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Campionati e Risultati: NAZIONALI REGIONALI PROVINCIALI GIOVANILI    

Trent'anni senza Gaetano Scirea, icona di stile ed eleganza

 

Trent'anni fa ci lasciava Gaetano Scirea (nella foto di juventus.com), uno dei più grandi calciatori non solo italiani di tutti i tempi, tra i massimi interpreti del ruolo di libero moderno, erede di Beckembauer e precursore di Franco Baresi. Icona di stile e correttezza, l'eleganza applicata al gioco del calcio. Tecnica, senso del piazzamento e visione tattica innati lo collocano nell'Olimpo del football. Sempre al posto giusto nel momento giusto, tempista tanto nelle chiusure difensive quanto nell'impostazione del gioco e negli sganciamenti offensivi (grazie anche ai suoi inizi da mezz'ala), ha sempre saputo farsi valere ed apprezzare in campo e fuori più con l'esempio che con l'agonismo (mai stato espulso) o le parole.

La sua straordinaria galleria di successi (tutto quello che c'era da vincere a livello di club con la Juventus e il Mondiale con la Nazionale) sono stati quasi la naturale conseguenza della grandezza del calciatore e dell'uomo. Un vero e proprio idolo ed esempio da seguire per noi ragazzini che cominciavamo a cimentarci col calcio a cavallo degli Anni '80. Personalmente ebbi la ventura di vederlo da vicino in una circostanza a di conoscerlo qualche anno dopo e quei due episodi, significativi di tempi e di un calcio distanti anni luce da quelli attuali, mi rimarranno sempre nell'animo.

Primavera 1980, con gli altri vincitori chieresi delle gare di atletica dei Giochi delle Gioventù partecipiamo alla fase provinciale in programma niente meno che allo stadio Comunale torinese. Già il calcare la pista e poter calpestare il prato dove tutte le domeniche si esibivano i nostri “eroi” calcistici era stata un'esperienza indimenticabile, ma la sorpresa più grande arrivò quando uscendo dall'impianto per andare a riprendere il pullman che ci avrebbe riportato a casa vedemmo Tardelli attraversare in tutta tranquillità via Filadelfia per entrare al Combi, sede degli allenamenti della Juventus. Istintivo il corrergli dietro e l'intrufolarsi sulle gradinate del campo, dove assieme alla schiera dei “soliti” pensionati dediti ai commenti più svariati, assistemmo a bocca aperta ad una partita di calcio-tennis in cui Scirea era protagonista assieme a Bettega, Zoff ed agli altri compagni bianconeri orchestrati da mister Trapattoni, dispensando tocchi di classe da far strabuzzare gli occhi a noi grezzi quanto imberbi difensori di una squadra giovanile di provincia.

Due anni dopo, estate 1982. Gli azzurri di Bearzot si erano appena laureati campioni del mondo nella fantastica serata di Madrid. Come ogni anno trascorrevo le vacanze a Ceriale, in Liguria, passando le giornate tra spiaggia e carrugi assieme ad una scanzonata compagnia di amici tutti residenti nello stesso condominio. Una mattina Dario arriva trafelato mostrando una manciata di cartoline: era il bottino di autografi richiesti per sé e per gli amici a Gaetano Scirea, incontrato casualmente la sera prima in un ristorante dove si era recato a cena assieme ai suoi genitori.

Il colpo al cuore arrivò però qualche ora dopo. Dalla spiaggia libera che frequentavamo notammo uno strano via vai negli attigui Bagni Martini: il nostro campione era lì e Ceriale era il luogo scelto per le sue vacanze! Troppo forte la tentazione di seguirne gli spostamenti, fino a chiedergli, con estrema sfacciataggine, se avessimo potuto fare due bracciate assieme lui una volta vistolo entrare in acqua per fare il bagno. Con nostra grande sorpresa acconsentì volentieri e quella nuotata rimase indimenticabile. Purtroppo la permanenza di Scirea a Ceriale durò pochi giorni. Assediato quotidianamente da tifosi festanti che, seppur con una discrezione che oggi sarebbe sconosciuta, gli chiedevano autografi e aneddoti sulla trionfale esperienza spagnola (era anche arrivato a rintanarsi in cabina per poter leggere leggere i giornali), decise assieme alla moglie Mariella ed al piccolo Riccardo di proseguire le vacanze a Morsasco, paese sui colli alessandrini di cui è originaria la consorte e dove oggi riposa, per ritrovare un po' di tranquillità ma anche, e soprattutto, per non arrecare scompiglio con la sua presenza agli altri villeggianti presenti nella località turistica ligure.

Basterebbe questo episodio, ricordato col sorriso assieme alla signora Mariella qualche anno fa a Chieri durante la presentazione del primo “Memorial Rosato”, per definire la statura morale di un personaggio grande come uomo prima ancora che come atleta, e un'epoca ormai svanita in cui i calciatori erano persone “normali” e avvicinabili da tutti che avevano la fortuna di praticare lo sport più popolare come lavoro e non “extraterrestri” quasi slegati dalla realtà quotidiana come appaiono oggi.

 

 

 

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  Scritto da Luca Ceste il 03/09/2019
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