 anni si intravvede chi è più portato. A 10 anni finisce il primo ciclo. A 13-14 anni arriva il primo salto di qualità dei ragazzi più dotati. Il bambino apprende in fretta se l’insegnante è all’altezza. Le doti naturali si evidenziano quasi subito, la coordinazione sulla palla spesso è innata e quindi i più dotati la trovano con facilità. L’evoluzione è legata alle proprietà di palleggio e alla visione di gioco. Con il trascorrere degli anni il fisico ha una sua incidenza così come la tenuta atletica soprattutto per quanto concerne certi ruoli. Il portiere di bassa statura non esiste, neppure i difensori di ridotte dimensioni. Nella struttura di un ragazzo ci vuole un mix psicofisico. La testa è importante. E’ lei che ti fa muovere i piedi, la coordinazione e il movimento». Galbiati racconta un episodio curioso che non è attinente col tema dibattuto ma è sintomatico delle difficoltà cui vanno incontro anche gli allenatori più affermati: «Sacchi un giorno mi disse: vai da Van Basten e digli di muoversi negli ultimi 20 metri». La seccata risposta: «Decido io. Non ho bisogno di suggerimenti». Con qualche imbarazzo riferii a Sacchi e lui replicò: «Ah, va bene!». Con i fuoriclasse è il caso scendere a compromessi e concedere una certa libertà d’azione. E’ importante allargare la cerchia dei giovani da tenere sotto osservazione. L’Udinese ha presentato l’Academy che coinvolgerà più di 100 società in Italia. Le società satellite sono bacino d’utenza molto formativo. L’Inter ha dirottato alle società collegate diversi ragazzi non ancora pronti per entrare a far parte degli organici delle loro squadre. I nerazzurri stanno monitorando il territorio ad ampio raggio e addirittura proprio ultimamente hanno tesserato tre ragazzi del Cimiano, che avevano pure frequentato per un certo periodo il settore giovanile milanista ma non erano stati ritenuti idonei. Al contrario l’altro club milanese ha reputato che questi ragazzi siano elementi interessanti e meritevoli di essere seguiti. Opinioni e valutazioni contrapposte. Chi avrà ragione? Massimo Brambati, dopo aver visionato di persona le partite dei team dei giovanissimi rossoneri è convinto che il vivaio rossonero sia il migliore proprio perché secondo lui esprimono un gioco di altissima qualità con una circolazione di palla efficace. Brambati ha poi precisato: «Ci sono allenatori che non hanno nomi altisonanti ma sono molto abili e in grado di dare alle loro squadre una manovra corale spettacolare». Nella formazione di un giovane ci sono altri aspetti fondamentali: il carattere, la determinazione, lo spirito di sacrificio, la forza di volontà. Mi riferisce la mamma di Luca Dallera, il Romario del Giambellino che recentemente Sprint e Sport al termine di una partita gli ha tributato elogi e onori: «Sei mesi dopo i medici hanno diagnosticato a mio figlio un tumore maligno al cervello. Dopo un’operazione e un anno di radioterapie e chemio il mio campione è tornato ad allenarsi». Dai Luca, siamo tutti con te!

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  Scritto da Tiziano Crudeli il 13/09/2015
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