Lo scomodo fardello di essere figli d'arte
Non sempre è facile emulare i padri...

I figli d’arte incontrano diverse difficoltà a ripetere le gesta del padre, che sono uno scomodo fardello. E’ un po’ quello che capita anche in casa Ganz. Il papà Maurizio ha disseminato di gol (198) la sua carriera vincendo due scudetti (uno all’Inter, 68 presenze e 26 gol, e l’altro al Milan, 40 partite e 9 gol in campionato e 11 partite e 2 gol in Coppa Italia). Il figlio Simoneandrea, classe ’93, ha mosso i primi passi nella Masseroni Marchese, poi nel 2008 entra nelle giovanili del Milan. L'1 novembre 2011, in sostituzione di Robinho, esordisce in prima squadra nel match di Champions contro il Bate Borisov. Sempre nel 2011 colleziona 5 presenze e 1 gol nell’Under 19. Nel settore giovanile del Milan rimane tre anni e realizza 38 reti in 57 partite. Poi brevi apparizioni al Lumezzane e al Barletta. Nel 2014 è al Como in Lega Pro dove i suoi 11 gol, di cui 4 nei playoff, consentono ai lariani di salire in Serie B. Un infortunio lo ha obbligato a rimanere ai nastri di partenza per due mesi. Simoneandrea non si è arreso, e una volta tornato è salito agli onori della cronaca per le sue capacità realizzative. «Se avessi le capacità di arrivare primo su ogni pallone come faceva mio padre, qualche gol in più lo avrei fatto». Il ragazzo ha buone doti: dal padre ha ereditato forza di volontà, determinazione e voglia di lottare. Ha tecnica, fiuto del gol e opportunismo sottoporta. E’ una punta molto mobile che spazia lungo tutto l’arco dell’attacco, fasce comprese, è abile nel gioco aereo e calcia di destro e di sinistro. Deve acquisire maggiore continuità, corsa, e ancora più forza. Simoneandrea, lasciato libero dal Milan, a giugno si svincolerà dal Como. E la Juve è sulle sue tracce.
Ganz è uno dei tanti giovani che sono transitati nel settore giovanile del Milan: alcuni sono diventati elementi di spicco, come Aubameyang (19 gol in 20 partite di Bundesliga). Di El Shaarawy se ne sono dette di tutti i colori, lui come risposta al suo esordio alla Roma ha realizzato una spettacolare rete di tacco. Tra le promesse rossonere avevamo segnalato Petagna, che da giugno sarà dell’Atalanta. C’è però un particolare, segno dei tempi: Andrea è stato ceduto, ma il Milan si riserva per 3 anni il diritto di riscatto e di controriscatto e se Petagna verrà ceduto percepirà il 30% del valore del cartellino. Stessa formula usata per Saponara. Così con qualche milioncino in entrata almeno si compensano certi errori…
Figli d’arte rossoneri sono anche Gianmarco Zigoni, in prestito alla Spal, il cui padre Gianfranco ha vinto uno scudetto con la Juventus. Così come Gianmario Comi, in prestito al Livorno: suo padre Antonio, un tempo una colonna del Torino, è dg proprio del Toro. Il papà di Ignazio Abate, Beniamino, è stato un buon portiere. Anche Luca Antonelli ha un padre che un tempo era un attaccante del Milan. Il figlio dell’allenatore del Sassuolo Di Francesco, Federico, si cimenta nel Lanciano. La Roma aveva Gabriele Marchegiani, figlio dell’ex portiere della Lazio Luca e ora opinionista di Sky. I più famosi figli d’arte all’estero sono Luca Zidane, che cerca di emulare papà Zinedine nel Real Madrid. Kasper Schmeichel, figlio del famosissimo Peter, sta vivendo un momento sportivo esaltante nel Leicester primo in classifica. Diego Pablo Simeone, trainer dell’Atletico Madrid, segue le imprese di Giovanni che prima nel River, dove ha vinto una Libertadores, e ora in prestito al Banfield è un discreto goleador. In Francia nel Psg c’è l’erede di Giorgione Weah che stravede per il figlio quindicenne Timothy. Protagonisti di queste storie sono i genitori che hanno un passato calcistico di primo piano, difficile per molti figli esserne all’altezza. Non tutti arrivano alla meta. Diversi si perdono nell’anonimato. Ogni tanto c’è qualche storia curiosa. Protagonista Rivaldo che a 43 anni, prima di appendere le scarpe al chiodo, è riuscito a giocare nel Mogi Mirim, seconda divisione del campionato brasiliano di cui è presidente, una partita con il figlio Rivaldo Jr. Un evento reso memorabile dal fatto che tutti e due hanno segnato. I festeggiamenti del dopo match hanno coinvolto parenti e amici. Una favola con un lieto fine.
Scritto da redazione_piemonte il 10/02/2016

