Genitori violenti: a lezione da Donsah

Nella finale della Junior Cup tra Torino-Juventus, derby della categoria Pulcini 2005, abbiamo assistito allo spettacolo indegno nel parcheggio con urla, spintoni, parolacce, capelli tirati, borsate e insulti razzisti, rissa e calci tra genitori, due dei quali finiti in ospedale. E’ stato definito “il derby della vergogna”, specchio della sottocultura di alcuni adulti che finiscono per rovinare l’immagine del calcio giovanile e sono un pessimo esempio per i loro figli. Chi assume tali comportamenti dimostra di non tenere in considerazione i valori dello sport. Chissà se certi genitori possono trarre qualche insegnamento da storie di varia umanità con protagonisti giovani che per realizzarsi nel calcio e nella vita sono passati attraverso numerose vicissitudini senza l’aiuto di nessun parente.
Una di queste storie ha per protagonista Godfred Donsah, nato in Ghana nel 1996 in una famiglia molto povera. A 7 anni smette di studiare. Le sorelle lavoravano nelle piantagioni di cacao e pretendevano che lui facesse la stessa cosa ma appena poteva spariva per giocare a pallone. Il padre era migrato da clandestino in Italia nel 2007. La prima tappa in Italia di Godfred è a Palermo nel 2011 a 15 anni. Siccome aveva soltanto il visto di entrata per un anno e mezzo si allena con le giovanili dei rosanero senza disputare partite ufficiali. Adattarsi alla nuova realtà non è stato semplice. Non avendo un contratto non percepiva denaro e allora in molti facevano una colletta per dargli una mano. Difficile anche abituarsi a giocare con le scarpe, lui che giocava a piedi scalzi perché non aveva soldi per comprarle. Il direttore sportivo Sean Sogliano incomincia a prenderlo in considerazione. Poi il ragazzo si trasferisce a Como e si allena con i lariani, ma è costretto a tornare in patria perché sprovvisto del permesso di soggiorno. Sean Sogliano, diventato direttore dell’Hellas Verona, lo riporta in Italia nel 2013. Gioca nella squadra Primavera. Disputa la sua prima partita con i documenti in regola sconfiggendo i coetanei del Milan per 1-0. Incomincia a guadagnare un modesto stipendio. L’esordio in Serie A: il 19 aprile 2014 nel match vinto dagli scaligeri 1-0 contro l’Atalanta. Godfred deve molto a Sean Sogliano che non solo lo ha voluto a Verona, ma gli impone anche di studiare arrivando perfino a multarlo (200 euro trattenuti dal mensile) quando scopre che ha marinato la scuola. Il 17 luglio viene acquistato dal Cagliari per 2 milioni. Donsah firma un contratto fino al 2018 a 150mila euro a stagione. I compensi gli consentono di mantenere la famiglia e suo padre, che nel frattempo è tornato ad Accra. Il 25 agosto 2015 è ufficializzato il trasferimento al Bologna a titolo temporaneo fino al 30 giugno 2016 con successivo obbligo di riscatto. Il suo contratto è prolungato fino al 2020. Viene convocato dal Ghana Under 20 per il mondiale in Nuova Zelanda. Conclude il mondiale agli ottavi giocando tutte le partite da titolare. Godfred è un centrocampista che abbina forza fisica a buona tecnica. Il ragazzo, 19 anni, ha tutto per imporsi. Ha imparato a soffrire, lottare e affrontare sacrifici di ogni tipo con grande forza di volontà. “E’ un self made boy“.
Sovente i problemi psicologici sono retaggio di travagliate esperienze di vita vissuta. Per farsi largo in qualsiasi settore occorre avere determinazione. Nelle competizioni sportive il presupposto principale per emergere è il carattere. I genitori iperprotettivi e assillanti sono controproducenti soprattutto nell’età evolutiva dei loro figli. Viziare e illudere i diletti pargoli è sbagliato. Ecco perché in diverse circostanze è il caso di educare gli adulti spesso obnubilati dal tifo per i propri figli. Ci sono club importanti che in collaborazione con l’Università Cattolica hanno istituito al loro interno una equipe psicopedagogica con lo scopo di sostenere il difficile compito educativo dei genitori. Incontri promossi tre volte all’anno con i genitori di tutte le squadre per informare il percorso educativo più adatto alla crescita dei giovani. I temi trattati: bullismo, gestione dei ragazzi fuori dal campo, l’uso del virtuale, e l’integrazione dei ragazzi.
Scritto da Tiziano Crudeli il 30/11/2015

