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Belloli prova a resistere, ma il consiglio lo manda a casa

Decaduto. Sfiduciato. All'unanimità. Felice Belloli non è più il Presidente della Lega Nazionale Dilettanti: l'ufficialità è di giovedì 21 maggio alle 17:25, dopo il voto del Consiglio (nessun contrario) che mette quindi la parola fine sul governo dell'ex numero uno del Comitato Regionale Lombardia dopo solamente 193 giorni. Tutti concordi nel mettere alla porta Belloli, dopo che lui stesso aveva rimesso il mandato nelle mani dello stesso Consiglio qualche ora prima della decisione definitiva. Alle 15:43 dello stesso giorno, infatti, Belloli annuncia che non ha intenzione di dimettersi dopo il polverone scatenato dall'ormai celeberrimo «Basta, non si può sempre parlare di dare soldi a queste quattro lesbiche!» (con riferimento al Calcio Femminile), e lascia l'albergo di Fiumicino da un'uscita secondaria per evitare di dover rilasciare dichiarazioni ai giornalisti presenti. La Lega Nazionale Dilettanti, evitato quindi il commissariamento minacciato da Carlo Tavecchio, passa - per il momento - nelle mani del vice presidente vicario Antonio Cosentino, che avrà 90 giorni di tempo per organizzare le nuove elezioni. Il successore? Troppo presto per dirlo: i primi nomi che hanno iniziato a circolare sono stati quelli di Rosella Sensi e Carolina Morace, ma fra tre mesi lo scenario potrebbe (e dovrebbe) essere completamente diverso.

14 maggio, inizio della fine

La "bomba" esplode una settimana prima dell'esautorazione di Belloli. E' giovedì 14 maggio quando il sito web soccerlife.it pubblica il verbale della riunione del 5 marzo scorso, nella quale si legge la frase sessista che ha poi fatto il giro d'Europa e del mondo. Dal giorno successivo le prime reazioni: di Belloli, che alla trasmissione radiofonica "La Zanzara" di Roberto Cruciani nega di aver pronunciato quella frase («Questo è un golpe, non mi dimetto e aspetto tutti gli accertamenti possibili»), di Tavecchio («Frase odiosa e inaccettabile: se avesse detto quelle parole, sarebbe un fatto grave»), del presidente del CONI Giovanni Malagò («Non ho capito se le ha fatte o no quelle dichiarazioni, bisogna fare subito chiarezza») e del premier Matteo Renzi.

Mentre il Calcio Femminile si mobilita (Brescia e Tavagnacco minacciano di non giocare la finale di Coppa, le partite di campionato cominciano con 15 minuti di ritardo, si registrano gli interventi di Patrizia Panico, Josefa Idem, Melania Gabbiadini), arrivano anche le prime conferme. Sonia Pessotto, consigliera del Dipartimento Calcio Femminile, era presente a quella riunione: «Quella frase l'ho sentita e sono rimasta scioccata, non ho avuto modo di reagire. Mi sono sentita denigrata come donna e calciatrice». Così come Patrizia Cottini, segretaria del Dipartimento che ha redatto in prima persona il verbale incriminato: «Nel verbale di una riunione di un Consiglio è riportato tutto quanto viene detto. Quando verbalizzo, io faccio il notaio e scrivo. Quella frase? Se è scritta, è stata pronunciata».

A questo punto entra in scena un'altra figura, quella di Antonio Cosentino, vice presidente con delega al Calcio Femminile: dov'era nel momento in cui Belloli pronunciava la frase incriminata? Come ha risposto? «Ero in bagno», si è giustificato inizialmente l'ex numero uno del Comitato Regionale Calabria, prima di essere smentito dai testimoni - e dallo stesso verbale della riunione - che affermano esattamente il contrario. Qualcosa non quadra…

20 maggio, consiglio rinviato

Mercoledì 20 maggio sarebbe dovuto essere il giorno della verità, con la discussione del caso nel Consiglio Direttivo della LND, ma Belloli riesce a rimandare tutto di 24 ore. Intanto si pronuncia ancora Tavecchio: «Aspettiamo le necessarie decisioni o saremo costretti a intervenire attraverso i provvedimenti previsti dalle norme per tutelare la Federcalcio e la stessa Lega Dilettanti».

Nel pieno della "bagarre politica", come se non bastasse, il sito web soccerlife.it rincara la dose. A carico di Felice Belloli, infatti, ci sarebbero due esposti per molestie sul lavoro presentati alla Procura Federale da una dipendente e da una collaboratrice della Federazione (procedimento numero 779). «Sono stato ascoltato per le presunte, non più presunte ormai, molestie subite da chi ha avuto il coraggio di denunciare e anche da chi il coraggio non l'ha avuto. Ho confermato e raccontato delle sue squallide battute di sesso e di quante volte abbia offerto a tante il suo uccello Pasquale» racconta una persona interrogata dalla Procura.

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  Scritto da redazione_piemonte il 25/05/2015
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