Tecnici, società, giocatori: responsabilità da dividere

Quando dopo sostanziosi investimenti la squadra di un club dalle grandi tradizioni precipita nelle zone di rincalzo del campionato è evidente che l’allenatore, la società e i giocatori abbiano commesso errori.
L’allenatore. Arrigo Sacchi scrive: «Non è il fenomeno a creare la squadra ma è il gioco costruito e pensato dall’allenatore che esalta e aiuta il talento in campo. Entusiasmo e professionalità sono fattori altrettanto importanti. L’autorevolezza del mister è una componente essenziale. E’ l’allenatore che deve saper trasmettere forti motivazioni, migliorare il giocatore, lui deve muovere la squadra in campo. Lui deve correggere gli errori in allenamento. Tutto quello che non si corregge diventa un limite in partita. Nel calcio i tempi e i ritmi sono fondamentali. Ai giocatori bisogna far capire il modo di giocare, il pressing continuo, la velocità d’esecuzione, il movimento della squadra anche senza palla in modo da coprire gli spazi impedendo agli avversari di giocare, bisogna avere undici giocatori sempre in posizione attiva. Ci si deve muovere tutti in blocco in armonia, sinergia. Il movimento sincronizzato e l’amalgama sono alla base del gioco, un movimento come un rullo compressore in fase di non possesso palla per poi allargarsi in fase di possesso. Un calcio collettivo dove ci si alterna con tutti i giocatori in spazi ristretti con l’obiettivo di creare superiorità numerica nei pressi del pallone. Così quando si entra in possesso della palla si possono avere più soluzioni per sviluppare la manovra». Sempre Arrigo sostiene: «Il pressing richiede una squadra compatta ben organizzata con automatismi che valorizzano l’organico, tempi di attacco e marcature a scalare». E’ indispensabile una rosa funzionale al tipo di gioco che si vuole impostare. A proposito dell’incidenza del trainer, Maurizio Sarri, con dovuti correttivi tattici è riuscito a rendere competitivo il Napoli e ora le critiche hanno lasciato il posto agli elogi. Grandi meriti a Gianni De Biasi, 59 anni, ct dell’Albania qualificata all’Europeo 2016, che così spiega la storica impresa: «Cerco sempre l’empatia con i miei giocatori per tirane fuori il massimo: voglio il loro coinvolgimento, non solo una risposta tecnica». Le motivazioni e gli stimoli a volte fanno miracoli. Una domanda: quanto c’è di Conte nell’Italia che approda agli Europei? Molto. L’eliminazione dell’Olanda, che ha giocatori di valore, dagli Europei è clamorosa. Con una guida tecnica più capace ed esperta non sarebbe successo.
La società. Il gioco di una squadra si costruisce con le scelte della società seguendo un progetto preciso. In caso contrario crolla tutto. Intanto occorre allestire una rete di osservatori in grado di segnalare in maniera dettagliata le caratteristiche dei giocatori che si vogliono ingaggiare. Qualsiasi operazione deve essere avallata dal presidente, sentito il parere dell’allenatore e dei suoi collaboratori. I ricchi investimenti non sono garanzia di risultati immediati soprattutto quando il rendimento dei presunti big non è pari alle attese. Prima di emettere severi giudizi e pesanti critiche, indirizzate a chi si occupa di calciomercato, è opportuna un’analisi a tutto tondo.
Giocatori protagonisti di grandi stagioni acquistatati a peso d’oro che inseriti in una realtà diversa hanno deluso. Lo scarso rendimento può essere causato da un mancato approccio mentale, da un difficile ambientamento, da esagerate valutazioni o dall’utilizzazione in ruoli poco congeniali. Poi dirottati in prestito ad altri club dimostrano per intero le loro qualità (vedi Cuadrado e Salah). Spesso non è una questione fisica ma psicologica. Ci sono squadre precipitate nei quartieri bassi della Serie A eppure hanno 15 (la Juventus) e 12 (il Milan) convocati nelle varie rappresentative. Alcuni giocatori impiegati in Nazionale nelle qualificazioni agli Europei caricati a mille hanno disputato ottime partite uscendo dalla mediocrità in cui erano sprofondati in campionato. Un esempio: De Sciglio, rigenerato in nove giorni, nei voti delle pagelle degli inviati è passato dal 4 contro il Napoli al 6,5 nel match dell’Italia contro la Norvegia.
Scritto da Tiziano Crudeli il 20/10/2015

